Netflix: la top 10 dei migliori film originali della piattaforma streaming

A chi denuncia un catalogo Netflix che sembra avere ormai poco da raccontare, ci ripensi. Di nuovi titoli interessanti se ne trovano sempre, ma c’è stato un tempo in cui Netflix ha prodotto in prima persona dei veri e propri capolavori. Sono i film originali Netflix, e questi sono i migliori.
Beasts of No Nation, The Irishman, Roma, Sto pensando di finirla qui e Da 5 Bloods - Come fratelli tra i migliori film originali Netflix

È un po’ di tempo ormai che non vediamo un bel film originale Netflix. Nel senso non già di film acquisiti dalla piattaforma per una distribuzione in esclusiva, ma di pellicole interamente prodotte dal gigante dello streaming. Nell’ultimo periodo si fatica a vedere della qualità in questo senso. Ma c’è stato un tempo in cui, trasformandosi da casa di distribuzione a vera e propria major produttiva, Netflix sembrava destinata a cambiare le sorti del cinema e non sempre in peggio, come la si voleva accusare. Sembrava destinata a diventare una nuova fucina di mecenatismo. Oggi vogliamo recuperare parte di quei film originali Netflix per stilarne una classifica di migliori. Dovevano essere 10, ma in realtà di parte con un ex aequo per l’ultima posizione.

10. Da 5 Bloods – Come fratelli, Spike Lee (2020)

Chadwick Boseman in una scena del film Da 5 Bloods - Come fratelli

Quattro veterani del Vietnam, a 50 anni dalla fine della guerra, tornano nella giungla per recuperare un tesoro nascosto. Insieme al loro caposquadra caduto in battaglia formavano i “Five Bloods”, un gruppo di amici e soldati il cui legame andava oltre al loro plotone di fanteria. L’ultimo “joint” di Spike Lee è un manifesto della sua follia e delle sue capacità profetiche: i protagonisti, afroamericani, sembrano soffrire di più degli altri la loro condizione di reduci in quanto neri. Si troveranno in un “Vietnam del 21esimo secolo” a combattere contro alcuni asiatici per il tesoro stesso, in quello che possiamo tranquillamente definire uno scontro fra minoranze con una feroce critica sociale a fare da sfondo.

Il film esce proprio durante una delle rivolte Black più imponenti che si ricordino; inizialmente la storia prevedeva la presenza di attori solo bianchi ma fu proprio Lee, coinvolto nel progetto, ad attualizzarla per poi regalarci un film politico e d’azione. Da 5 Bloods ha tante anime, non sempre bilanciate alla perfezione tra loro, ma semplicemente scriteriate e capaci di semplificare concetti sociali altrimenti molto stratificati e complessi. Potete approfondire il film con la nostra recensione.

Paragrafo a cura di Tiziano Angelo.

10. La ballata di Buster Scruggs, Fratelli Coen (2018)

Tim Blake Nelson in una scena del film La ballata di Buster Scruggs

Quale miglior modo che un film che doveva essere una serie tv e che poi è diventato un film ad episodi per la prima collaborazione dei Fratelli Coen con Netflix! Se poi ci aggiungiamo che La ballata di Buster Scruggs è pure un compendio, scanzonato e (molto) lugubre allo stesso tempo, sull’epopea del West, ecco che abbiamo uno dei film più originali prodotti dalla piattaforma. I sei racconti che compongono questo insolito film riescono a toccare tutti gli elementi del western: dal cowboy canterino alla diligenza affollata, dalla rapinatore di banche al cercatore d’oro, dalla carovana al cantastorie itinerante.

Trovare gli spunti, le citazioni e i rimandi diventa così un gioco quasi inutile. Tutto concorre ad offrirci l’affresco più epico e definitivo non solo di un genere, ma anche di una parte di storia americana. Non di certo uno dei miglior film dei Coen, ma sicuramente uno dei loro più programmatici – l’ultimo episodio ne è la summa. La ballata di Buster Scruggs è in sostanza un film sul raccontare, sulla necessità e sulla bellezza del raccontare. Un racconto fine a se stesso, da gustare, senza troppo domandarsi se tutto ciò che stiamo vedendo abbia davvero un senso più grande o più profondo. Insomma, alla fin fine: un altro film dei fratelli Coen

Paragrafo a cura di Alberto Candiani.

9. The Meyerowitz Stories, Noah Baumbach (2017)

Adam Sandler e Ben Stiller in una scena del film  The Meyerowitz Stories

Tra la New York ebraica nello stile di Woody Allen e i toni umorali de I Tenenbaum di Wes Anderson, Noah Baumbach trova la sua personale sintesi in uno dei suoi film più completi. Il regista immerge lo spettatore nelle dinamiche disfunzionali di una famiglia eccentrica e disseziona il contesto artistico della metropoli statunitense nella sua dimensione più voyeuristica e ipocrita. Harold, interpretato da Dustin Hoffman, è un padre narcisista le cui capacità scultoree non sono mai state riconosciute; i figli, nati da matrimoni diversi, vivono ai margini della sua ingombrante ombra. Adam Sandler è Danny, un “perdente” che ha abbandonato le sue aspirazioni musicali e che definisce la sua zoppia “una forma di protesta”; Ben Stiller è Matthew, un manager di successo che ha volutamente scelto questa competitiva attività per dare contro al padre.

Abbiamo poi una terza figlia le cui vicende rimangono volutamente in ombra: “Voi non sapete cosa significa essere me”, afferma. Baumbach, dunque, delinea un quadro familiare il cui interesse è dato soprattutto dai dettagli di una sceneggiatura poco vistosa quanto geniale nelle sfaccettature interne ed esterne ai personaggi. Il tema, dopo Giovani si diventa, è sempre quello di uno scontro generazionale colmo di intellettualismi; i testi di Baumbach si confermano fra i più intelligenti del momento e assolutamente imperdibili. Non a caso l’autore è presente con ben due titoli in questa classifica dei migliori film originali Netflix.

Paragrafo a cura di Tiziano Angelo.

8. Il processo ai Chicago 7, Aaron Sorkin (2020)

Il cast di Il processo ai Chicago 7 in una scena del film

E’ il 1968, la Guerra del Vietnam è in corso, così come le numerose proteste di attivisti che si battono per il ritiro dei militari americani. La Convention Nazionale Democratica di Chicago diventa la sede di una grande manifestazione contro la guerra, che poi degenera con scontri violenti tra manifestanti e forze dell’ordine. Cinque mesi dopo, gli organizzatori della manifestazione sono chiamati a processo per incitazione alla rivolta: sono i cosiddetti Chicago 7, esponenti di diversi gruppi ma tutti accomunati ad un unico obiettivo. Sono questi gli eventi storici che Il Processo ai Chicago 7 di Aaron Sorkin intende raccontare.

Da una parte, il gruppo disomogeneo degli imputati, che comprende frange più estremiste e altre più moderate. Dall’altra, una corte decisamente poco imparziale, con atteggiamenti apertamente ostili ai manifestanti, insofferenti verso le loro idee pacifiste e spesso fortemente razzisti. Sorkin sintetizza, a tratti anche tramite semplificazioni, la complessità della rivolta giovanile che si espresse durante la Guerra del Vietnam, in un appassionato contrasto con delle istituzioni ostili e conservatrici, disposte a tutto pur di giustificare il proprio operato. Il Processo ai Chicago 7 racconta in modo appassionato e coinvolgente un capitolo fondamentale e problematico di storia. Il secondo film da regista di Aaron Sorkin non poteva che essere uno dei migliori film originali Netflix, che abbiamo recensito qui.

Paragrafo a cura di Gaia Franco.

7. Sulla mia pelle, Alessio Cremonini (2018)

Alessandro Borghi è Stefano Cucchi nel poster del film Sulla mia pelle

Nell’ottobre del 2009 l’Italia rimase turbata dalla morte di Stefano Cucchi, il giovane romano arrestato una settimana prima dai Carabinieri per possesso di sostanze stupefacenti e deceduto a causa di una serie di ecchimosi e fratture. Un caso destinato a far discutere, a smuovere gli animi di molti e creare dibattiti. Sulla mia pelle, pellicola di Alessio Cremonini con protagonista Alessandro Borghi, nasce prima di tutto per non dimenticare mai, per fare luce non solo su una pagina di cronaca che rimarrà impressa nella storia di questo Paese, ma anche per dare voce, in qualche modo, a tutti gli altri “casi Cucchi”.

Cremonini si limita a narrare i fatti accaduti, rimanendo aderente a testimonianze e processi e soprattutto non facendo mai apparire Stefano come un santo. In più, l’intera (triste e dolorosa) vicenda viene raccontata senza adottare manierismi, con una regia e sceneggiatura piuttosto asciutte.
Le uniche tracce da seguire risultano il corpo martoriato di Stefano/Borghi, guida e segno della sofferenza a cui venne condannato il giovane, e le ore scandite che permettono di ripercorre la sua ultima settimana di vita. Quello che ne rimane è un profondo senso di rabbia.

Paragrafo a cura di Giulia Leto.

6. Beasts of No Nation, Cary Fukunaga (2015)

Idris Elba in una scena del film Beasts of No Nation

Beasts of No Nation è stato il primo dei film originali Netflix a vedere la luce, un assaggio del suo potenziale. Ancora oggi però la forza e l’unicità dell’opera di Fukunaga rappresentano un’eccezione nel catalogo della piattaforma streaming. Il regista, reduce dal successo della prima stagione di True Detective, ottiene la possibilità di realizzare un progetto a cui lavorava da quasi sette anni: adattare il romanzo Bestie senza Patria di Uzodinma Iweala. Rappresentare la vicenda di Agu, passato in un battito di ciglia dal vivere la normalissima quotidianità di un ragazzo di 10 anni al diventare un bambino soldato, poteva rappresentare un duro scoglio.

Fukunaga, pur parlando di una vicenda ambientata in Africa Occidentale, cita molti classici del cinema americano sul Vietnam ma trova rapidamente una sua strada, riuscendo a realizzare un’opera estremamente personale e peculiare. Un film di rara eleganza su un bambino diventato adulto e costretto a tornare bambino. Se l’operazione si può dire riuscita lo si deve anche ai due protagonisti: Abraham Attah, alla sua prima prova da attore e un fenomenale Idris Elba. Tra i migliori film originali Netflix, Beasts of No Nation (complice il fatto di essere il primo lungometraggio prodotto) è sicuramente il meno citato e il più dimenticato.

5. Sto pensando di finirla qui, Charlie Kaufman (2020)

Jessie Buckley nel poster del film Sto pensando di finirla qui

Ultimo progetto di Charlie Kaufman, Sto pesando di finirla qui è sicuramente un film sopra le righe. Jake (Jesse Plemons) è in viaggio con la sua ragazza (Jessie Buckley) per presentarla ai suoi genitori, che vivono in una casa di campagna: una trama molto basilare e pochissimi personaggi bastano per realizzare un’opera particolarissima, capace di confondere lo spettatore che si trova continuamente privo di qualsiasi punto di riferimento. Il viaggio nella neve diventa un’esplorazione della psiche umana, tra flussi di coscienza, un’atmosfera continuamente straniante, elementi inquietanti, numerose citazioni e balletti inaspettati.

Sto pensando di finirla qui è un’esperienza, una vera e propria sfida per lo spettatore, il quale non potrà fare altro che porsi delle domande: chi sono realmente i personaggi, dove si trovano, cosa sta succedendo e, soprattutto, cosa c’è di reale? Charlie Kaufman riesce a realizzare un puzzle colorato, vivace, che cambia e confonde continuamente, per poi chiudersi su un finale dolceamaro e più profondo di quanto ci si potrebbe aspettare. Sicuramente uno dei lavori più fuori dagli schemi al momento disponibili nel catalogo Netflix. Se volete approfondire, ne abbiamo scritto anche qui.

Paragrafo a cura di Gaia Franco.

4. Storia di un Matrimonio, Noah Baumbach (2019)

Scarlett Johansson e Adam Driver in una scena del film Storia di un Matrimonio

Con Storia di un matrimonio siamo davanti a un’opera di altissimo livello. Sintetizzare le motivazioni non è compito semplice, ma proviamo quantomeno a far riferimento alle principali. Storia di un matrimonio è un film che ci porta nella sofferenza più ancestrale dettata dalla fine di una relazione. È in prima battuta una pellicola sulla separazione di una coppia e di un nuovo equilibrio familiare. L’attenzione di Noah Baumbach è rivolta nel cercare di addentrarsi in quel profondo senso di fallimento, che implica incolpare l’altro, toccare l’oblio più profondo e pertanto rinascere, senza mai cancellare, anzi.

Il film, in definitiva, è un’analisi di coppia e individuale circa l’elaborazione di un lutto a tutto gli effetti e l’insieme viene narrato cercando un equilibrio fra dramma e sofisticata commedia. I meriti della riuscita dell’opera vanno sicuramente ricondotti anche alle straordinarie prove attoriali, sia di Scarlett Johansson sia (e soprattutto) di Adam Driver, che ponendo in essere le mille sfaccettature di qualsiasi uomo, sconvolge per la sua naturalezza e ci fa sentire protagonisti del dramma consumato. Ecco perché questo film è il Kramer contro Kramer del nostro millennio.

Paragrafo a cura di Giulia Leto.

3. Mank, David Fincher (2020)

Il poster del film Mank

Il ritorno di David Fincher alla regia di un lungometraggio dopo un’attesa di dieci anni non poteva che entrare nella classifica dei migliori film originali Netflix. Mank va alla scoperta della storia dello sceneggiatore Herman J. Mankiewicz, ingaggiato da Orson Welles per la stesura dello script di Quarto Potere. Fincher, come già fatto in The Social Network, non si limita alla realizzazione di un film biografico ma sfrutta l’occasione per una personale riflessione generale sul cinema. Un’ode al passato per parlare del cinema del futuro.

Veste l’opera di un meraviglioso bianco e nero, prende in prestito le scenografie e il sonoro della Hollywood del tempo per realizzare un sontuoso affresco sulla Hollywood di oggi, senza risparmiare un’attenta analisi sociale sul contemporaneo. Un merito speciale va a un straordinario Gary Oldman che regge tutto il film sulle sue spalle, capace di mutare il senso di una scena e di dimostrare tutta la sua capacità anche con un semplice occhiolino.

2. The Irishman, Martin Scorsese (2019)

Robert De Niro, Al Pacino e Ray Romano in una scena del film The Irishman

Quando uscirono le prime indiscrezioni su un nuovo film di Martin Scorsese a tema gangster con Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci, tutti ebbero due reazioni: l’ovvia eccitazione davanti a un progetto del genere; un podo di ansia dal rischio di rimanere delusi. Cosa avrà ancora da dire Scorsese su un genere a cui ha rià regalato due film come Quei Bravi Ragazzi e Casinò? Sarà solo una banale operazione nostalgia? Oggi, a più di un anno di distanza dall’uscita di The Irishman, sappiamo quanto erano fuori luogo certe domande e perplessità. Scorsese non si è limitato a giocare con i nostri sentimenti, ha realizzato una magnifica elegia, un testamento del genere che lo ha reso immortale.

Un’opera incredibilmente stratificata, dove le citazioni assumono un ruolo dolce e consapevole e non un facile ammiccamento allo spettatore. Nel realizzare questa epopea Scorsese, oltre che sulle sue capacità, si è appoggiato a leggende di cui evitiamo di parlare in questa sede per non risultare banali. The Irishman è senza dubbio uno dei migliori film originali Netflix e una ulteriore testimonianza di come la piattaforma streaming sia diventata un porto sicuro per grandi autori che vogliono realizzare opere non fortemente appetibili dal punto di vista commerciale. Secondo noi è il miglior gangster movie degli ultimi trent’anni.

1. Roma, Alfonso Cuarón (2018)

Il poster del film Roma

Roma è il film-capolavoro che ha fatto comprendere a tutto il mondo, perlomeno a quello cinefilo, che Netflix stava facendo sul serio e che stava puntando davvero in alto. In un caldissimo ed evocativo bianco e nero Alfonso Cuarón esprime qui tutta la sua personalissima “ricerca del tempo perduto”. Basandosi su un canovaccio autobiografico, il cineasta messicano è riuscito a ricreare un affresco, tanto concreto quanto sognante, di una donna, di una famiglia, di una nazione e di un periodo storico allo stesso tempo. Una di quelle narrazioni epiche e allo stesso tempo delicate che riescono – come solo la grande arte sa fare – ad intrecciare una storia particolare con la Storia con la “s” maiuscola.

Roma infatti porta con sé rivendicazioni politiche, sociali e femministe, il tutto senza la benché minima retorica. Di tutto ciò rimane dunque un unico rimpianto. La non lungimiranza dell’Academy che allora non era pronta ad affidare il suo premio più importante ad una produzione proveniente dal mondo dello streaming. Non solo uno dei migliori film originali Netflix ma anche a oggi il più importante.

Paragrafo a cura di Alberto Candiani.

Vi vengono in mente altri bei film originali Netflix capaci di competere in questa classifica?

 

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