Alla Festa del Cinema di Roma, PiperFilm ci ha portato un film struggente ed emozionante. Per te di Alessandro Aronadio è un film di ricordi, tratto da una storia vera, con un Edoardo Leo in parte in uno dei suoi ruoli più difficili. Affianco a lui il giovanissimo Javier Francesco Leoni interpreta l’alfiere della repubblica Mattia Piccoli (il ragazzino così nominato da Mattarella per essersi preso cura di suo padre), e la bravissima Teresa Sapoangelo nel ruolo della madre, a completare un quadro familiare destinato a percorrere una strada buia e rotta.
Cosa vuol dire dimenticare tutto
A Paolo (Edoardo Leo, di nuovo al centro di una storia vera) viene diagnosticato, a circa quarant’anni, una rara forma di alzheimer precoce. Nel giro di otto o nove mesi dimenticherà tutto. Decide di lasciare il lavoro e dedicare il tempo che gli rimane alla famiglia, e con lui viviamo le ultime settimane di lucidità, in cui deve cercare il coraggio di spiegare che cosa sta succedendo a suo figlio. Paolo porta Mattia a guidare, lo porta all’orto botanico, gli insegna a radersi anche se ancora non ha un pelo di barba. Cerca di dargli tutto quello che non potrà più dare a nessuno. La scena più bella è quella in cui Paolo e Mattia guardano insieme Rocky, e dopo il film il padre si apre per la prima volta a suo figlio, in maniera così spontanea, così vera e dolce, che ci ha veramente toccato. Un momento di sincerità tra padre e figlio, senza veli, mostrando tutte le paure e le fragilità. Non tutti hanno la fortuna di vivere un momento così col proprio padre.
Con la moglie Michela, Paolo cerca di fare finta che nulla stia accadendo. Vanno fuori a cena, rivivono il primo appuntamento, cercano di fare l’amore in una camera d’albergo, come due amanti. Ma il dolore è troppo grande, e presto la discrepanza tra la triste realtà e la finzione che cercano di vivere non li illude più. E in tutto questo, piano piano, Paolo sta dimenticando. Dimentica anche il giorno del matrimonio, e quella prima espressione di Michela, che è costretta ad assecondarlo davanti all’ignaro Mattia, è una coltellata nello stomaco.
Può il vuoto essere dolce?

Aronadio inserisce nel film diverse citazioni, molto esplicite, al cinema muto di Charlie Chaplin e, soprattutto, di Buster Keaton (un genio di cui abbiamo parlato qui in maniera approfondita). Da quella che potrebbe essere una semplice vocazione cinefila del regista, ci siamo chiesti se invece non fosse una scelta ponderata per dire qualcosa. Ci è piaciuto pensare che il cinema muto, di cui Michela è tanto appassionata, possa essere un modo per dirci di amare anche ciò a cui manca qualcosa. I film di Keaton e Chaplin non hanno la componente sonora, così come Paolo rimarrà senza memoria. Non per questo, però, deve essere dimenticato anche lui ma, proprio come quei film, va ricordato, vissuto, esperito e adorato.
C’è che il film si compone un po’ troppo di ricordi cinefili e gag tipicamente italiane, mantenendo una sorta di leggerezza che però ogni tanto non regge. A volte anche noi faticavamo a dimenticarci che cosa stavano vivendo. Che cosa hanno vissuto i veri protagonisti di questa storia. E una mesta espressione ci si dipingeva sul volto anche nei momenti più dolci.
Oltre alle lacrime versate, di Per te rimane solo la testimonianza, il paradossale ricordo, di una storia fatta di ricordi scomparsi. Di una tragedia che però viene affrontata dalla famiglia intera. Tutto sommato, una bella dedica a Paolo, a Mattia, a Michela, e a tutti coloro che hanno la forza di andare avanti anche in momenti come questo. Ma il film non è perfetto: fin troppo didascalico, con una parte finale che arranca parecchio pur di arrivare ad un certo punto di questa storia vera. E forse, gli inserti cinematografici sono lì più per risvegliare la nostalgia dello spettatore che per lo scopo che noi siamo andati stancamente a ricercare.









