Netflix, gli attori italiani denunciano la piattaforma: cosa sta succedendo?

Valerio Mastandrea, Elio Germano, Neri Marcorè e Michele Riondino sono tra gli attori che hanno deciso di intraprendere azioni legali contro Netflix. L’obiettivo è quello di costringere Netflix a divulgare i dati di visualizzazione delle opere audiovisive, informazioni fondamentali per assicurare che gli artisti ricevano una remunerazione equa.
Valerio Mastandrea, Neri Marcoré e Elio Germano in una foto.

Artisti 7607, la cooperativa che tutela e gestisce i diritti degli attori e doppiatori italiani, ha deciso di portare Netflix in tribunale. La contesa nasce dal rifiuto di Netflix di divulgare i dati di visualizzazione necessari per calcolare accuratamente i compensi spettanti agli artisti. Questi dati sono essenziali per determinare il numero effettivo di spettatori di un’opera audiovisiva.

Questa situazione si scontra con le disposizioni della Direttiva Copyright. Michele Rondino, a tal proposito, afferma: “La Direttiva Copyright ha chiarito che le remunerazioni degli artisti devono essere ‘adeguate e proporzionate’ ai ricavi. Invece ci troviamo davanti a un sistema in cui le piattaforme, senza fornire tutte le informazioni previste dalla legge, chiudono accordi al ribasso e poi cercano di imporre le stesse cifre a tutto il mercato, così da tenere i livelli dei compensi degli artisti sempre molto bassi“.

Tra gli attori rappresentati da Artisti 7607 c’è anche Valerio Mastandrea, l’Ivano del film di Paola Cortellesi C’è ancora domani, da poco arrivato in streaming, che ha spiegato: “Ci assumiamo questa responsabilità perché le scelte che vengono fatte oggi riguardano tutti e avranno ripercussioni sul presente e sul futuro di tanti artisti e di tante generazioni. Anche quelle che verranno dopo di noi, quindi a brevissimo“. Anche Neri Marcorè è intervenuto dicendo: “Non vogliamo subire atteggiamenti ostruzionistici e accettare compensi irrisori da parte delle piattaforme streaming, per le stesse ragioni che hanno motivato il recente sciopero degli attori e sceneggiatori americani. Tutti reclamiamo trasparenza dei dati di sfruttamento delle opere audiovisive e adeguatezza dei compensi“.

La presidente di Artisti 7607 ha concluso: “Per tutelare gli interessi degli artisti siamo costretti a ritardare tempi di incasso e di distribuzione sia dell’equo compenso sia della copia privata, a scapito anche delle iniziative a sostegno della categoria. Da tempo fronteggiamo prassi di mercato al ribasso ma, tenendo posizioni ferme nell’interesse di tutti, siamo riusciti a ottenere la giusta remunerazione. Molti artisti capiscono ciò che stiamo facendo e continuano a sceglierci.

Voi cosa ne pensate di questa decisione presa da Artisti 7607 di portare Netfilx in tribunale? Fatelo sapere nei commenti attraverso i nostri social.

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