Mr. Spielberg: sognatore per l’infanzia, per rimanere bambino

Oggi è il compleanno di Steven Spielberg. Regista di film come Jurassic Park e Ai confini della realtà, ha messo la sua produzione al servizio della fantasia. Durante la sua carriera ha sempre mostrato una particolare attenzione verso gli spettatori più piccoli, fino a fondare una casa di produzione rivolta a loro: la Dreamworks Animation.
Mateo Zoryan Francis-DeFord (Sammy Fabelman) in una scena del film The Fabelmans

Festeggia oggi 77 anni uno tra i volti hollywoodiani più amati dal pubblico: Steven Spielberg. Regista, sceneggiatore, produttore cinematografico e televisivo, vanta un’incredibile carriera di oltre cinquant’anni. Molti dei suoi film sono entrati nell’immaginario collettivo, rivoluzionandolo del tutto. Le sue visioni cinematografiche, così come il suo attraversare gran parte dei generi narrativi, lo hanno reso uno tra i cineasti più influenti. Due volte premio Oscar per Schindler’s List e Salvate il soldato Ryan, ha vinto nel 1993 il Leone d’oro alla carriera. E continua a detenere il titolo di regista con più incassi di sempre.

La produzione di Spielberg comprende più di trenta pellicole, solo tra quelle dirette, tra cui film di successo come Lo squalo, L’impero del sole, The Terminal e moltissimi altri. La scorsa primavera noi di CiakClub abbiamo stilato per voi la nostra classifica delle sue opere, dalla meno alla più riuscita. Una classifica complessa, che non metterà d’accordo proprio tutti, ma che ha provato a rendere giustizia a questo regista che amiamo così tanto. In occasione del suo compleanno vogliamo soffermarci invece su un aspetto in particolare della sua produzione, che in un modo o nell’altro riguarda tutti noi: il valore dell’immaginazione nel cinema di Spielberg.

Il Peter Pan di Hollywood

Steven Spielberg insieme al suo personaggio E.T.

Ragazzo prodigio, Steven Spielberg inizia la sua carriera a poco più di vent’anni, ma le sue velleità hanno origine molto prima. A soli 7 anni inizia a girare film amatoriali di avventura in 8 mm, utilizzando come attori i suoi amici e le sue sorelle. Come la sua infanzia abbia influito nelle sue produzioni lo racconta il regista stesso in The Fabelmans, uscito nel 2022 e ultimo suo film fino a questo momento. Come mostrato nella pellicola, il burrascoso e inaspettato divorzio tra i suoi genitori segnerà notevolmente Steven e influenzerà tutte le sue opere cinematografiche. 

Vittima di prese in giro a scuola per le sue origini ebraiche, Spielberg non ha mai nascosto quanto ciò lo abbia fatto soffrire: “Il bullismo è una delle cose che ho dolorosamente associato alla mia infanzia.” E solo seguendo la vocazione per il cinema Spielberg trova la sua strada: “Avevo trovato un modo di accettare me stesso facendo dei film. Avevo scoperto che ero capace di fare bene qualcosa.”

Considerato il Peter Pan della scena hollywoodiana per non aver mai voluto rinunciare alla magia, in molti dei suoi film ha eletto a protagonisti i bambini. È il loro punto di vista quello che Steven vuole mettere in risalto, sia nei film direttamente destinati a loro, come E.T. l’extra-terrestre, sia in opere rivolte a un pubblico ben più adulto, come l’horror Poltergeist – Demoniache presenze (di cui cura la sceneggiatura ma non la regia). 

Correva l’anno 1985

Steven Spielberg ed Harrison Ford sul set di Indiana Jones

Mentre è alle prese con la regia del film drammatico Il colore viola, Steven Spielberg sembra proprio non voler rinunciare a quella leggerezza che solo il mondo della fantasia riesce a concedergli. Scrive infatti un soggetto che si trasformerà proprio in quell’anno ne I Goonies, diretto da Richard Donner. Spielberg produce questa storia, dove i protagonisti sono 4 ragazzini considerati sfigati, goony nello slang americano, e per questo definiti “dei poveri Goonies”. Contemporaneamente è produttore esecutivo di un altro film cult del periodo: l’horror fantastico diretto da Joe Dante Gremlins. 

Così come accaduto l’anno precedente per Indiana Jones e il tempio maledetto, il film viene ampiamente criticato per le scene più violente, rischiando di non poter essere visto dai minori di 17 anni. Spielberg interviene in prima persona, proponendo il marchio PG-13 per consentire così la visione ai bambini minori di 13 anni se accompagnati. E questa si rivela la scelta giusta, dato l’enorme successo che il film ha avuto proprio sul target preadolescenziale. 

Il 1985 sarà un’ottima annata per Spielberg, che produce uno dei film più famosi dello scorso millennio: Ritorno al futuro di Robert Zemeckis. Anche in quest’opera si ripropongono temi cari al regista, come il rapporto tra i genitori e tra genitori e figli, e la fantascienza. 

Steven Spielberg, cacciatore di buone storie

Steven Spielberg sul set di Hook - Capitan Uncino

Essere registi non significa solo avere un’estetica ben precisa. Spielberg fa parte di quei cineasti che ama visceralmente le storie, e per questo vuole sia crearne di nuove sia rielaborarne di vecchie secondo il proprio stile. Per il regista raccontare attraverso la macchina da presa è una necessità: “Più i tempi sono bui più è fondamentale recuperare la magia: il cinema serve ad aprire mondi, superare le discriminazioni e dare speranza.”

Per questo motivo all’interno della sua produzione cinematografica spiccano tre film destinati ai bambiniHook – Capitan Uncino (1991), Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno (2011) Il GGG – Il grande gigante gentile (2016). Il primo, ipotetico sequel della storia di Peter Pan, è tra i film degli anni Novanta più amati dal pubblico, merito anche della presenza di Robin Williams nel cast. Ma l’opinione del regista non era così positiva, tanto da affermare in più interviste l’insicurezza riguardo alla sceneggiatura e il suo tentativo di nasconderla dietro i grandi spazi del coloratissimo set. 

Fan delle avventure di Tintin dagli anni Ottanta, Steven Spielberg non vedeva l’ora di mettere le mani sul progetto e dare nuova veste al piccolo eroe delle storie di Hergé. E il film ebbe grande successo, vincendo il Golden Globe come miglior film di animazione. Qualche anno a seguire, dopo essersi dedicato a progetti impegnativi come Lincoln Il ponte delle spie, torna a raccontare l’infanzia attraverso uno dei film di cui è più orgoglioso: Il GGG.

 Il GGG – Il grande gigante gentile

Come ha dichiarato il regista in un’intervista per l’uscita del film: “Quando lavoro a progetti storici non c’è spazio per la fantasia, devo attenermi ai fatti e rendergli giustizia, ma con questo ho sentito di ritornare alle origini, è stato liberatorio, non avevo barriere, potevo fare quello che volevo.” E la storia tratta dal libro di Roald Dahl gli era particolarmente cara, avendola letta più volte ai suoi 7 figli: “mentre lo facevo, io diventavo il Gigante Gentile, questa storia mi ha sempre colpito, ispirato.” E, a proposito di progetti storici e complessi, il regista è attualmente al lavoro su una nuova serie targata HBO, che sta facendo molto discutere

L’eredità di Steven Spielberg: la DreamWorks Animation

Steven Spielberg, David Geffen e Jeffrey Katzenberg

Che l’immaginario della cultura pop sia cambiato dopo i suoi film è indiscutibile. Regista multiforme, Spielberg non ha mai rinunciato a vedere il mondo con gli occhi di un bambino e proprio questo gli ha dato la spinta necessaria per creare mondi straordinari. Nel 1994, insieme a David Geffen e Jeffrey Katzenberg, fonda una nuova casa di produzione: la DreamWorks Animation, una vera e propria pioniera dello sviluppo dell’animazione. Realizzando film come Shrek, Giù per il tubo, Kung Fu Panda, questa casa di produzione ha rivoluzionato il modo di fare film per bambini.

Tra mostri marini, alieni, pirati e dinosauri Steven Spielberg ha cambiato per sempre l’immaginario di tutti coloro nati tra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila. E non possiamo che augurare a lui (ma soprattutto a noi) che la sua carriera continui ancora a lungo. 

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