Questo mondo non mi renderà cattivo, recensione: Grazie Zero

Arriva il 9 giugno su Netflix Questo mondo non mi renderà cattivo, la nuova serie di Zerocalcare. Il fumettista romano cerca di bissare il successo di Strappare lungo i bordi ma quello che ci attende è un prodotto molto differente dove a emergere è la maturità e la consapevolezza di un autore pronto che ci aiuta a comprendere che le contraddizioni fanno parte della vita.
Questo mondo non mi renderà cattivo, recensione: grazie, Zero

Nella nostra recensione di Strappare lungo i bordi, la prima serie di Zerocalcare, sottolineavamo di come si trattasse della più bella sorpresa di quell’anno. Una ventata d’aria fresca in un 2021 così complicato per svariate ragioni che sicuramente non occorre ricordare qua. Appena iniziata Questo mondo non mi renderà cattivo la nuova serie di Zerocalcare, prodotta da Movimenti Production in collaborazione con BAO Publishing e Netflix, arrivata sulla piattaforma streaming il 9 giugno e di cui abbiamo potuto vedere i primi 4 episodi (di 6) in anteprima, ci siamo subito resi conto che non si tratta più di una sorpresa.

Banalmente perché non lo può più essere. Zerocalcare è tra gli autori più importanti e riconoscibili di questo paese, un fenomeno culturale trasversale e con pochi pari. Che il suo linguaggio funzioni come serie animata lo sappiamo già. E come noi lo sa anche Zerocalcare. Come vedremo nella nostra recensione di Questo mondo non mi renderà cattivo è su questa consapevolezza che la serie gioca per fare un passo in avanti.

Questo mondo non mi renderà cattivo: la trama

Zero e Cesare al parco in Questo mondo non mi renderà cattivo
Zero e Cesare al parco

Dopo la nuova sigla composta da Giancane, che già fa presagire il tono politico di tutta la serie (“diritti muoiono, ministri applaudono”), il primo episodio inizia con Zero, Secco e Sarah che vengono portati in commissariato. Non sappiamo esattamente cosa è successo ma lo impareremo man mano attraverso le deposizioni. La parte più consistente della ricostruzione è chiaramente lasciata a Zero che ci racconta tutto al tavolo dell’interrogatorio, accompagnato alle spalle una cartolina di Don Matteo. Nel loro quartiere un gruppo di immigrati è stato abbandonato, come un pacco di cui nessuno si vuole occupare, in un neo-nato centro d’assistenza.

Nella zona le reazioni non sono state delle migliori. Iniziano ad apparire una serie di manifesti d’estrema destra che si lamentano della situazione. La tensione tra il gruppo che Zero definisce “nazisti” e gli attivisti sale fino ad arrivare a un’inevitabile scontro. Ma questo, nei primi quattro episodi che abbiamo visto, non si è ancora verificato. Le parentesi che l’autore apre sono molte. Viene dato particolare risalto al ritorno nella sua vita di Cesare. Si tratta di un vecchio amico, perso di vista da molti anni. Questi due filoni narrativi sono inevitabilmente destinati a incrociarsi.

Una serie che farà discutere

I personaggi di Questo mondo non mi renderà cattivo
I personaggi di Questo mondo non mi renderà cattivo

Come detto nel paragrafo precedente fin dalla sigla si intuisce quanto Questo mondo non mi renderà cattivo sia una serie fortemente politica. Un prodotto che immaginiamo farà discutere. Basterebbe il tema del centro d’accoglienza ad aizzare urla e schiamazzi da ogni angolo del web (o del parlamento). Ma Zero non si limita a quello, va oltre. Chiama gli estremisti di destra “nazisti” “perché “mo’ in ‘sto paese se dici fascista non gliene frega un cazzo a nessuno”. O ancora ci porta dentro a un Consiglio di Municipio, mostrandoci gli schieramenti come animali che hanno raggiunto quella forma in base a un percorso evolutivo ideologico.

Ci sbatte in faccia le contraddizioni di ogni compagine politica. Per non parlare poi della descrizione tagliente delle case di produzione o dei programmi televisivi. Strappare lungo i bordi (leggi la nostra recensione di Strappare lungo i bordi) era un esperimento che andava a riprendere e riadattare La profezia dell’armadillo, un racconto emotivamente intenso ma che lasciava in secondo piano i temi socio-politici. Questo mondo non mi renderà cattivo li rende invece protagonisti. Zero ha preso la palla al balzo del successo. Ha messo dentro alla serie tutto quello che voleva. Ha urlato al grande pubblico, in particolare ovviamente ai non lettori dei fumetti, tutto ciò che pensa.

Questo mondo non mi renderà cattivo e la consapevolezza di un autore

Zero guarda i manifesti in Questo mondo non mi renderà cattivo
Zero guarda i manifesti

Ma descrivere Questo mondo non mi renderà cattivo come una serie “solo” politica non sarebbe giusto. C’è davvero molto di più. Non mancano ovviamente i siparietti comici, il ritorno delle gag e dei memes più forti della serie precedente, i riferimenti continui alla cultura pop. Così come non manca un’analisi auto-ironica della questione doppiaggio/dizione (anche qua gran parte del tempo, per ragioni narrative, i personaggi sono doppiati da Zerocalcare). Soprattutto però c’è uno sguardo incredibilmente consapevole di un autore. Il tema socio-politico serve anche come un negativo fotografico attraverso cui vedere il soggetto invertito nel suo rapporto chiaro-scuro.

Lo sguardo di Zerocalcare è quello di una persona che il mondo lo ha visto per davvero. Kobane Calling e No sleep till Shengall ne sono una (non) semplice testimonianza. Sa benissimo come in una realtà così complessa sia impossibile vivere nella coerenza senza cadere in delle contraddizioni. Non solo ne è a conoscenza ma lo ammette senza paura e rende questo elemento un perno centrale di tutta la sua nuova opera. E con uno straordinario lavoro fatto sull’animazione ci porta a spasso in questa realtà dove essere contraddittori è una necessità. Promettendoci e facendoci promettere una sola cosa: questo mondo non può e non deve renderci cattivi.

Grazie Zero, avevamo un disperato bisogno di sentircelo dire.

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