Non solo Dahmer: tutti i serial killer interpretati da Evan Peters

Oggi è il compleanno dell’attore statunitense Evan Peters. Famoso per la sua lunga collaborazione con la serie cult American Horror Story, ha recentemente riscosso un grande successo per la sua interpretazione di Jeffrey Dahmer nella serie sul cannibale di Milwaukee, l’ultimo di molti spietati assassini di cui ha vestito i panni.
Evan Peters è Jeffrey Dahmer nella serie tv Dahmer

Nato il 20 gennaio del 1987 a St. Louis in Missouri, Evan Peters compie oggi 37 anni. Capelli scuri, occhi neri, una faccia da bravo ragazzo, è tra gli attori più amati degli ultimi anni. Dopo aver esordito a soli 17 anni come protagonista del film Clipping Adams, il successo arriva per lui nel 2011. Il regista Ryan Murphy lo sceglie uno dei personaggi principali di Murder House, prima stagione della serie antologica American Horror Story

La serie ideata da Ryan Murphy e Brad Falchuk è ormai ritenuta un piccolo cult degli anni Dieci. Con ogni stagione tematicamente diversa dall’altra, AHS porta sul piccolo schermo raccapriccianti episodi di true crime, creepypasta, racconti di paura del folklore americano. Dalla prima stagione con protagonista una casa di fantasmi, al manicomio di Asylum, alla setta di streghe di Coven, negli anni AHS si è sempre più affermata nell’immaginario degli appassionati del genere horror. L’iconica sigla e le tematiche convincenti hanno permesso alla serie di arrivare oggi alla dodicesima stagione, pur con alti e bassi. Evan Peters è stato tra i suoi protagonisti più fedeli, partecipando a ben nove stagioni. 

Negli ultimi anni la sua interpretazione migliore: il serial killer cannibale Jeffrey Dahmer. Forte degli assassini interpretati in AHS, Evan Peters dedica tutto se stesso a questo ruolo, che definirà il più difficile mai affrontato. La serie ha ottenuto uno straordinario successo sulla piattaforma streaming, ma ha fatto infuriare alcuni spettatori in particolare. In occasione del suo compleanno riscopriamo insieme tutti gli spietati omicidi di cui l’attore ha dovuto vestire i panni, tra personaggi veri e altri puramente inventati.

Tate Langdon: il sociopatico della Murder House

Evan Peters è Tate Langdon in una scena della serie tv American Horror Story Murder House

Non si può non partire dalle origini. Tate Langdon è il primo personaggio di questo genere interpretato da Peters. Un personaggio che, dopo più di dieci anni, ancora divide il pubblico. Adolescente misterioso e problematico, Tate è in cura presso il dottor Harmon, il nuovo proprietario della casa. Presto Tate entra in confidenza con la figlia, Violet Harmon, una sedicenne attratta da tutto ciò che appare oscuro e affascinata da questo ragazzo dallo stile apertamente influenzato da Kurt Cobain. Mentre i due stringono amicizia, Violet inizia a notare come il rapporto tra Tate e la casa sia ambiguo, in quanto lui sembra conoscerla molto meglio di lei. 

Nel corso delle puntate Violet scoprirà che Tate è in realtà un fantasma, prigioniero della casa insieme a molti altri personaggi. Prima della sua morte, Tate è stato responsabile di una strage nel suo liceo, che ha portato cinque compagni di scuola a perdere la vita. A queste vittime seguiranno altre terribili uccisioni. Consapevole dei propri pensieri omicidi, Tate prova sinceramente a farsi aiutare dal dottor Harmon, ma non riuscirà mai a trovare pace, né da vivo né da morto.

Il personaggio di Tate è ispirato al massacro della Columbine High School, una strage del 1999 americana. Due studenti della scuola, Eric Harris e Dylan Klebold, si introdussero nell’edificio armati e aprirono il fuoco su numerosi compagni di scuola e insegnanti in varie zone della scuola ad esempio la biblioteca, nella quale si suicidarono al termine del massacro. In questa stagione Evan Peters ha il difficile compito di interpretare un giovane prigioniero di se stesso, più che della casa, mentalmente disturbato, che vorrebbe amore ma è tristemente consapevole della propria natura malvagia. 

James March e H.H. Holmes

Evan Peters in una foto promozionale della serie tv American Horror Story Hotel

Nella quinta stagione di AHSHotel, l’attore interpreta il proprietario dell’Hotel Cortez (ispirato al Cecil, albergo di Los Angeles noto alla cronaca per inquietanti incidenti e misteriose scomparse). James March è un signorile uomo di umili origini, arricchitosi negli anni Venti del 900, e fondatore del Cortez. L’edificio fu progettato appositamente per consentire al suo proprietario di uccidere senza essere scoperto. Ma non tutti sanno che questo personaggio è ispirato a un killer realmente esistito.

Nato in una famiglia metodista, H.H. Holmes è considerato il primo serial killer d’America. Arrivato nella degradata Chicago nel 1886, compra un terreno e costruisce un imponente edificio. La struttura diventa un albergo, ribattezzato dalle persone del luogo come Il Castello, un posto oscuro, pieno di trabocchetti, stanze segrete, e laboratori di tortura. Lì Holmes dà vita a tutta la propria fantasia di killer, seviziando e uccidendo oltre 150 vittime. Arrestato, in prigione si convince di essere il diavolo stesso.

Evan Peters e il triplice ruolo in AHS: Cult

Evan Peters in una foto promozionale della serie tv American Horror Story Cult

Dopo anni di esperienza sul set di AHS, nella settima stagione Ryan Murphy gli affida un compito ancora più complesso. Evan Peters non solo sarà il principale antagonista della stagione, Kai Anderson, ma interpreterà anche l’artista Andy Wharol e il famigerato killer Charles Manson. La settima stagione affronta molte paure, dalla tripofobia alla coulrofobia, il timore irrazionale per i buchi e i pagliacci. L’atmosfera che circonda i personaggi è quella dei complotti, delle sette e dei loro carismatici leader. Mentre in America Hilary Clinton e Donald Trump dibattono prossimi alle elezioni. 

Kai Anderson

Qui Evan interpreta nuovamente un giovane sensibile e problematico. Dopo aver perso i genitori da adolescente e aver scelto di occultare i cadaveri, Kai viene indirizzato alla violenza dalla sua terapista, avendo difficoltà a controllare la rabbia. Viene incitato a entrare in politica, perseguendo ideali estremi. Il giovane è fermamente convinto infatti che l’unico modo per controllare le masse sia quello di fare leva sulle paure delle persone. Leader di una setta, Kai vuole servirsi della paura per scatenare il caos politico. 

Charles Manson

Abbandonati i panni di Kai per due episodi, Peters veste quelli di uno dei più noti criminali americani: lo spietato leader della Manson Family. Famoso per essere il mandante dell’omicidio di Sharon Tate e suoi amici e di Leno LaBianca e sua moglie, Manson viene ritenuto da Kai un esempio di virilità. Kai racconta la storia degli omicidi e del carismatico mandante ai suoi seguaci, per giustificare la sua terribile sete di potere. 

Il ruolo più complicato per Evan Peters: Dahmer

Evan Peters è Jeffrey Dahmer nella serie tv Dahmer

Nel 2022 Netflix ha portato sulla sua piattaforma una serie dedicata al cannibale di Milwaukee: Jeffrey Dahmer. Colpevole di tortura, omicidio e cannibalismo, fu ritenuto responsabile di 17 omicidi. L’attore ha raccontato in molteplici interviste il suo timore nel vestire i panni di questo personaggio: “Sono andato nel panico, non sapevo se potevo riuscire o meno nell’interpretazione. Sapevo che sarebbe stato oscuro, sapevo che sarebbe stato difficile. È stata una sfida incredibile.”

Rispetto ai personaggi di AHS, per questo determinato ruolo, Peters sente la necessità di un maggiore approfondimento. Inizia quindi un percorso immersivo nella biografia di Dahmer, accompagnata dalla visione degli interrogatori e della lettura di ogni deposizione. Per quattro mesi di preparazione, Peters ha indossato pesi di piombo intorno alle braccia e alle caviglie, per appesantire la propria andatura: “Dahmer ha una schiena molto dritta, non muove la braccia quando cammina, per questo ho pensato di mettere dei pesi sulle braccia per capire come ci si sente. Ho sempre indossato i suoi occhiali e sono stato costantemente con una sigaretta in mano.” 

Il realismo doveva essere estremo: “Volevo che tutte queste cose fossero una vera e propria seconda natura, ho guardato molte riprese, molte immagini di repertorio, ho lavorato con un vocal coach per abbassare il tono della voce. Lui aveva un modo di parlare molto particolare. Ho creato un file audio di 45 minuti nei quali ho cercato di parlare come lui e l’ho riascoltato tutti i giorni, nella speranza di imparare a parlare come lui.”

E l’impegno attoriale è valso ogni fatica. L’anno dopo Evan Peters conquista il Golden Globe, come miglior attore protagonista. Per il momento l’attore sembra volersi allontanare da tanta oscurità, per dedicarsi a progetti di ben altra natura. E noi non possiamo certo dargli torto.

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