Non è mai troppo tardi: i più anziani ad aver vinto l’Oscar

Le candidature agli Oscar 2024 sono state rivelate e, come ogni anni, agli emergenti si uniscono le vecchie glorie del cinema internazionale. Questa presenza agée ci ha suscitato una domanda: quali sono le vittorie più "anziane" della storie del premio? Qui le trovate tutte!
Il premio Oscar conferito dall'Academy of Motion Picture Arts and Sciences

Le nominations agli Oscar sono state rivelate lo scorso 23 gennaio. La stagione dei premi è ancora (relativamente) lunga, ma l’attesa per i verdetti rivelati dalla cerimonia di assegnazione (che sarà trasmessa, in Italia, la notte tra il 10 e l’11 marzo) è già spasmodica. Chi trionferà tra il colossale Oppenheimer, l’instant cult Barbie, il clamoroso Povere creature!, il gioiellino The Holdovers – Lezioni di vita e gli “stranieri” Anatomia di una caduta e La zona d’interesse? Ai migliaia di giudici dell’Academy of Motion Picture Art and Sciences l’ardua sentenza. Intanto, quello che possiamo fare è analizzare i candidati che, come ogni anno, offrono moltissimi spunti di riflessione a noi “addetti ai lavori”.

Tra le curiosità che ci hanno colpito maggiormente, c’è sicuramente l’anagrafica di alcuni candidati. Ci spieghiamo meglio: l’edizione 2024 degli Academy Awards sarà caratterizzata da una quanto mai variegata presenza di “prime volte” e “vecchi glorie” del cinema internazionale. La palma di “più agée” della stagione la portano a casa sicuramente Thelma Schoonmaker (montatrice storica delle pellicole di Martin Scorsese e più anziana candidata nella categoria a 84 anni), Martin Scorsese (a 82 anni, il più anziano candidato alla miglior regia di sempre) e John Williams (che, a quasi 92 anni, si porta a casa il record di candidato più anziano nella categoria dedicata ai compositori di colonne sonore battendo… sé stesso).

Presto, ancora troppo presto per dire se uno di questi tre (al momento non sono tra i favoriti) porterà a casa la statuetta, diventando il vincitore o la vincitrice più anziano di sempre. Ma questa possibilità ci ha dato lo spunto per scrivere questo articolo. Qualche settimana fa, vi parlammo dei vincitori più giovani di ciascuna delle categorie “individuali” degli Academy Awards (qui l’articolo). Bene. Ora, da redazione che ambisce alla completezza quale siamo, dopo una rapida immersione nella storia degli Oscar, eccoci a presentarvi invece l’altro lato della medaglia: la lista dei più anziani ad aver vinto il premio più ambito del panorama cinematografico statunitense (e, diciamoci la verità, anche internazionale).

Migliori effetti sonori – John Carter per Lo squalo

Roy Scheider in una scena del film Lo squalo

Come si fa a rendere terrificante un film in cui sostanzialmente non si vede niente di spaventoso? O meglio, qualcosa si vede (un po’ di sangue, qualche carcassa umana), ma poco, molto poco per un film che si presenta come horror. E allora perché Lo squalo è ancora così dannatamente efficace? Be’, proviamo a rispondervi noi: un po’ per via del regista (Steven Spielberg), un po’ per le interpretazioni febbrili degli attori (Roy Scheider, Robert Shaw e Richard Dreyfuss in stato di grazia), un po’ per la colonna sonora (guarda caso, proprio di John Williams) perfettamente ansiogena, un po’ per la scelta stessa di mostrare poco la fonte dell’orrore e un bel po’ per il sapiente utilizzo del talento della varie maestranze, tra cui quello dei quattro addetti agli effetti sonori: Robert L. Hoyt, Roger Heman, Earl Madery e John Carter, premiati con l’Oscar durante l’edizione del 1976. L’ultimo della lista, Carter, è ancora oggi il più anziano (con i suoi 68 anni) vincitore nella categoria.

Miglior montaggio sonoro – Treg Brown per La grande corsa

Jack Lemmon e Natalie Wood in una scena del film La grande corsa

L’Oscar per il montaggio sonoro (dal 2021 confluito con la categoria precedente in quella generica dedicata al film col miglior suono) nasce nel 1964. Due edizioni dopo (1966), Treg Brown vince la statuetta per il suo lavoro nel bizzarro film di Blake Edwards La grande corsa (che mette in scena una divertente e delirante parodia della Mille Miglia nostrana con svolgimento, in questo caso, tra New York e Parigi, con parecchi risvolti comici tra sabotaggi, inganni e matrimoni. Una gara realmente esistita ma qui decisamente traslitterata nel linguaggio cinematografico). Da allora, oltre cinquanta edizioni degli Academy Awards non hanno visto nessuna persona con più di 66 anni portare a casa il trofeo. Il fatto buffo? Oltre cinque decenni dopo, l’ultimo vincitore nella categoria (Donald Sylvester) è stato premiato per Le Mans ‘66 – La grande sfida, di James Mangold, con al centro una sfida automobilistica molto più realistica (ma altrettanto folle)!

Migliore canzone originale – Sampooran Singh Kalra per The Millionaire

C’è poco da dire, l’edizione degli Academy Awards del 2009 fu un vero e proprio trionfo per The Millionaire di Danny Boyle. Il racconto dell’inaspettata vittoria di Jamal Malik al gioco televisivo che dà il titolo italiano al film sbancò l’edizione, portando a casa 8 statuette distribuite su altrettante categorie (tra cui le due principali: film e regia). Un riconoscimento da più parti discusso, che resta però un abbagliante dato di fatto. Tra le numerose vittorie ottenute dal film del regista di Trainspotting, una delle più rilevanti è quella alla migliore canzone (Jai Ho). Non tanto per il premio in sé (ma, ehi, stiamo comunque parlando di un Oscar!), quanto perché la statuetta vinta da Sampooran Singh Kalra rimane ancora oggi la più “anziana” di sempre. Artista poliedrico, Kalra, noto anche come Gulzar, vinse il premio (insieme al compositore A. R. Rahman, vincitore quell’anno anche per la colonna sonora) all’età di 74 anni.

Migliore colonna sonora – Ennio Morricone per The Hateful Eight

Lo diciamo noi o lo dite voi? Va be’, iniziamo noi: meglio tardi che mai! Magari verrà superato quest’anno da John Williams (difficilissimo: il favorito, ad oggi, è uno e uno soltanto, Ludwig Göransson), però nulla toglierà mai a Ennio Morricone di essere una leggenda assoluta del cinema mondiale, anche (ma non certo solamente) per la sua vittoria agli Oscar del 2016, ottenuta per The Hateful Eight, il più sottovalutato dei film di Quentin Tarantino. Meno memorabile di altre opere del compositore (tra i quali ricordiamo quelle per la Trilogia del dollaro, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Mission, Nuovo Cinema Paradiso) ma altrettanto potente, il lavoro di Morricone nel film del regista statunitense valse all’artista italiano la statuetta tanto inseguita (come si vede nel documentario di Giuseppe Tornatore, Ennio, il compositore non prese molto bene la sconfitta agli Oscar del 1987. Non a torto… ), che ancora oggi gli permette di avere il titolo di più anziano vincitore nella categoria (a 87 anni). In attesa di John Williams…

Migliori costumi – Ann Roth per Ma Rainey’s Black Bottom

Il cast di Ma Rainey's Black Bottom in una scena del film

Classe ’31, Ann Roth detiene il record di più anziana costumista ad aver mai vinto la statuetta dorata conferita dall’Academy. A novant’anni tondi tondi. Dopo una prima vittoria nel 1997 (per i costumi de Il paziente inglese, film ambientato durante la Seconda guerra mondiale, di Anthony Minghella), Roth trionfò nuovamente nella categoria nel 2021, per il film (passato in verità un po’ inosservato, fatta eccezione per la trascinante performance del compianto Chadwick Boseman, premiato postumo a Golden Globes e arrivato ad un passo dagli Oscar, sconfitto da un protagonista della nostra lista, che incontreremo tra poco) Ma Rainey’s Black Bottom, dove ricostruisce perfettamente l’abbigliamento, di un gruppo di musicisti afroamericani impegnati in tesissime incisioni (al centro ci sono frizioni “umane” tra i vari musicisti ma sullo sfondo è forte la tematica razziale) in studio di registrazione alla fine dei Ruggenti anni Venti, a Chicago.

Migliore trucco e acconciatura – Gail Rowell-Ryan per Il Grinch

Jim Carrey è il Grinch nel poster del film

In quanti hanno scoperto ad un’età di cui non vanno fieri che ad interpretare il Grinch è Jim Carrey? Non ci vedete, ma vi assicuriamo che siamo con voi: in fin dei conti, siamo tutti sulla stessa barca. Ecco, quindi, se non ci siete arrivati da bambini, tranquilli: tutto normale. Proprio quello era lo scopo del regista del film, Ron Howard, che affidò a Rick Baker (il decano del trucco del cinema statunitense, premiato ben 7 volte nella categoria) e Gail Rowell-Ryan il trucco pesantissimo che copre completamente corpo e viso del divo canadese. Con la sua vittoria (nell’edizione 2001 del premio), la Rowell-Ryan rimane ancora oggi la più anziana di sempre ad aver conquistato la statuetta (a 61 anni). Ecco, quindi non preoccupatevi di non aver riconosciuto il poliedrico interprete dietro la maschera verde del misantropo verde “che odia il Natale”: tutto normale, il trucco era in mano alla storia del cinema.

Miglior scenografia – Ken Adams per La pazzia di Re Giorgio

Le ricostruzioni storiche hanno sempre trovato grande apprezzamento in quel dell’Academy. Sia dal punto di vista recitativo (quante volte a trionfare è stata la performance di attori nei panni di personaggi realmente esistiti, anche a discapito di interpretazioni migliori?) sia dal punto di vista tecnico. E la categoria riservata alla scenografia non è da meno. Tante le statuette ottenute da artisti che hanno ricostruito scenari reali (o almeno ispirati al reale). Tra questi anche Ken Adams, John Fenner e Carolyn Scott che, nel 1995, portarono a casa la statuetta di categoria per l’ottima ricostruzione dell’Inghilterra fine-settecentesca nel film La pazzia di re Giorgio, di Nicholas Hytner che racconta, come si può dedurre, un periodo (1788-1789) di follia del sovrano britannico. Il primo dei tre, Adams, già vincitore della statuetta per Barry Lyndon di Stanley Kubrick, trionfò a 73 anni, il più anziano di sempre a vincere nella categoria.

Miglior montaggio – Michael Kahn per Salvate il soldato Ryan

Il cast di Salvate il soldaro Ryan in una scena del film

Diciamoci la verità: l’inizio di Salvate il soldato Ryan ha colpito tutti (e direte: “grazie al ca…”). Il trionfo del cinema che si manifesta nel racconto di uno degli eventi più sanguinosi di sempre (lo sbarco in Normandia). Una sequenza che vale un film intero. E se quella sequenza è un pezzo di cinema irripetibile, buona parte del merito va anche al montaggio di Michael Kahn, leggendario editor di Steven Spielberg, uno che ha accompagnato il regista per praticamente tutta la sua carriera (letteralmente: da Incontri ravvicinati del terzo tipo, quarto lungometraggio cinematografico dell’autore, ha montato tutte le sue opere successive). Terzo riconoscimento conferitogli dall’Academy, quello per il lungometraggio militare di Spielberg gli vale tuttora il primato di più anziano vincitore del riconoscimento (a 68 anni suonati). E visto che è ancora attivo, mai dire mai…

Miglior fotografia – Conrad Hall per American Beauty (e per Era mio padre)

Kevin Spacey e Thora Birch in una scena del film American Beauty

Ecco, il caso che riguarda Conrad Hall è certamente il più particolare che incontreremo in questa nostra lista di vincitori agée. Leggenda assoluta della fotografia cinematografica (ben prima dei film in questione, Hall vinse un Oscar per la fotografia di un film leggendario come Butch Cassidy), il DOP (director of photography) vinse la sua seconda statuetta nel 2000, a 74 anni, per il capolavoro di Sam Mendes, American Beauty, dove unisce una fotografia realistica ad una invece che tende all’onirico. Tre anni dopo, nel 2002, ottenne nuovamente la statuetta, per Era mio padre, sempre di Mendes. Al momento del conferimento del premio però, Hall era deceduto da un paio di mesi. Per cui, cosa succede ai fini della nostra lista? Niente. Nel 1999, era già diventato il più anziano vincitore e nel 2002 avrebbe solo ulteriormente confermato il suo primato.

Migliore sceneggiatura non originale – James Ivory per Chiamami col tuo nome

Chiamami col tuo nome ha reso Timothée Chalamet un divo assoluto dello star system statunitense. Chiamami col tuo nome ha reso Luca Guadagnino una star internazionale della regia (un passo non scontato per un italiano). Ma, soprattutto, Chiamami col tuo nome ha permesso al leggendario sceneggiatore e regista James Ivory di ottenere la sospirata statuetta dell’Academy, un trofeo inseguito per almeno tre decenni. Arrivatoci infatti vicinissimo per almeno tre volte (con sceneggiatura e regia di Camera con vista, Casa Howard e Quel che resta del giorno), lo sceneggiatore sembrava essersi arreso. Ma poi, l’adattamento del romanzo di André Aciman, che racconta la drammatica e dolorosa storia d’amore tra Elio e Oliver, cambiò inaspettatamente le carte in tavola. Vittoria agli Oscar del 2018 e record di più anziano di sempre a vincere la statuetta nella categoria (a 89 anni!). Il cinema dà, il cinema toglie.

Migliore sceneggiatura originale – Woody Allen per Midnight in Paris

Marion Cotillard e Owen Wilson in una scena del film Midnight in Paris

Chi se non il recordman assoluto in quanto a candidature nella categoria poteva essere il detentore di questo primato? Ebbene sì, con il suo trionfo per la brillante sceneggiatura di Midnight in Paris, Woody Allen è il più anziano (a 76 anni) di sempre ad aver vinto la statuetta nella categoria dedicata agli script originali. Parzialmente autobiografica, o meglio: immersa nelle sue convinzioni e nella sua disillusione (non certo una novità per lo sceneggiatore, attore e regista newyorkese) sul cinema e sull’arte, la pellicola del 2011 immagina che uno sceneggiatore statunitense, frustrato all’industria e dalla compagna, riesca finalmente a trovare soddisfazione professionale e sentimentale quando viene sbalzato negli anni Venti parigini. Nemo propheta in patria. Nemmeno Woody Allen (che infatti, l’ultimo film lo ha girato in Francia: qui la nostra recensione da Venezia 2023).

Migliore attrice non protagonista – Peggy Ashcroft per Passaggio in India

Non è nuovo che, dopo un Oscar, la carriera di un artista abbia una svolta (o si inceppi completamente). Qualcosa di simile a quanto successo a Peggy Ashcroft, la più anziana vincitrice nella categoria dedicata alle attrici non protagoniste (con i suoi 77 anni di età), che dopo la vittoria della statuetta dorata ebbe una nuova giovinezza: una nuova candidatura ai Golden Globes e altre due ai BAFTA (per semplificare, gli Oscar britannici). Ma è con David Lean alla regia di Passaggio in India che la storica attrice britannica ottenne il sospirato riconoscimento di una carriera lunghissima (iniziata addirittura a inizio anni trenta, durante i quali lavorò anche con Hitchcock, prima del trasferimento del regista negli Stati Uniti, e poi continuata tra cinema e, soprattutto, teatro). Impegnata nel ruolo di una donna che esplora l’India in compagnia della fidanzata del figlio, la Ashcroft offre una performance solida e commovente, che le permise di sbancare durante la notte degli Oscar del 1985 (dominata dal capolavoro Amadeus, Miloš Forman, che portò a casa 8 statuette).

Migliore attore non protagonista – Christopher Plummer per Beginners

Christopher Plummer in una scena del film Beginners

La stagione dei premi del 2012, perlomeno nella categoria dedicata ai migliori attori non protagonisti, ebbe un solo vincitore: l’interprete britannico Christopher Plummer. Dopo una carriera iniziata a fine anni ‘50 (!), Plummer ottenne la sua prima candidatura al premio Oscar nel 2010 (per The Last Station, dove recita con la connazionale Helen Mirren), una seconda nel 2012 (per Beginners, appunto, titolo che, nel ruolo di un anziano padre che rivela al figlio di essere omosessuale, gli permise di ottenere la vittoria che ancora oggi gli permette di essere il più anziano in assoluto ad aver ottenuto il premio nella categoria, a 82 anni) e una terza, a 88 anni (record anche questo!), nel 2018, per Tutti i soldi del mondo di Sir Ridley Scott. Una carriera iniziata fortissimo (Tutti insieme appassionatamente fu uno dei primi film da lui girati) e conclusasi (con tre noms agli Oscar in otto anni) in modo altrettanto brillante, in un crescendo trionfale.

Migliore attrice protagonista – Jessica Tandy per A spasso con Daisy

Morgan Freeman e Jessica Tandy in una scena del film A spasso con Daisy

Il premio Oscar a Jessica Tandy, ottenuto dall’attrice britannica nel 1990 per A spasso con Daisy, sancì il coronamento di una carriera a dir poco lunga e vasta. Lunga, perché l’attrice debuttò nel 1944 ed è rimasta attiva fino a pochi mesi dalla morte, nel 1994. Vasta, perché l’interprete non rinunciò a nessuna possibilità lavorando nel cinema, nella televisione e, soprattutto, a teatro. L’interpretazione che le permise di ottenere l’Oscar è quella di una donna della buona società statunitense, Daisy, che, dopo un incidente automobilistico da cui è uscita illesa, viene costretta dal figlio ad assumere un autista, un uomo afroamericano che prima consegnava il latte.

Con sullo sfondo le lotte per i diritti civili della metà del Novecento, il film segue il mutare del rapporto tra i due: dalla diffidenza iniziale, all’amicizia finale. Con il premio ottenuto nel corso dell’edizione del 1990, Tandy detiene ancora oggi la palma di più anziana vincitrice nella categoria, a 80 anni. Per non farsi mancare niente, ottenne una seconda nomination due anni dopo.

Migliore attore protagonista – Anthony Hopkins per The Father

Oscar 2021. Chadwick Boseman è scomparso da qualche mese ma, prima di cedere alla malattia, aveva avuto il tempo di regalare una grande performance in Ma Rainey’s Black Bottom (uscito poi su Netflix a fine 2020). E l’Awards Season 2021 sembrava parlare chiaro: il favorito era lui. Dopo un’edizione particolare (svoltasi in ritardo rispetto al solito, con alcuni candidati a casa e con altri invece in sala), la cerimonia degli Academy Awards giunse all’ultimo premio (per ragioni ignote, quell’anno l’Oscar al migliore attore venne dato per ultimo).

Tutti si aspettavano che Joaquin Phoenix proclamasse Boseman come vincente, ma l’attore annunciò invece un altro vincitore: Sir Anthony Hopkins per The Father, pellicola nella quale interpreta un anziano affetto da demenza. Vincitore a 83 anni, Hopkins detiene grazie al premio ottenuto per The Father (che gli permise di bissare il trionfo del 1993 per Il silenzio degli innocenti) la palma di più anziano vincitore nella categoria. L’attore gallese (fatto curioso: tutti gli interpreti che detengono i record di anzianità sono di origine britannica), che non era in sala al momento della vittoria, seppe del trionfo solo il mattino successivo, quando ringraziò l’Academy e ricordò Boseman. Alla fine, applausi per tutti.

Miglior regista – Clint Eastwood per Million Dollar Baby

Chi se non lui, l’highlander del cinema statunitense, il più statunitense dei registi statunitensi, l’ultimo “regista della Hollywood classica”? Con il trionfo per la regia di Million Dollar Baby (2005), Clint Eastwood non entrò solo nella cerchia ristrettissima dei registi con due vittorie nella categoria, ma diventò anche il director più anziano di sempre a vincere la statuetta di categoria conferita dall’Academy (a 74 anni).

Dopo una carriera iniziata per lo più come attore (come non citare la Trilogia del dollaro, dove Eastwood recitò per il “nostro” Sergio Leone, la saga che lo vede nei panni dell’ispettore Callaghan e i numerosi action cui partecipò negli anni Settanta), Eastwood passò alla regia all’inizio degli anni Settanta, raggiungendo il massimo del suo livello tra i Novanta (quando conquistò la prima statuetta da regista per Gli spietati) e la prima metà dei duemila (quando, per il film drammatico sul pugilato ottenne la seconda, oltre ad alcune altre candidature). Le ultime opere non sono forse state all’altezza, ma, a novantatre anni suonati, il regista sta preparando quello che presumibilmente sarà il suo ultimo film. E da lui ci aspettiamo di tutto, anche che batta il suo stesso record. Million Dollar Clint.

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