Nuclear Now, recensione: l’appello inequivocabile di Oliver Stone

Oliver Stone torna a fare ciò che gli riesce meglio. Indagare sulle verità che ci sono state tenute nascoste. Spulciare tra le teorie di complotto più chiacchierate. E lo fa, ancora una volta, sfruttando il meglio che la sua abilità dietro la macchina da presa può offrire. Qui con un tocco di rigore e scientificità in più.
Oliver Stone in una scena del film documentario Nuclear Now

Ore 15:30. Nella sala 1 del Cinema Massimo abbiamo visto Nuclear Now. Il documentario diretto da Oliver Stone e la masterclass a lui dedicata hanno monopolizzato l’attenzione nella giornata di chiusura del 41esimo Torino Film Festival. Oltre che ai nomi dei vincitori, ovviamente. E all’ottimo Yannick di Dupieux. Stone, poco prima della proiezione del film documentario, ha ricevuto il Premio Stella della Mole, direttamente dalle mani di Enzo Ghigo e Domenico Gaetano, presidente e direttore del Museo Nazionale del Cinema.

Oliver Stone paladino della verità

Durante l’incontro con il regista alla Cavallerizza Reale erano presenti anche Steve Della Casa, direttore del TFF, e Beatrice Borgia, presidente della TPFC. L’intervista a Stone parte dalla sua autobiografia Chasing the Light, che ripercorre la vita del regista dall’infanzia ai suoi primi passi nell’industria cinematografica. “I primi vent’anni circa della mia vita sono stati costellati da una serie di grandi bugie – dice Stone – prima il divorzio dei miei genitori. Io consideravo la mia famiglia come il paradiso terrestre e la cosa mi ha colpito duramente. Poi la guerra in Vietnam e infine l’assassinio di JFK”.

“Ho quindi dedicato buona parte della mia carriera come regista al tentativo di fare luce sulle verità occultate, sulle menzogne e sulle pericolose implicazioni che sono derivate dalla diffusione di falsità”. Possiamo quindi leggere anche il suo ultimo lavoro, Nuclear Now, all’interno di quest’ottica e modus operandi. “Questo film è rivolto in primis a tutti coloro che fanno parte della mia generazione e che hanno sviluppato tutta una serie di paure attorno al nucleare, generate per lo più dalla falsa informazione”.

Ed è infatti con questa nota citazione di Marie Curie che Nuclear Now si apre: “There is nothing in life to fear, just to understand”. Il monito che Stone si ripropone di far assimilare al suo pubblico non si discosta infatti molto da queste parole. È secondo lui il potere di ciò di cui abbiamo paura che può salvarci. Se fare un maggior affidamento sull’energia nucleare potrebbe causare malumori e controversie, è ormai urgente e necessario superarle. Anche perché, Stone ci illustra, sono unicamente frutto di disinformazione e confusione. Il regista si è anche di recente espresso su una tematica, di certo minor levatura, ma pur sempre all’ordine del giorno nel panorama hollywoodiano. Ovvero la saga di John Wick, che sembrerebbe non incontrare i gusti di Stone.

Nuclear Now e la soluzione al cambiamento climatico

La minaccia del cambiamento climatico non è più ignorabile. Il mondo deve prendere coscienza dell’inversione di tendenza da compiere in quanto alla produzione del fabbisogno energetico. Il nucleare è quindi il punto di partenza verso una soluzione, secondo il regista. L’unica valida alternativa che è conveniente percorrere. La potenza che questo tipo di energia può fornire va pertanto ideologicamente separata da quelle che sono le armi e la guerra nucleare.

“Il ricorso al nucleare è una valida alternativa ai combustibili fossili che deve essere presa in considerazione, in parallelo alle fonti di energia rinnovabili. – dice Stone – Il nucleare è in grado di fornire una tale intensità di partenza da poter soddisfare il fabbisogno energetico dell’intera umanità, e non solo in termini di energia elettrica. Le scorie sarebbero poi più limitate. Il petrolio non dovrebbe poi essere allontanato del tutto, ma destinato ad altri utilizzi”.

Uscire dalla paura per salvare il futuro del pianeta

Oliver Stone durante un'intervista in una scena del film documentario Nuclear Now

Nuclear Now passa in rassegna, forse un po’ troppo sommariamente, la storia del nucleare nella storia dell’umanità, con tutti i suoi momenti segnanti, per così dire. In tutti gli utilizzi, propri e impropri, che ne sono stati fatti, mostrando ancora una volta la grande capacità di Stone di portare su schermo un’analisi del suo tempo. Le sequenze scorrono senza intoppi e catturano l’attenzione dello spettatore, ma si ha l’impressione di rimanere troppo in superficie e di non scavare davvero a fondo in tutte quelle dinamiche che hanno portato oggi alla situazione di stallo che impedisce di sfruttare a pieno i benefici del nucleare.

Perché è alla fine questo che Stone cerca di indagare con il suo progetto. È in quella zona d’ombra che cerca di fare luce con il suo cinema. Cos’è quindi che ha segnato una battuta d’arresto a quell’idea avanguardistica che Eisenhower aveva sviluppato già negli anni ’50? Cos’è che ci ha impedito di essere oggi un paese a zero emissioni? La risposta a tutto questo potete già intuirla. Un misto di tutte quelle angosce e paure, di quelle demonizzazioni e mistificazioni dei reali rischi del nucleare. Alimentati poi da coloro che avrebbero tratto uno svantaggio, in particolare economico, dalla sua diffusione.

Perchè il nucleare e la sua natura, ci dice Stone, non sono intrinsecamente pericolosi per l’uomo. La responsabilità dei due maggiori disastri nucleari è da attribuire in maggior misura a cause esterne e ad un utilizzo non in sicurezza della materia prima. E l’impatto di queste tragedie in termini di vittime è comunque inferiore a quello delle ben più numerose tragedie delle industrie legate ai combustibili fossili. Senza contare le ripercussioni e i danni a lungo termine delle emissioni derivate. Le fonti rinnovabili da sole non sono sufficienti per soddisfare il fabbisogno energetico di un’intera nazione. L’umanità deve uscire dalla paura per poter sfruttare al meglio una risorsa che è disponibile nella natura del nostro pianeta e che potrebbe permetterci di salvarlo.

Se però, come lo stesso regista afferma, a differenza dei suoi precedenti lavori già di impianto fortemente documentaristico, quali Snowden o JFK, qui l’elemento fittizio della narrazione non è presente, allora Nuclear Now avrebbe potuto essere un’occasione per dare spazio ad un maggiore approfondimento storico e scientifico. Il che avrebbe, se non altro, dato più forza alla posizione di Stone, più di quanto non lo facciano già le accattivanti grafiche e la voce narrante dello stesso regista. Per buona o meno che sia la sua causa. In ogni caso anche Nuclear Now, come già JFK, avrà le sue ripercussioni e influenze sull’opinione pubblica (e non solo). E di questo Stone ne è certo. Non ci resta che attendere per poterne valutare la portata.

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