Oscar, i grandi beffati: 10 film pluricandidati… lasciati a mani vuote

Come ogni anno, gli Academy Awards che conferiranno i premi Oscar sono in arrivo. Questa edizione conterà la presenza di pezzi davvero grossi del cinema mondiale, in gara con film pluri-candidati. Ma non sarebbe la prima volta che le candidature si rivelassero effimere al momento delle premiazioni...
The Elephant Man, Il grinta, Gangs of New York, Chinatown e Gli spiriti dell'isola fra i grandi snobbati agli Oscar

Partiamo da un presupposto (qualcosa che nelle ultime settimane stiamo ripetendo parecchio, ma si sa: repetita iuvant): gli Oscar sono un po’ il Sanremo del cinema, ci si prova ad ignorarli ma, volenti o nolenti, in qualche modo ne siamo ogni anno si finisce per parlarne. Aggiungiamo un altro presupposto di partenza: i verdetti degli Academy Awards fanno tendenzialmente incazzare. Vuoi per la loro scarsa oggettività (ad eleggere i vincitori è una giuria vastissimo, composta da votanti che potenzialmente potrebbero anche non avere idea di cosa stanno andando a votare) vuoi per l’alta competizione che si accumula nel corso della stagione, ogni anno i risultati non accontentano (quasi) nessuno. Forse solo i vincitori, e a volte neanche loro.

Detto dei presupposti, passiamo alle ipotesi. Quest’anno ad aver ricevuto il maggior numero di candidature sono stati Oppenheimer di Christopher Nolan (13 candidature), Povere creature! di Yorgos Lanthimos (11), Killers of the Flower Moon di Martin Scorsese (10), Barbie di Greta Gerwig (8) e Maestro di Bradley Cooper (7), seguiti a ruota da numerose altre pellicole di assoluto valore (qui li trovate tutti). Ora, poniamo per assurdo che uno di questi titoli rimanesse a bocca asciutta (o quasi): che delirio si scatenererebbe? Basti pensare alle polemiche causate dall’esclusione (tematica in cui non ci addentreremo) di Margot Robbie e Greta Gerwig dalle rispettive categorie (l’attrice è stata comunque candidata come produttrice del suo film, ndr).

Lo scenario che abbiamo messo in luce è evidentemente di difficile realizzazione. Tuttavia, l’ipotesi non è da escludere a priori. Nella storia degli Academy Awards, le pellicole iper-candidate sono state tantissime, ma tante sono state anche quelle che, arrivate alla “notte” con tante candidature, sono andate poi a casa senza vittorie (o con poche statuette in proporzione alle aspettative). E quindi, eccoci qua con dieci casi di pellicole vecchie e nuove, poco note e celeberrime, che sono rimaste fregate nel corso della cerimonia che invece avrebbe dovuto celebrarne la qualità. Nota a margine: la lista che riportiamo qui di seguito non è oggettiva, ma è stata realizzata scegliendo quelli che sono, per un motivo o per un altro, i casi secondo noi più pertinenti e “clamorosi”. Bando alle ciance, si inizia!

The Elephant Man (8 candidature, 0 vittorie)

John Hurt è John/Joseph Merrick in una scena del film The Elephant Man

Tra le pellicole più amate di David Lynch, The Elephant Man venne candidato nel 1981 a ben otto premi Oscar: tutti quelli principali (film, regia, attore protagonista a John Hurt e sceneggiatura), più alcune candidature collaterali. Se la sconfitta di Hurt è quantomeno giustificabile (vinse De Niro per Toro Scatenato), quelle nelle altre categorie lo sono decisamente meno. A dominare l’annata non fu infatti nemmeno il capolavoro di Scorsese, bensì un film solido ma ordinario (letteralmente, visto il titolo originale) come Gente Comune di Robert Redford. Dopo la cerimonia, il co-produttore Mel Brooks disse (e qui citiamo): “Tra dieci anni Gente Comune sarà la risposta ad un gioco di società, mentre The Elephant Man (e, aggiungiamo noi, Toro Scatenato) riempirà ancora le sale”. E non so può certo dire che Brooks sia andato troppo lontano dalla verità: a distanza di oltre quarant’anni la storia di John/Joseph Merrick scuote e commuove ancora. Siamo partiti indubbiamente forte.

Gli spiriti dell’isola (9 candidature, 0 vittorie)

Brendan Gleeson e Colin Farrell in una scena del film Gli spiriti dell'isola

Gioiello assoluto del cinema grottesco di Martin McDonagh, Gli spiriti dell’isola racconta dell’improvvisa rottura del rapporto tra due inseparabili amici, il mite Pádraic e l’ambizioso Colm. Ironica, pungente e scritta divinamente, la pellicola venne candidata a ben nove Academy Awards, sancendo la prima nomination alla regia per McDonagh, ma anche quelle a Colin Farrell, Brendan Gleeson, Barry Keoghan e per l’ottima Kerry Condon. Ma, arrivata la notte del 12 marzo scorso, il gioiello dell’autore irlandese venne spazzato via dal ciclone Everything Everywhere All at Once. Uno smacco notevole, sia per l’enorme qualità del film di McDonagh sia per l’esagerato, a nostro avviso, entusiasmo per un film tuttalpiù originale come Everything. Per fortuna, ci abbiamo pensato noi di CiakClub a ridare dignità al film irlandese con la nostra classifica dei migliori film del 2023.

Chinatown (11 candidature, 1 vittoria)

John Huston e Jack Nicholson in una scena del film Chinatown

Trionfo assoluto della disillusione polanskiana, Chinatown venne candidato nel 1975 a undici premi Oscar: a tutti quelli principali, più alcuni di quelli collaterali. Forte del trionfo ai Golden Globes (dove vinse come miglior film, regia, attore e sceneggiatura), il film del regista polacco arrivò alla “notte” come favorito assoluto. Nonostante questo però, la cerimonia si rivelò tutt’altro che trionfale per il film: una sola vittoria sulle undici categorie in cui era candidata, per la sceneggiatura, e la palma di film dell’anno andata ad un’altra opera. Buffo che uno dei punti cardine dello script vincitore, il finale, avrebbe dovuto essere agli occhi dello sceneggiatore Robert Towne completamente diverso (il film avrebbe dovuto concludersi positivamente!), con solo l’intercessione del regista che cambiò la versione originale dello sceneggiatore. Spezziamo però una lancia a favore dei giurati: il film che trionfò quell’anno fu Il padrino – Parte II. Una scena sicuramente non facile.

Joker (11 candidature, 2 vittorie)

Joaquin Phoenix è Joker in una scena del film

Va bene, va bene: mettere Joker tra i film più candidati e con meno successo è una mezza forzatura. Proviamo però a ricostruire insieme il nostro ragionamento. Leone d’Oro alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, acclamazione universale del pubblico (meno della critica) che accorsa in massa nelle sale (oltre un miliardo d’incasso mondiale) per vedere Joaquin Phoenix nel ruolo del criminale di Gotham e, infine, undici candidature ai premi Oscar del 2020: la strada sembrava tracciata. E, in effetti, gli Academy Awards non andarono male (statuetta a Phoenix nel ruolo di Joker, tra i pochissimi personaggi cinematografici con due attori premiati per il ruolo, e alla magniloquente colonna sonora di Hildur Guðnadóttir). Poco, molto poco però in confronto alle aspettative trionfali che erano riposte nel film di Todd Phillips, “vittima” (come un altro film che incontreremo) dell’inaspettato, ma meritato, exploit di Parasite di Bong Joon-ho. Con Joker: Folie à Deux andrà meglio? Chissà.

American Hustle – L’apparenza inganna (10 candidature, 0 vittorie)

Jeremy Renner, Bradley Cooper, Amy Adams e Christian Bale in una scena del film American Hustle - L'apparenza inganna

Okay: a posteriori, le dieci candidature ricevute da American Hustle – L’apparenza inganna nel 2014 sembrano effettivamente un’esagerazione (e probabilmente lo sono). Nonostante questo però, è fattuale che essere sconfitti in dieci categorie su dieci è qualcosa che non si augura a nessuno. Intricato labirinto di intrighi e contro-intrighi politici, il film del controverso (a dir poco, più fuori che dentro dal set) regista statunitense David O. Russell partì con i favori del pronostico nel corso dell’edizione 2014 dei premi. Grande cast (Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Jeremy Renner), sceneggiatura brillante, una velata critica ai potenti statunitensi: i premi precursori sembravano premiato e la pellicola sembrava avere tutte le carte in regola per strappare qualche statuetta di primo piano durante la “notte” degli Oscar. Ma così non fu: 12 anni schiavo e Gravity si divisero (quasi) tutti i premi principali, con buona pace di un film, American Hustle, forse finito un po’ nel dimenticatoio. Probabilmente anche a causa di questa clamorosa debacle.

Gangs of New York (10 candidature, 0 vittorie)

Daniel Day-Lewis è William "Bill il Macellaio" Cuttin in una scena del film Gangs of New York

Martin Scorsese in cabina di regia; Daniel Day-Lewis, Leonardo DiCaprio, Cameron Diaz e una valanga di grandi interpreti in scena; una ricostruzione minuziosa di atmosfere e ambientazioni degli Stati Uniti di fine Ottocento: Gangs of New York aveva i crismi di un potenziale trionfo agli Oscar del 2003. Probabilità ulteriormente rafforzata dalle dieci candidature e da una Awards Season assolutamente favorevole, con Daniel Day-Lewis, in particolare, in cima alle preferenze come migliore attore, e Martin Scorsese, ancora a secco di statuette, lanciato verso la tanto sospirata vittoria. Ma, ancora una volta, le tante nominations non significano vittoria. Scorsese sconfitto da Polansky, Day-Lewis da Brody, e così via: dieci candidature, zero vittorie. Uno smacco cocente cui l’Academy rimedierà nelle edizioni successive del premio: nel 2007 Oscar alla regia per Scorsese per The Departed – Il bene e il male, nel 2008 (e nel 2012) Oscar a Day-Lewis per Il petroliere (e per Lincoln).

The Irishman (10 candidature, 0 vittorie)

Al Pacino è Jimmy Hoffa e Robert De Niro è Frank Sheeran in una scena del film The Irishman

Martin Scorsese è un regista leggendario (forse il regista leggendario per eccellenza): regista di decine di capolavori, il più anziano di sempre candidato alla miglior regia agli Oscar, nonché uno degli autori più influenti della storia del cinema. Ma, oltre ad essere probabilmente il regista più celebrato della seconda metà del Novecento, Scorsese è probabilmente il più “perdente”: nove candidature come miglior regista e (per ora) una sola vittoria. Inoltre, il regista newyorkese è l’unico ad avere ben due film con dieci candidature e zero vittorie. Arrivato alla cerimonia del 2020 con il suo The Irishman (monumentale gangster movie che vedeva il ritorno in scena di De Niro, Pacino e Pesci, tutti insieme) tra i titoli più forti. Nonostante il cast e la qualità del film, il lungometraggio venne sbaragliato da Parasite, che meritatamente dominò l’ultima edizione pre-Covid della cerimonia. E quest’anno, vista la concorrenza, non è totalmente da escludere una nuova edizione sfortunata per Scorsese. Noi speriamo di no, ma non si può mai dire.

Il Grinta (10 candidature, 0 vittorie)

Jeff Bridges è Reuben J. "Rooster" Cogburn in una scena del film Il Grinta

Remake dell’omonimo film del 1970 (a sua volta tratto da un racconto), Il Grinta ottenne ben dieci candidature agli Oscar del 2011. Nonostante il completo fallimento ai Golden Globes (zero candidature), il film dei fratelli Coen arrivò in piena forze alla “notte”, puntando le proprie fiches di vittoria specialmente sulle performances di Jeff Bridges e Hailee Steinfeld, apprezzatissime dai critici statunitensi nel corso della Awards Season, e sulla fotografia del sempre ottimo Roger Deakins, alla sua nona candidatura dopo otto andate a vuoto. Nonostante i Coen siano tra gli autori più amati dai giurati dell’Academy, l’edizione 2010 del premio non fu per loro favorevole: nessuna delle dieci candidature andò infatti a segno, con Il discorso del re, The Fighter e The Social Network che soffiarono al film dei Coen buona parte delle statuette in palio, sancendo uno smacco notevole per un film oggi probabilmente un po’ dimenticato della filmografia pressoché immacolata dei due poliedrici autori.

Il potere del cane (12 candidature, 1 vittoria)

Benedict Cumberbatch e Kodi Smit-McPhee in una scena del film Il potere del cane

La debacle de Il potere del cane è probabilmente la più clamorosa della nostra lista. L’Awards Season 2022 sembrava procedere a senso unico: i critici dei vari circoli statunitensi avevano scelto il film di Jane Campion, forte del Leone d’Argento ottenuto a Venezia, come loro protetto, i Golden Globes, il primo premio “grosso” della stagione sembravano avere posto una seria ipoteca sul successo del film. Poi, via via, CODA – I segni del cuore (remake statunitense de La famiglia Belier) iniziò a rosicchiare consensi al film della Campion, puntando forte sul fattore “simpatia” e su un cast pressoché interamente composto da interpreti muti, una categoria spesso snobbata in sede di premiazioni. Il risultato? Durante la “notte degli Oscar” 2022, CODA triturò i consensi accumulati da Il potere del cane, ottenendo tre statuette (miglior film, sceneggiatura non originale e attore non protagonista, Troy Kotsur) su tre candidature. Il film di Campion invece si accontentò del solo premio alla regia, su dodici (!) candidature. Uno dei risultati più discutibili dell’intera storia degli Academy Awards.

Il colore viola (11 candidature, 0 vittorie)

Whoopi Goldberg e Margaret Avery in una scena del film Il colore viola

Una storia di emancipazione e libertà profondamente drammatica, la regia del pupillo di Hollywood (Steven Spielberg, qui in una delle direzioni più atipiche dei suoi primi anni di carriera), interpreti amatissimi in scena (Whoopi Goldberg, Oprah Winfrey), la colonna sonora di un artista popolarissimo come Quincy Jones, l’ispirazione tratta da un romano di primo livello (valso all’autrice il premio Pulitzer n 1983) come quello di Alice Walker: le undici candidature sembravano il minimo sindacale per quello che si prospettava il film favorito agli Academy Awards 1986. Ma la stagione tracciò una rotta molto diversa: La mia Africa di Sydney Pollack si impose come film dell’anno, sbancando ai premi principali della stagione e, ovviamente, anche nel corso della “notte” degli Oscar, dove conquistò sette statuette. E il film si Spielberg? Delle undici candidature, nessuna andò a segno, sancendo quella che è, ad oggi, il tonfo più sonoro della storia degli Oscar. Ma, si sa, i record sono fatti per essere battuti.

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