Mindcage – Mente criminale, recensione: l’emulazione di un thriller

Mindcage - Mente criminale è il nuovo film del regista italiano Marco Borrelli. Il film, con protagonisti Martin Lawrence, John Malkovich e Melissa Roxburgh è un thriller in cui si indaga sull'emulatore di un famoso serial killer. Il regista prende spunto da diversi thriller classici ma non riesce a dare carattere al suo film.
Mindcage - Mente criminale, recensione: l'emulazione di un thriller

Mindcage – Mente criminale è il nuovo film di Mauro Borrelli, regista italiano che può vantare una carriera variegata nel panorama cinematografico nostrano e statunitense. Borrelli nella sua nuova pellicola dirige Martin Lawrence, Melissa Roxburgh e John Malkovich in un classico thriller fatto di indizi, depistaggi e tracce da seguire.

Sembra che Borrelli abbia voluto riportare sul grande schermo un genere che negli ultimi anni è stato un po’ accantonato, forse per fare spazio ad altri generi, forse perché lo spettatore non ha più una soglia dell’attenzione adatta a seguire film complicati pieni zeppi di indizi ed enigmi oscuri. Il regista ci prova lo stesso, e decide di utilizzare tutti gli elementi più classici del genere per costruire la sua pellicola. Peccato che non basti seguire il manuale del thriller perfetto per tirare fuori dal cilindro un buon film.

La trama di Mindcage – Mente criminale

Fa un certo effetto vedere John Malkovich con una folta chioma di capelli canuti, quasi quanto vedere Martin Lawrence con un’espressione austera e impassibile per un’ora e mezza filata. Il primo interpreta “L’artista”, un serial killer che sta scontando l’ergastolo per l’uccisione di sei prostitute, che era solito far ritrovare in pose angeliche con delle ali sul dorso. Lawrence è invece un poliziotto serio e tormentato dal suo passato, molto religioso e ligio al dovere. Decisamente un tipo di poliziotto diverso rispetto a quello interpretato in Bad Boys.

C’è poi la detective Mary Kelly (interpretata da Melissa Roxburgh) specializzata in psicologia criminale, anche lei – ovviamente – tormentata da un passato ingombrante. I due detective si ritrovano a investigare su un caso di copycat, cioè l’emulatore di un serial killer. Vengono infatti ritrovati dei corpi uccisi con lo stesso modus operandi dell’artista e lasciati nelle stesse identiche pose.

Alla polizia quindi non resta altro che chiedere aiuto all’artista stesso, sperando che, spinto dall’orgoglio, li aiuti a capire chi possa essere il suo emulatore. Ma un serial killer psicopatico che sta scontando un ergastolo sarà così propenso a collaborare con la polizia? L’artista inizialmente aiuterà i detective, per poi depistarli e fare giochi psicologici con loro, finché, nel finale del film, non ci sarà una svolta inaspettata.

L’emulazione di un thriller

John Malkovich in una scena di Mindcage - Mente criminale
John Malkovich in una scena di Mindcage – Mente criminale

Il film di Borelli ha tutti gli elementi per essere un buon thriller: un serial killer, un poliziotto tormentato, una detective in gamba, un emulatore. Forse non sono elementi particolarmente innovativi per il genere, ma funzionano sempre bene. Il regista si basa su una narrativa già ampiamente rodata e su elementi classici per cercare di creare un film strutturato e interessante, ma ci riesce solo a metà.

Il problema principale di Mindcage è che non riesce mai a trovare davvero una sua dimensione: gli elementi di suspense per esempio vengono spesso smorzati da scene prolisse di dialoghi e flashback, che sicuramente aiutano a migliorare la caratterizzazione dei personaggi ma, alla fine del film, si ha l’impressione che siano solo riempitive e che rovinino il ritmo. Borrelli, come l’emulatore del suo film, “imita” altri registi, riprendendo cliché di classici thriller degli anni ’90, senza riuscire però a farli suoi e inserire un elemento innovativo che riesca a dare uno slancio originale al film.

Ci prova sul finale

Solo nel finale il film tenta di trovare una sua dimensione, distaccandosi dai classici tramite un escamotage che dovrebbe far spalancare la bocca allo spettatore. Quello che succede però è l’esatto opposto: dopo tutti gli indizi e le ricerche dei detective si rimane delusi dal finale, anche e soprattutto per la svolta “soprannaturale” che il film prende.

Cosa salvare di Mindcage – Mente criminale

Una delle vittime dell'artista
Una delle vittime dell’artista

L’elemento più interessante di Mindcage è la simbologia religiosa, centrale in tutto il film. I riferimenti a Samael, i ritratti dell’artista e il modo in cui dispone le sue vittime donano al film un atmosfera esoterica e misteriosa. Anche in questo caso niente di particolarmente originale, ma sono elementi che rendono la pellicola più godibile soprattutto dal punto di vista visivo.  Altro punto a favore è l’interpretazione di Malkovich che, a differenza di Roxburgh e Lawrence che non convincono nel ruolo di detective, regala una buona interpretazione e risulta molto credibile nei panni del serial killer.

Insomma, Mindcage – Mente criminale è un film che lascia poco allo spettatore, non convince soprattutto perché – tranne un finale discutibile – non ci sono elementi davvero innovativi, ma solo una serie di cliché ripresi da classici film thriller e horror. Il merito di Borrelli resta comunque quello di aver provato a riproporre un genere che negli ultimi anni è stato messo da parte. Mindcage è uscito nelle sale italiane l’8 giugno 2023. Qui potete trovare tutti gli altri film in uscita al cinema questo mese!

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