No Sudden Move, recensione: quell’ultimo sporco lavoro di Soderbergh

No Sudden Move è un incredibile film di Soderbergh del 2021, presentato al Tribeca Film Festival e accolto con plauso della critica, ma se non ne avete mai sentito parlare non sorprendetevi. Poiché rilasciato durante la pandemia COVID-19, è passato ingiustamente inosservato. Recuperate subito la nostra recensione!
Don Cheadle e Benicio Del Toro nel poster del film No Sudden Move

Tanti auguri, Steven Soderbergh! Ieri, 14 gennaio 2024, il regista statunitense ha compiuto 61 anni. In 35 anni di carriera, Soderbergh ci ha regalato una filmografia vasta, varia e con picchi di iconicità. La sua opera meglio conosciuto è certamente la trilogia di Ocean’s, ma anche tra i suoi lavori meno noti si celano molte altre perle che è un peccato lasciarsi sfuggire. È il caso di No Sudden Move, pellicola di Soderbergh rilasciata nel 2021, in piena pandemia COVID-19. Come molti altri film usciti in questo periodo, No Sudden Move ha sofferto della mancanza di un rilascio in sala e si è dovuto accontentare di uno in streaming, per HBO, che ha suscitato scarsa attenzione.

Per il compleanno di Steven Soderbergh, vi proponiamo un gioiellino che potreste esservi persi tra la marea di prodotti rilasciati mensilmente dalle piattaforme streaming. Se amate il Soderbergh degli Ocean’s, le trame intricate e corali dei fratelli Coen e le storie sulla faccia sporca dell’America, questo è il film che fa per voi.

La trama

Detroit, 1954. Curt Goynes è un gangster appena uscito di prigione ed è a un lavoro di distanza dalla pensione. Gli servono ancora qualche migliaio di dollari per acquistare un terreno tutto suo a Kansas City e poi addio Detroit. Doug Jones, un intermediario per dei mandanti che preferiscono restare anonimi, è disposto a offrirgli quel lavoro. 5000 bigliettoni per una bazzecola: sorvegliare per tre ore la famiglia di un uomo, mentre quest’ultimo va a recuperare dei documenti nel suo ufficio. Nessuno deve farsi male: appena i documenti saranno nelle mani di Doug, Curt può lasciare la casa della famiglia Wentz con più soldi e meno preoccupazioni.

È un lavoro facile, troppo facile, tant’è che non è chiaro perché lo debba svolgere insieme ad altri due tipi loschi: Ronald Russo, gangster di origini italiane, e Charley, di cui si sa poco o nulla. I tre entrano in casa della famiglia Wentz, mascherati in modo da non farsi riconoscere, e obbligano Matt Wentz, contabile della General Motors Corporation, a recuperare i documenti richiesti dalla cassaforte del suo capo. Ed è qui che una trama che scorreva liscia come olio motore inizia a sfociare in direzioni inaspettate.

I documenti non sono più nella cassaforte, Charley sembra essere al corrente di qualcosa che Curt e Ronald ignorano e i personaggi cospargono i propri dialoghi di riferimenti a eventi o persone sconosciute come fossero briciole di pane, e il pubblico Pollicino che insegue la scia verso casa. Dopo i primi trenta minuti, tutto ciò che pensavate di aver capito di No Sudden Move potete gettarlo alle ortiche: non avete la minima idea di cosa vi aspetta.

We gotta get right back to where we started from

Don Cheadle e Benicio del Toro in una scena del film No Sudden Move

Con No Sudden Move, Soderbergh torna ai fasti del suo cinema heist in grande stile. Chiama all’appello un paio di vecchie conoscenze: Don Cheadle, l’esperto di esplosivi nella banda di Ocean, e Benicio del Toro, il suo Che. Loro saranno i punti cardine, rispettivamente Curt e Ronald. In secondo piano, invece, da un lato abbiamo vecchie glorie come Ray Liotta (scomparso da poco), Bill Duke e Brendan Fraser, che cavalca l’onda della rinascita della sua carriera. Dall’altro, David Harbour (Hopper di Stranger Things), Julia Fox (Diamanti grezzi), Kieran Culkin (Roman Roy di Succession) e Jon Hamm, che da Mad Men in poi fa sempre piacere rivedere in abiti vintage.  

Soderbergh gioca con un genere che conosce alla perfezione, che ha rivitalizzato e reinventato da sé vent’anni prima. La trama è condensata al massimo, il ritmo procede costante, rifiutandosi di abbandonare lo spettatore a lungaggini narrative e rivelando battuta dopo battuta tutte le informazioni fondamentali per orientarsi in questo gomitolo di vicende personali, questioni di affari, raggiri, ricatti e doppi giochi. Soderbergh ci porta a spasso per tutta Detroit, dalle case popolari alle ville in campagna, da sudici retrobottega a uffici di lusso, nei vicoli bui e sulle autostrade, raccontando una storia che parte come un classico gangster movie, ma va ad abbracciare una narrazione più ampia, che si interseca con la nostra realtà. No Sudden Move richiede la vostra totale attenzione, ma non preoccupatevi: non vi sarà difficile concedergliela.

Puzza di marcio

Matt Damon in una scena del film No Sudden Move

Uno degli espedienti narrativi più utilizzati di sempre, dal ciclo arturiano fino a Indiana Jones, è il MacGuffin. Per chi non lo sapesse, un MacGuffin è solitamente un oggetto necessario per mettere in moto una storia, ma in sé insignificante. L’esempio forse più noto è la valigetta di Pulp Fiction. Il MacGuffin è un meccanismo talmente comune nel cinema che la mente allenata di certi spettatori lo individua subito e lo archivia come pretesto narrativo.  Questo è quello che succede a chi guarda No Sudden Move per la prima volta e, focalizzatosi sul connettere i puntini di una trama all’apparenza inestricabile, sminuisce quasi in automatico il ruolo della cartella di documenti che Matt Wentz viene spedito a recuperare.

E invece è qui che Soderbergh ci tende una trappola a doppio, anzi triplo gioco. La cartella coi documenti di Wentz funge da molla narrativa; lo spettatore che vuole farsi furbo grida al MacGuffin, ma qui lo frega il terzo ribaltamento: quella cartella è importante per davvero. A differenza della valigetta di Marsellus Wallace, che quando la apri sei illuminato dalla luce del Signore, da quella dannata cartella fuoriesce un marciume puzzolente. Vi si nascondono sono temi come le discriminazioni razziali, la gentrificazione, l’inquinamento, la corruzione degli enti governativi, la strapotere delle megacorporazioni. E se scavate ancora più a fondo, c’è un’amara verità, pronunciata da Matt Damon in un cameo non accreditato, che invece meriterebbe molto più riconoscimento.

Che, per quanto ci sforziamo di puntare il nostro sguardo indagatore sul gradino più alto della scala del potere, se non siamo già su quel gradino non riusciremo mai a vederlo, o addirittura a comprenderlo; nello stesso modo in cui, chiunque stia appollaiato su quell’ultimo piolo, “non capirà mai il genio del magnifico universo di Dio, perché non è stato lui a crearlo”. Ma ciò che questa occulta o occulte figure hanno creato sono le regole del nostro mondo, a cui nemmeno i nostri sforzi più disperati possono sottrarsi.

Volete sapere che tipo film è No Sudden Move? È uno di quelli che finisce con le scritte a scorrimento, che ti spiegano poi le cose come sono andate finire. E se ne avete visti un po’ di film del genere, saprete che sono sempre pillole amare da ingoiare. Per fortuna c’è il cinema di Soderbergh che, bello com’è, ci aiuta a mandarle giù.

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