È morto O. J. Simpson: l’ex giocatore di football aveva 76 anni

Giocatore di football, poi attore e infine uno dei (presunti) criminali americani più noti di sempre. Il processo penale per l’omicidio di sua moglie, da cui verrà assolto, è stato il più mediatizzato di sempre e ha ispirato numerosi film e serie: ecco chi era O. J. Simpson.
O. J. Simpson durante il famoso "test dei guanti" a processo

Chi non conosce oggigiorno il nome di O. J. Simpson? Gli americani lo conoscevano già quando era un promettente giocatore di football. Sicuramente non l’avrete conosciuto per i suoi successivi ruoli cinematografici, tanto numerosi quanto limitati al ruolo ricorrente dell’afroamericano nelle commedie (ma non solo) come la trilogia di Una pallottola spuntata. No, O. J. Simpson, almeno in Italia ma in gran parte del resto del mondo, lo conosciamo per un processo. Quello che è stato definito “il processo del secolo“.

O. J. Simpson, nome completo Orenthal James, nasce a San Francisco nel 1947. A fine anni ’60 entra nella NFL del football professionistico, giocando prima con i Buffalo Bills e poi con i San Francisco 49ers, fino al 1979. È considerato uno dei più grandi giocatori della storia del football americano, inserito anche nella Pro Football Hall of Fame.

Esauritasi la sua carriera sul campo, O. J. si reinventa, partecipando a numerose sponsorizzazioni pubblicitarie e sdoganando, fra i primi forse, il lancio di sportivi su grande schermo. Ma di nuovo, non è noto per questo. O. J. Simpson, che voleva fare l’attore, suo malgrado sarebbe diventato il ruolo da interpretare nonché uno dei primi casi a lanciare il genere stesso del true crime che tanto amate.

“Il caso del secolo” a O. J. Simpson

È il 1994 quando O. J. Simpson viene arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie Nicole Brown e l’amico Ronald Goldman: movente, tradimento. Contro di lui un video che avrebbe fatto il giro del mondo, di lui nel retro della macchina dell’amico d’infanzia Al Cowlings mentre tiene una pistola puntata ai suoi figli, in una fuga rocambolesca da decine di volanti. Il processo dura due mesi e quella sarà solo il primo dei numerosi passaggi del processo oltremodo mediatizzati. Il più famoso diverrà il test dei guanti, immortalato in una foto passata alla storia, che lo scagionerà definitivamente per volontà di una giuria in maggioranza afroamericana. Diverrà uno degli eventi televisivi con più ascolti della Storia.

La giuria in questione diede credito alla versione sostenuta dalla difesa, e cioè che il duplice omicidio fosse stato opera di un gruppo di poliziotti corrotti e razzisti di Los Angeles decisi a incastrare O. J. Simpson. Oggi forse potrebbe sembrarvi fantascienza, ma all’epoca scenari del genere erano del tutto plausibili, e l’assoluzione seguita a mesi di condanne e gogne pubbliche sollevò proprio il problema (antico) della violenza della polizia nei confronti della comunità afroamericana e quello (moderno) del problema di avere un secondo giudice e giuria tutt’altro che imparziale, il pubblico, in un processo penale. Entrambe le questioni, il caso Amber Heard e Johnny Depp ci dimostra, sono ben lontane dall’essere risolte.

Tuttavia, la questione O. J. Simpson verrà riaperta, perché una nuova causa in processo civile e quindi senza bisogno dell’unanimità in giuria lo riconoscerà colpevole degli omicidi e costringerà a pagare 33,5 milioni di dollari ai familiari delle vittime. Nella disperazione economica e non solo, O. J. Simpson verrà arrestato nel 2007 per rapina a mano armata e condannato a 33 anni di carcere di cui ne sconterà nove. Oggi scompare dopo una lunga malattia oncologica.

Sul caso di O. J. Simpson sono nati innumerevoli prodotti d’intrattenimento, dal true crime, al documentario, nel più famoso dei quali viene interpretato dall’attore Premio Oscar Cuba Gooding Jr.

Facebook
Twitter