Nuovo Olimpo, recensione: l’amore sfuggente di Ferzan Özpetek

Ultima opera di Ferzan Özpetek, Nuovo Olimpo porta sullo schermo una storia d’amore personale realmente accaduta. Dalla Roma fiabesca della fine degli anni 70, i due protagonisti si cercano e si inseguono per trent’anni. Sulle note di Povero amore di Mina.
Damiano Gavino e Andrea di Luigi in una scena del film Nuovo Olimpo

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, Nuovo Olimpo è l’ultimo film del regista turco, ormai italianizzato, Ferzan Özpetek. I temi classici della sua cinematografia, come la centralità dei sentimenti, le relazioni umane e l’omosessualità, tornano anche in quest’opera. Ma, a differenza delle precedenti, qui il regista abbandona l’impianto corale per concentrarsi su i due protagonisti: Pietro ed Enea.

Interpretati da Damiano Gavino e Andrea di Luigi, i due personaggi portano avanti un film che racconta trent’anni di vita, tra successi e malinconie. Con Luisa Rainieri e Greta Scarano ad accompagnarli nella loro crescita, il film svela una storia personale del regista, che decide di regalare al pubblico. In arrivo su Netflix il primo novembre.

La trama di Nuovo Olimpo

Il cinema Nuovo Olimpo è uno di quei luoghi che sembrano essere costruiti al di fuori della realtà. Nella Roma della fine degli anni 70, tra le violente manifestazioni del periodo, questo cinema surreale è situato tra le stradine del centro. Qui si incontrano gli uomini gay della capitale, mentre vengono proiettati capolavori cinematografici come Nella città l’Inferno e Il giardino dei Finzi Contini. La cassiera, Titti, che si trucca e si veste esattamente come Mina, prende a ben volere tutti i giovani che entrano nel suo cinema. E qui si incontrano Enea e Pietro.

Aspirante regista il primo e studente di medicina il secondo, tra i due scoppia subito la passione. In una altolocata casa del centro di Roma il loro amore si consuma, ponendo le premesse per una relazione importante. Ma la sorte improvvisamente li allontana. Senza aver avuto la possibilità di scambiarsi il numero di telefono o l’indirizzo, Enea e Pietro sembrano essere destinati a non incontrarsi più. Si cercano tra i corridoi del Nuovo Olimpo, tra i vicoli di Roma, ma per decenni non riescono a trovarsi.

Gli anni passano, Enea diventa un importante regista e Pietro dà avvio alla sua carriera di chirurgo. La prima opera cinematografica di Enea racconta romanticamente l’unico incontro avvenuto con Pietro quella notte nella casa di Roma. Pietro, accompagnato dalla donna che è ormai sua moglie, vede il film e ripensa con malinconia a quell’amore sfuggente che non sono riusciti a salvare dal passare del tempo. Ma il destino ha in serbo per loro altre sorprese, oltre il tempo e la distanza.

Il doppio amore di Ferzan Özpetek

Luisa Ranieri in una scena del film Nuovo Olimpo

Nuovo Olimpo è innanzitutto una dichiarazione d’amore al cinema. I cinema con le sale storiche, dalla gestione familiare, dove si sceglie quotidianamente quali film proiettare. In Italia, alla fine degli anni 70 dentro la sala non era più possibile fumare, ma nel corridoio si. Un cinema che si trasforma in luogo di incontro, dove tutti si conoscono e si sentono liberi di esprimersi, senza alcuna riserba. Il protagonista Enea diventa il doppio di Özpetek per raccontare la storia di un appassionato della settima arte che deve fare i conti sia con il successo sia, per conseguenza, con le relazioni che deve intrecciare in questo nuovo mondo. Come Spielberg nel recente The Fabelmans, Come Sorrentino ne È stata la mano di Dio, Ferzan sente l’esigenza di mostrare al pubblico se stesso e il proprio amore per il cinema, in una veste molto vicina all’autobiografia. Anche Özpetek si aggiunge ai tanti (forse troppi?) che sembrano sempre più parte di una tendenza metacinematografica: tantissimi film, negli ultimi anni, sul cinema nel cinema.

Nonostante la centralità dei protagonisti maschili, Özpetek crea per il pubblico due personaggi femminili chiave. Un impeccabile Luisa Rainieri si trasforma in una Mina del popolo, un personaggio inizialmente di secondaria importanza, ma che con la sua forza e il suo carisma si prende pian piano tutta la scena. Mentre Greta Scarano rappresenta la seconda scelta, la donna che per tutta la vita mette da parte se stessa nella speranza di ottenere un cenno di assenso da parte di Pietro, suo marito. Menzione speciale anche a Aurora Giovinazzo, amica e amante fedele di Enea, che lo accompagna dalla prima giovinezza all’età adulta. 

Regista del capolavoro senza tempo Le fate ignoranti (che rappresenta bene quale sia la poetica cinematografica dell’autore) In questo film il regista apre il suo bagaglio di esperienza e porta sullo schermo una storia personalissima, ampliandola fino a renderla collettiva. La storia d’amore tra Enea e Pietro diventa manifesto dell’amore idealizzato della gioventù, l’unico a essere davvero capace di trascendere il tempo e lo spazio. Perché non importa quanto duri effettivamente una relazione è l’intensità di un incontro che fa la storia.”

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