Prima di Challengers: le colonne sonore di Trent Reznor e Atticus Ross

Il successo di Challengers di Luca Guadagnino è un successo di gruppo, suddiviso tra le immense qualità registiche, il talento di un cast in stato di grazia e la prorompente colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross. Ripercorriamo quindi il percorso del duo di compositori, dagli esordi all'affermazione come compositori.
Zendaya, Mike Faist e Josh O'Connor in un poster del film Challengers

One two three. Compress repress. Repressed compressed. And then just surrender”.  È un gioco a tre Challengers, un gioco di compressione e repressione di sentimenti e pulsioni, un gioco di arresa. Ma a ben sentire il triangolo amoroso Art-Tashi-Patrick vede un quarto incomodo presentarsi sul campo in erba di New Rochelle. Sin dai primi scambi la colonna sonora conquista spazio, ottiene game colpendo con potenza ed raggiungendo lo spessore di personaggio nel decisivo set finale. Atticus Ross e Trent Reznor servono un arsenale forsennato al ritmo di techno e con Challengers dimostrano ancora il loro talento conquistando le posizioni più alte del ranking compositivo.

Nine Inch Nails, abbreviato NIN, è il nome coniato dal dinamico duo, o meglio, il nome della one-man band fondata da Reznor nel 1988 e alla quale Ross si è congiunto ufficialmente a partire dal 2016 dopo anni di collaborazione. Un nome tra il sacro e il profano, o semplicemente funzionale. I chiodi da nove pollici, prelevati dalla crocefissione, o le unghie da nove pollici, prelevate da Freddy Krueger, ben rappresentano l’essenza penetrante e martellante dei loro album. Sintetizzatori, percussioni, piano e cori, restituiscono la sensorialità e l’onirismo dei loro pezzi.

Gli esordi come compositori

Trent Reznor e Atticus Ross in concerto con i Nine Inch Nails

Non è un caso dunque se il primo lavoro per il cinema ha a che fare con David Lynch ed il suo Strade Perdute. Lavoro da solista del solo Reznor che della colonna sonora, composta da musiche orchestrali e sperimentali, è anche produttore. Driver Down è posta come chiusura del cerchio durante i titoli di coda. Le percussioni battono in loop, seguite dalla distorsione delle chitarre, confluendo nelle due linee ben distinte del piano e dell’assolo di sassofono dello stesso Reznor, prima della conclusione brusca così come nell’ultima scena con protagonista Fred (Bill Pullman).

Era il ‘97, proprio quando Atticus Ross muoveva i primi passi nell’industria e si accostava a Reznor per produrre il terzo album della sua band di allora, i 12 Rounds. È l’inizio di un rapporto solido di amicizia e affari che perdura ancora oggi, con ritmi di lavoro costanti e fiscali, dal lunedì al venerdì, dalle 11 alle 19. Una sinergia salvifica che ha avuto la meglio sulla logorante dipendenza che accompagnò Reznor durante i primi anni di successo con i NIN. Oggi la coesione tra i due ha originato una compagnia trasversale che coinvolge cinema, moda e videogiochi.

Ma facciamo ancora un passo indietro perché, parallelamente alle proprie produzioni, Ross ha mosso i primi passi nel mondo cinematografico occupandosi della colonna sonora di una serie TV (Touching of Evil), di un segmento del film New York I Love You e del post apocalittico Codice Genesi. Epica ma anche claustrofobica senza mai lasciare da parte il sound elettrico, è lo spartiacque definitivo dell’ingresso definitivo in questo settore dell’industria compositiva. L’anno successivo infatti, nel 2010, comincia la longeva collaborazione con uno dei maggiori registi contemporanei: David Fincher.

La consacrazione hollywoodiana

Trent Reznor, Jon Batiste e Atticus Ross in studio per la colonna sonora di Soul

La partenza è quella con il botto perché lo stile tutto synth dell’accoppiata Reznor-Ross è perfetta per esprimere l’adrenalinica discesa del fenomeno Mark Zuckerberg in The Social Network che vale la prima statuetta agli Oscar. Diventano quindi il feticcio musicale del regista che ne richiede l’estro creativo anche per Millennium – Uomini che odiano le donne, L’amore bugiardo – Gone Girl, Mank ed infine per The Killer (qui la nostra recensione da Venezia 80).

Film contraddistinti da musiche attorniate da una alone dark, realizzate con sintetizzatori melodici ma spettrali, melodie dolenti e arrangiamenti orchestrali, senza paura di appoggiarsi a sonorità jazz, utilizzando anche microfoni e strumenti dell’epoca nel biopic su Herman J. Mankiewicz. Nel mezzo lavori di interessante fattura come quello per l’action poliziesco Boston – Caccia all’uomo con protagonista Mark Wahlberg, per la produzione Netflix Bird Box e per quella A24 Waves – Le onde della vita, senza dimenticare la serie TV di Watchmen. Arriva così l’ennesima svolta e la consacrazione hollywoodiana definitiva, con un occhio rivolto verso l’autorialità.

Il jazz acquisisce totale centralità quando Reznor e Ross sono chiamati a dare forma alla profondità e al feeling blue del lungometraggio Disney Pixar Soul. Per l’occasione le mani diventano sei, con l’aggiunta di Jon Batiste, per una suddivisione del lavoro strutturata e ponderata. A Batiste spettano le sequenze newyorchesi jazz mentre il duo dei NIN si occupa del metafisico dell’Ante Mondo virando verso un new age strumentale. Talvolta i mondi musicali sono fusi, realizzando una colonna sonora in grado di raggiungere l’anima dello spettatore. Risultato, tralasciando la valenza commerciale dei premi, è il secondo meritatissimo Oscar.

La challenge-rs Guadagnino

Trent Reznor e Atticus Ross sul carpet per la presentazione di Challengers

La vena di sperimentazione non può che attirare l’approccio registico di Luca Guadagnino che al sound design ha sempre riservato un’attenzione particolare. Non ci sono solamente synth ed effetti in Bones and All ma anche l’apporto della chitarra acustica di George Doering che insieme riflettono la dimensione rurale della pellicola e l’ambient noir, ponendo comunque l’accento sul romanticismo che permea questo road movie a tinte horror. Tra i compositori e Guadagnino nasce un’intesa immediata e la volontà di creare qualcosa di unico insieme, traducendo pensieri e musiche solo pensate.

Inframezzato dal piano intimista di Empire of light, Reznor e Ross si buttano a capofitto su quel Challengers che ha dato origine al nostro match. L’intento di Guadagnino è non solo di intrattenere con il ménage à trois e le forsennate partite di tennis ma di far ballare le persone che guardano il film, come fosse un concerto rave. Prima ancora che dalle piccanti suggestioni visive, su tutte la chiacchierata scena di threesome, “la propulsione del film doveva provenire dalla colonna sonora” partendo dal presupposto che Challengers è “un film molto sexxxxxxy”.

La musica elettronica in Challengers trascina, guida la narrazione e determina l’assegnazione dei punti, sopraggiungendo al massimo della tensione. Un crescendo continuo di loop sonori intensi fino all’apice degli ultimi scambi di battuta, durante i quali la musica aumenta e abbassa l’interesse emotivo, rispondendo ai colpi di diritto e rovescio. Challengers così ipnotizza, sfinisce e provoca, sollecitando sensorialmente, facendo sottostare le immagini al ritmo techno che sovrasta l’ego dei protagonisti. È il Grande Slam di Trent Reznor e Atticus Ross che nel cinema hanno trovato la propria dimensione, accantonando momentaneamente i concerti e alzando le aspettative per il loro prossimo lavoro da ascoltare a tutto volume.

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