Perché guardiamo sempre gli stessi film di Natale? La risposta nella psicologia

Una poltrona per due, Mamma ho perso l’aereo, Mamma ho riperso l’aereo - Mi sono smarrito a New York, Love Actually - L’amore oggi, L’amore non va in vacanza, La vita è meravigliosa, Canto di Natale, Canto di Natale di Topolino, Il Grinch, la lista è infinita ma è sempre la stessa. Perché guardiamo gli stessi film di Natale? C’è una spiegazione.
Macaulay Culkin (Kevin) in una scena del film Mamma ho perso l'aereo

Anche oggi accenderete la tv e guarderete ancora gli stessi film di Natale? Mamma ho perso l’aereo, Una poltrona per due, Il Grinch, Love Actually, Miracolo sulla 34a strada e così via? State per farvi consegnare la pizza a casa e nel tempo d’attesa continuate a pensare: “perché non ho ordinato la solita margherita? che mi è saltato in mente? La serata è rovinata”. State per entrare sotto la doccia e invece di mettere una canzone nuova, mettete sempre la solita canzone ascoltata mille volte, magari pure in modalità ripetizione. 

Oppure siete davanti ad un bivio, Maps vi indica la strada più breve da percorrere, eppure, continuate a scegliere quella più lunga, perchè famigliare, perchè “non si sa mai”. Oggi vi diciamo che sì, c’è una spiegazione logica, che si tratta di un effetto che impatta ogni aspetto della nostra vita, inclusi… i film di Natale che scegliamo di vedere, e che no, non ha a che fare semplicemente con la nostalgia o con l’essere abitudinari. 

Perché guardiamo sempre gli stessi film di Natale?

Dan Aykroyd e Eddie Murphy in una scena del film Una poltrona per due

Le ragioni, a livello psicologico – cognitivo sono molteplici. La prima ha a che fare con il periodo dell’anno – dicembre – e del suo impatto sul nostro umore. Tra il vecchio e il nuovo, nonostante la vicinanza con il mese di gennaio, dunque al nuovo anno, il mese di dicembre diventa per noi una sorta di intermezzo, una pausa, uno spazio sicuro in cui mettere in atto, con l’occasione delle feste, tutte quelle azioni famigliari che ci fanno sentire al sicuro, prima del cambiamento, prima del nuovo anno percepito come stressante, perché ignoto. L’atto di rievocare ricordi confortanti, spesso collegati all’infanzia, come quello di guardare un film che conosciamo a memoria ci fa stare bene.

Ci fa stare bene sapere ancora e ancora che Kevin McCallister non vuole dormire nella mansarda con Fuller, che lo zio Frank è un tirchio di prima categoria, che la sveglia non suonerà, che Buzz conterà male i fratelli, che il padre si preoccupa solo di non aver chiuso il garage, che poi arriveranno i banditi del rubinetto e che Kevin si salverà grazie alla cassetta del “Cobra” e all’assassino della pala di South Banks . 

Trama vs atmosfera nei film di Natale

Andrew Lincoln e Keira Knightley in una scena del film Love Actually - L'amore oggi

C’è poi il fattore “pigrizia” che entra in gioco. Si tratta di un bias cognitivo, lo stesso che dall’alba dei tempi ci ha portato a trovare soluzioni per fare i calcoli più velocemente o persino… ad elaborare molti dialetti, tagliando e accorciando, sul piano inconscio, moltissimi suoni che, se pronunciati per intero, comporterebbero all’apparato fono-articolatorio uno sforzo maggiore. Il concetto di “economia” è persino alla base di quel fenomeno per cui spesso… non ricordiamo il nome di un attore o di un film.

L’uomo tende per natura a scegliere soluzioni che gli permettano di ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. A livello pratico, si tratta di un approccio presente, sul piano inconscio, in quasi ogni aspetto della nostra vita – la scelta della strada da prendere, il film da guardare senza troppo sforzo di sceglierlo o di comprenderne la trama perché già nota, e perché la trama a Natale, semplicemente passa in secondo piano rispetto all’atmosfera. Però c’è pure qualcuno che guardando Love Actually, continua comunque a rileggere per davvero i cartelli che Rick Grimes scrive fuori la porta di Elizabeth Swan. 

È vero anche che “l’effetto nostalgia” non è del tutto da escludere dalle ragioni per cui finiamo per guardare gli stessi film di Natale. Ma non possiamo fermarci al “perché siamo affezionati a quei titoli”. L’effetto nostalgia è un’altra tipologia di bias cognitivo, una che ci permette di percepire il vecchio sempre più bello di quello che ricordiamo (l’infanzia, i film di Natale, le canzoni). Sarà per questo che a Natale continuiamo a sederci a tavola dimenticando le litigate che, puntualmente, continuano a reiterarsi anno dopo anno. Sarà per questo che continuiamo a guardare – sempre che qualcuno lo guardi per davvero – Una poltrona per due convinti di trovarci qualcosa di natalizio oltre la neve e i costumi di Babbo Natale. Molto più natalizio, sembra strano dirlo, Die Hard e per diverse ragioni.

E tutto è bene quel che finisce bene 

Jude Law e Cameron Diaz in una scena del film L'amore non va in vacanza

Secondo alcuni studi, il 90% dei Film di Natale sono stati scritti e prodotti con l’obiettivo di “finire bene”. Lo stesso spirito con cui vengono prodotti i cosiddetti “Hallmark Channel Movies” i film in cui la trama, sostanzialmente, è la stessa: una ragazza in carriera torna per Natale nel piccolo villaggio dove è nata. Lì rincontra il ragazzo un po’ campagnolo con cui non andava d’accordo, se ne innamora e si trasferisce lì scoprendo che la vita di città è troppo frenetica. Monotonia a parte, sono prodotti come altri, prodotti che fanno il lavoro per cui sono stati commissionati. 

A livello fisico, siamo naturalmente condizionati dalla paura, più di quanto crediamo. L’amigdala, il centro delle pulsioni di paura, attiva la necessità di cercare sempre una soluzione a tutto, da cui la necessità di guardare film dalle trame che si risolvono positivamente e alle volte, in modo semplicistico. 

Siamo davvero soddisfatti alla fine della fiera?

Taylor Momsen (Cindy Chi Lou) e Jim Carrey (Il Grinth)  in una scena del film Il Grinch

Non sempre. Molto spesso, dopo aver terminato uno dei classici film di Natale, non siamo così appagati come credevamo prima di iniziarlo. Ma in parte, lo dimentichiamo ogni anno, sempre per lo stesso concetto di prima, e in parte, complice il rilascio di dopamina, finiamo per auto convincerci di aver ottenuto comunque un effetto piacevole dopo aver spento la tv. Però è vero anche che spesso i film, di Natale o meno, se ci stanno a cuore per davvero sembrano cambiare ogni volta che li guardiamo, sembrano essere in grado di darci le risposte di cui abbiamo bisogno, nel momento in cui le cerchiamo. 

E se per un attimo provi a guardarli come fosse la prima volta, dimenticandoti il finale, potresti anche pensare che chissà, Peter McCallister ha rovesciato apposta il latte sul biglietto aereo di Kevin la sera prima per stare un po’ in pace senza il figlio, che l’assassino della pala di Mamma ho perso l’aereo è il Kevin di un universo parallelo, cresciuto, venuto ad avvisarlo di chiedere scusa ai suoi per non rimanere solo a Natale come lui. 

Che tra i personaggi dei film di Natale anche l’inquietante capotreno di Polar Express non è altro che il protagonista cresciuto e venuto ad avvisarlo di tornare a credere nel Natale, finché è in tempo. E che Il Grinch… non è altro che l’unico superstite della sua specie dopo lo sterminio messo in atto dai Nonsochì, che vogliono inculcare a forza lo spirito del Natale anche a chi sta benissimo senza.

Facebook
Twitter