Patagonia, recensione: disagio e amore nel film di Simone Bozzelli

E' uscito nei cinema italiani Patagonia, il film opera prima del giovanissimo regista di videoclip musicali Simone Bozzelli, che porta in scena tossicità, disagio, gabbie mentali e amore, in tutte le sue malate forme.
Patagonia, recensione disagio e amore nel film di Simone Bozzelli

Con una grana sfuocata in 16 mm il viso di un ragazzone apre la prima sequenza del film. E’ dietro una rete, la sua faccia segnata dai fili che la compongono. Sta scegliendo un cane da regalare al cuginetto che festeggia gli anni. E’ indeciso, ne prende uno, lo libera dalla sua gabbia per portarlo a qualcuno che saprà dargli amore. Questo è l’inizio di Patagonia, l’opera prima di Simone Bozzelli uscita nei cinema italiani ieri, 14 Settembre 2023. Un inizio importante, emblematico dello svolgimento di tutto il resto del film.

Gabbie, mentali e fisiche, da cui scappare e liberarsi è ciò di cui tratta questo interessantissimo titolo. Nel deserto raver abruzzese, Bozzelli porta in scena disagio e tossicità, ma anche amore e sogni, incarnati in Augusto Mario Russi alla sua prima interpretazione in un lungometraggio e Andrea Fuorto. I due giovani attori sono i protagonisti di questa parabola ai margini della società, in grado di disgustare e irritare ma anche di coinvolgere e tenere incollati allo schermo.

Cosa (e come) succede in Patagonia

Yuri ha circa vent’anni. Vive con le zie ed è vittima di un evidente disagio sociale. Al compleanno del cuginetto incontra Agostino, un girovago che vive nel suo camper e lavora come intrattenitore alle feste dei bambini. Questo nomade dalla barbetta incolta, gli occhi di ghiaccio e le forme longilinee è magnetico fin dal primo sguardo. Il suo carisma attira Yuri che decide di partire con lui. Passando da teknival, rave, sostanze, co-dipendenza affettiva e soprattutto disagio, i due sognano di andare in Patagonia e, a volte, un semplice sogno può essere sufficiente per farti sbattere la faccia contro la realtà.

E’ interessante il modo in cui Bozzelli inscena queste situazioni. Abbiamo già accennato la fotografia, consumata e sgranata. La messa in scena è anti-convenzionale. E’ uno di quei film che, fin da quando inizia, ti fa pensare “Non ho mai visto nulla di simile prima d’ora“. Le tematiche sono chiare fin da subito e quando un regista riesce a mantenere coerenza visiva e stilistica con i temi che ha scelto è una gran cosa. Siamo in un universo claustrofobico e disagiante e questa cosa ci viene ricordata con scelte di regia taglienti e brillanti, forse un po’ acerbe, ma decisamente promettenti.

Stanno salvando il cinema italiano

Augusto Mario Russi e Andrea Fuorto
Augusto Mario Russi e Andrea Fuorto

Patagonia è stato presentato al Festival di Locarno. Quest’anno a Venezia 6 film in concorso erano italiani e, l’anno scorso a Cannes, Re Granchio ha lasciato tutti di stucco. Stiamo vivendo una nuova ondata di cinema italiano. Un cinema giovane che ha fame e che non ha paura di non rispettare le regole. Bozzelli porta sullo schermo delle sequenze dal gusto indie, sensibili e disagianti. Certe scene danno fastidio fisico ma la coerenza narrativa viene sempre rispettata. Momenti dal potenziale iconico, dinamiche che strizzano l’occhio a qualcosa che già conosciamo ma che in qualche modo ci è presentato come nuovo.

La relazione tra Yuri e Agostino, il modo che hanno di interagire tra di loro e con il mondo esterno, disarma e commuove. Mostra il lato più tossico e manipolatorio dell’essere umano, quella parte di noi infantile e irrazionale. Uno dei personaggi del film, rivolgendosi a Yuri dice “Certi animali sono fatti per rimanere in gabbia” e l’animale a cui si riferisce il film potrebbe proprio essere l’uomo. Tutti abbiamo delle gabbie che a volte ci confortano e altre volte ci soffocano. Zone comfort da cui facciamo fatica a uscire, creando dinamiche tossiche nei nostri confronti e nei confronti di chi amiamo.

La libertà è una trappola

Uno dei rave in Patagonia
Uno dei rave in Patagonia

Questo sembra volerci dire Patagonia. Da certe situazioni l’essere umano non può scappare, forse perché non vuole farlo. Una relazione tossica, le conseguenze di un errore che abbiamo commesso in passato che forse non vogliamo ammettere. Musiche e costumi incorniciano queste tematiche, portate avanti dagli occhi freddi e innocenti dei due attori protagonisti. La regia è coerente, la narrazione pure. Scrittura e recitazione forse un po’ immature, ma c’è tempo per crescere per tutti in questo giovane film che emana energia e freschezza dall’inizio alla fine.

Bozzelli ha qualcosa da dire e noi speriamo che abbia la possibilità di farlo con altri titoli. Patagonia è un ottimo prodotto, una sensibile e sincera trasposizione su schermo di una specifica macro-sensazione che ne racchiude molte altre. C’è del Dolan, c’è un qualcosa di pasoliniano ma, soprattutto, c’è quella che sembra essere un’embrionale firma d’autore che, se coltivata per bene, potrebbe segnare l’inizio di una gran carriera.

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