Povere creature! la spiegazione del finale del film con Emma Stone

Povere creature! è cosparso di inquietudini ma poi si distende e ci fa distendere sul finale. Ha una conclusione ottimista che rende concreto il valore di film di formazione riguardo il personaggio di Bella Baxter. Ecco perché è importante capire la conclusione del film di Lanthimos e unire i puntini per non disperderne la portata concettuale.
Emma Stone in una scena del film Povere creature!

Povere creature! esclamiamo quando vediamo l’oca a quattro zampe o il cane con le piume di casa Baxter. L’ultima creatura di Yorgos Lanthimos ci ha fatti davvero saltare sulle poltroncine, sicuramente anche grazie alle incredibili performance degli attori – Emma Stone su tutti. Va detto, però, che non è un film da trattare con disimpegno, né totalmente semplice da digerire. Anzi, ci vogliono giorni per processarlo, c’è bisogno di tornarci a pensare per capirne davvero tutte le sfumature e implicazioni. Per questo, se avete visto Povere creature! quest’articolo potrebbe fare per voi. Proviamo a ripercorrere insieme le scene finali per capirne il significato e il valore all’interno di tutto il film!

Ormai lo sappiamo tutti, Povere creature! è un romanzo di formazione, un viaggio alla scoperta di sé, e quindi del mondo, svolto da una donna col cervello di bambina che, per questo, sperimenta il mondo attraverso le trasformazioni e le evoluzioni delle proprie facoltà. È il riassunto, nel personaggio di Bella, delle fasi di vita dell’umanità, interamente vissuta però con un corpo adulto, e quindi abile e capace di muoversi, camminare, cibarsi in piena autonomia. A che punto di questa esplorazione dell’io e del mondo si interrompe il film?

La fine di Povere creature! inizia quando Bella ritorna nella casa di Godwin. Il creatore-padre-demiurgo-mentore è in fin di vita e la giovane ragazza, ormai avviata in Francia alla vita adulta, al lavoro e alla cura della propria cultura, torna a Londra. Già nelle scene in cui Bella rientra a casa Povere creature! si sta concludendo: la protagonista, infatti, torna diversa da come era partita. È questo il dato in cui ci accorgiamo che Bella ha vissuto davvero, ha attraversato il mondo ma soprattutto si è fatta attraversare da esso. E se, finché girovaga, lo immaginiamo ma non ne siamo certi, quando torna al punto di partenza non abbiamo dubbi. Abbiamo il termine di paragone di com’era Bella prima di andarsene, per questo diciamo con certezza: è completamente diversa.

Ad aspettarla, però, c’è un matrimonio in sospeso, quello con Max. Le era promessa in sposa prima che partisse con l’amante, interpretato da Mark Ruffalo, ad esplorare il mondo. Ora che incontra di nuovo Max, Bella ha gli strumenti per dirgli: mi piaci. E gli chiede di sposarlo. Altro tassello con cui Povere creature! continua a chiudere il cerchio: dall’imposizione maschile (del padre e di Max) del matrimonio, Bella passa all’emancipazione femminile della donna che propone all’uomo di sposarsi.

Per chiudere davvero Povere creature!, però, era necessario tornare alla primissima scena. Emma Stone con un vestito blu elettrico, pomposo e voluminoso sulle spalle, che si butta fino a confondersi col blu delle acque. (Qui trovi un approfondimento sul significato degli abiti). Per avere la completa padronanza della sua vita da Bella, la giovane deve prima conoscere Victoria. Lanthimos torna ai temi di Doogtooth e rinchiude Bella-Victoria nella sua vita precedente, incarcerata da Alfie, un marito-sergente fin troppo autoritario, restrittivo, maschilista e crudele. La vera vittoria di Victoria è Bella: questa volta anziché decidere di togliersi la vita per liberarsi di quell’uomo inquietante, scappa e si riappropria di sé.

Questi sono i tre tasselli che ci fanno sorridere alla fine di Povere creature!, ed è strano per un film di Lanthimos. Bella può occuparsi del mondo con la professione di medico e avere la meglio sul maschilismo, le ottusità e le prigioni – simbolizzate da Alfie -, reso nient’altro che una capra nel tentativo di sbraitare.

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