Nepo Babies: i raccomandati di famiglia, tradizione hollywoodiana

Il nepotismo è un fenomeno diffusissimo in tutti gli ambiti. E il mondo competitivo e frenetico di Hollywood, non è meno rilevante. I cosiddetti nepo babies sono molti e permeano l'intera industria. Abbiamo analizzato alcuni casi, tra cui alcuni decisamente inaspettati.
Nepo Babies: i raccomandati di famiglia, tradizione hollywoodiana

Il nepotismo è un fenomeno che va ben oltre il cinema e si verifica in ogni aspetto della vita. Tuttavia, in un mondo come quello della Settima Arte, la questione ha raggiunto un interessante e diffuso livello di dibattito che ha coinvolto gli addetti ai lavori, il pubblico ma anche i diretti interessati. La querelle sui cosiddetti nepo babies va avanti da decenni e, probabilmente, non si esaurirà. Il fenomeno è un fatto che fa parte del gioco e che scatena (e scatenerà) polemiche. Per sempre.

Chi sono i “Nepo babies”?

Haley Bieber, figlia di casa Baldwin, nepo babies per eccellenza
Haley Bieber, figlia di casa Baldwin, nepo baby per eccellenza.

Il concetto di nepo babies è di recente formulazione, anche se il fenomeno è vecchio quanto è vecchio il cinema. Il termine, letteralmente, indica i “figli del nepotismo”. E sono i “figli di papà” del cinema e dello spettacolo, per intenderci. Sono gli artisti che hanno genitori legati al loro stesso business.

Le casistiche sono tantissime, così come i nomi che si potrebbero fare. E li faremo. Ma nel frattempo è importante far presente una cosa: non tutte le star in questione sono entrate nel mondo del cinema per favoritismi o per il proprio cognome. Magari le loro carriere sono state lanciate o agevolate dalla presenza in famiglia di artisti, ma non è questa l’unica ragione del loro successo. Alcune volte è così, ma non sempre, e va sottolineato.

Non daremo pertanto (salvo in poche occasioni) giudizi di valore. Ma ci limiteremo a fornire alcuni casi. Poi, vedendo le opere delle figure in questione, ognuno potrà farsi la propria opinione sulla questione e sull’effettivo talento dei nepo babies presi in considerazione. Perché, alla fine, sono i film il vero metro di giudizio nel campo del cinema.

“Ora facciamo nomi e cognomi”

John David Washington con i genitori: l'attore è uno dei nepo babies sulla cresta dell'onda
John David Washington con i genitori: l’attore è uno dei nepo babies sulla cresta dell’onda.

I “figli d’arte” di Hollywood sono tantissimi e le probabilità di imbattersi in uno dei loro nomi in un progetto cinematografico contemporaneo sono piuttosto elevate. Per entrare nel discorso, ecco qualche nome. Solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più diffuso.

John David Washington (figlio di Denzel), Maya Hawke (doppia nepo baby, figlia di Ethan Hawke e Uma Thurman), Scott Eastwood (figlio di Clint), Wyatt Russell (Kurt). Dakota Johnson e Margaret Qualley.

E ancora: Jack Quaid e Angelina Jolie (è figlia di Jon Voight, con il quale ha sempre avuto un rapporto decisamente burrascoso), Lily-Rose Depp e Lily Collins, Oona Chaplin (figlia di Geraldine Chaplin, attrice a sua volta figlia di Charlie) e Dominhall Gleeson, Zoe Kravitz e Ben Stiller (figlio del comico Jerry Stiller). E questi sono solo alcuni esempi, contemporanei, del fenomeno. Ora affondiamo un po’ il coltello in alcuni casi estremi.

I più eclatanti: i film come questione privata

Will Smith e il figlio Jaden in After Earth
Will Smith e il figlio Jaden in After Earth.

L’evidenza del fenomeno si esacerba quando i genitori coinvolgono la prole nei propri film. Negli esempi che stiamo per citare, il talento dei genitori non è accompagnato da una prova all’altezza da parte dei figli che si rivelano insufficienti e inadatti ai ruoli affidati loro. Il primo caso che citiamo è quello del coinvolgimento di Sofia Coppola ne Il padrino – Parte III, diretto da suo padre Francis. La prova di Sofia è ingessata e l’attrice non riesce appieno a mettere in scena il dramma del suo personaggio. Il film sancì la fine della sua carriera da attrice, ma si risolleverà, come vedremo.

La ricerca della felicità e After Earth hanno in comune due cose: Will Smith e suo figlio Jaden. Se nel primo film, anche prodotto da Smith senior, la coppia funziona, nel secondo l’alchimia è decisamente meno efficace. Jaden non rispecchia le aspettative e la critica massacrò la sua prova e sancì un brutto stop alla sua carriera da attore. Che, comunque, nonostante le aspettative paterne (Smith ha prodotto anche The Karate Kid – La leggenda continua, sempre con Jaden protagonista…), non era stata fino a quel momento eccezionale.

Arriviamo al caso più recente (ce ne sono moltissimi altri, ma questi ci sembravano perfettamente affini al tema, sia per vicinanza temporale, sia per l’evidenza della situazione): quello di Una vita in fuga, film del 2021 tutto targato Penn. Non solo Sean alla regia e come protagonista, ma anche i suoi figli come attori: Dylan e Hopper Jack. Il film è stato bollato come pessimo, così come le prove degli interpreti (con il solo Sean a reggere il gioco). Tanta buona volontà ma, purtroppo, il talento non è genetico e talvolta, la soluzione non è in casa propria.

Le famiglie di Hollywood

I nepo babies di casa Skarsgard
I nepo babies di casa Skarsgard.

Un altro caso interessante e radicatissimo ad Hollywood è quello delle “famiglie d’arte”, interi parentadi dedicati alla settima arte. I casi sono innumerevoli. Dai Barrymore, la cui discendenza perdura ancora oggi (con Drew: qui un nostro articolo che tocca anche i suoi problemi famigliari) e il cui inizio si allinea con quello del cinema statunitense.

Un altro caso cardine sono i Carradine, attivi dagli anni Trenta del secolo passato (basta pensare che John Carradine, il capostipite, è presente in due pietre miliari del cinema statunitense: Ombre rosse e Furore) e anche loro ancora attivi. Tra le famiglie d’arte troviamo poi i Fonda (il cui capostipite, Henry, ha lavorato con John Carradine a Furore), i Skarsgard (onnipresenti negli ultimi anni ad Hollywood), i Gyllenhaal (ebbene sì, anche i talentuosissimi Jake e Maggie sono figli d’arte) e i Baldwin (se guardate bene i cast di molti film tra gli anni Ottanta e Novanta, la probabilità di imbattervi in un membro della famiglia è piuttosto alta).

Coppola: una famiglia di nepo babies

Francis Ford Coppola con la figlia Sofia
Francis Ford Coppola con la figlia Sofia.

Anche la famiglia Coppola-Schwartzman (sì, Jason Schwartzman fa parte del clan) ha segnato pagine importanti della storia del cinema. Tantissimi i nomi di famiglia legati alla settima arte, da Francis a Roman, passando per Carmine e Talia Shire. Citiamo però due nomi che vanno un po’ in contrasto con la tendenza che stiamo raccontando e che confermano la regola: Sofia Coppola e Nicholas Cage.

La prima, lo abbiamo detto, come attrice lanciata dal padre non ha fatto certo faville. Si è così staccata dal lavoro paterno (senza rinunciare però alla sua produzione…), per intraprendere la carriera da sceneggiatrice e regista. Risultato: un Oscar e alcuni ottimi film. L’altro caso è quello di Nic Cage, nipote diretto di Francis, che ha scelto di darsi un nome d’arte diverso per distaccarsi dalla storia familiare. E Nic Cage, tra blockbuster e piccoli film d’autore, non è diventato Nic Cage a caso.

C’è un Douglas di troppo: quello vero

Douglas d'arte e Douglas di fatto
Douglas d’arte e Douglas di fatto

Siamo ad un caso estremo, ma interessante. Kirk Douglas è stato una leggenda del cinema, e suo figlio, Michael, non è da meno. Tutta la loro famiglia è legata alla Settima Arte e si divide tra produttori, registi, attori e svariati altri ruoli. Tuttavia, il cognome originale della famiglia non è Douglas, bensì Danielovitch. Iniziata la carriera da attore poi, Kirk si diede il cognome “Douglas”. E tutta la sua genealogia pensò bene di portarselo dietro, come un vero cognome o un titolo regale.

A farne le spese è stato però qualcuno che il cognome Douglas lo aveva davvero: Michael Keaton. “Il mio vero nome è Michael Douglas e quando dovevo iniziare, mi hanno detto di cambiare cognome. Non è stato facile: sono molto orgoglioso del mio cognome. Tuttavia dovetti cambiare, e scelsi Keaton, un po’ per caso. Non per Buster, non per Diane. Ed è rimasto”. Gli effetti indiretti del nepotismo hollywoodiano.

Nepo babies alla riscossa

Messi in luce alcuni casi, la domanda viene però spontanea. Com’è possibile che nel cinema, un’arte basata sul talento, sulle capacità individuali di scrittura, regia, recitazione (e via dicendo), il fenomeno sia tanto diffuso? Se un artista è imbranato o incapace, com’è possibile che continui a recitare? Il fatto è che il cinema è sì una meravigliosa forma d’arte, ma la realizzazione di ogni singola pellicola è anche un processo industriale fortemente capitalistico, in cui entrano in gioco tantissimi fattori. Tra cui il nepotismo, i favoritismo e interessi che vanno ben oltre l’arte nel senso stretto.

I nepo babies, negli ultimi anni, hanno raggiunto un livello interessante e quasi paradossale di auto-coscienza. Del tipo: “Siamo un po’ raccomandati, o lo siamo stati. Ma siamo anche altro. E ve lo vogliamo dimostrare”. Il culmine di questo si è visto agli ultimi premi Oscar, quando la vincitrice Jamie Lee Curtis (super figlia d’arte: il padre era Tony Curtis e la madre Janet Leigh) ha rivendicato il suo essere una nepo baby (vi lasciamo il video all’inizio del paragrafo).

Sicuramente, la Curtis se lo può permettere. La sua carriera parla per lei ed è la dimostrazione tangibile del suo talento, che ha superato pregiudizi e presunte raccomandazioni. Ma questo non vale certo per tutti i nomi che abbiamo fatto. Il dibattito è destinato a proseguire e a permeare Hollywood e l’intero mondo del cinema per il futuro.

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