Midnight Mass: un’epopea sulle ossesioni

Midnight Mass è l’ultimo capolavoro del genio di Hill House e Bly Manor, Mike Flanagan.

Il progetto, definito per sua ammissione, il più personale della sua carriera, racconta un percorso complesso tra dipendenza, fede e dolore.

Attenzione, questo articolo contiene spoiler!

La dipendenza e la distruzione dell’uomo

angelo

Il tema della dipendenza è uno dei più sviluppati, è persistente per tutta la narrazione fungendo da punto di partenza e spinta iniziale dell’intera serie.

Flanagan strumentalizza le storie di Riley e Joe – del loro alcolismo come causa di dolore per se stessi e per gli altri – per scavare nel suo passato, riportare alla luce i suoi ricordi e analizzare il suo periodo più buio.

“Midnight Mass” è sempre esistito per Mike: prima come film, poi come romanzo, successivamente lo immaginò come spettacolo teatrale e, ora, è una serie tv per Netflix. Flanagan voleva raccontare questa storia, voleva raccontare la sua storia.

L’horror diventa funzionale allo scopo del regista: l’ausilio di scene cruente, storie raccapriccianti, incidenti stradali, proiettili vaganti, omicidi sfrenati…

Il parallelismo tra la sete di sangue dei “resuscitati” e l’abuso di alcool di Joe e Riley è sempre più evidente, episodio per episodio, portando ai medesimi esiti: la devastazione e lo sgomento prendono il sopravvento sui personaggi, rendendoli immancabilmente schiavi del senso di colpa scaturito dalle loro azioni.

Midnight Mass: la serie dei miracoli

midnight mass

A Crockett Island, la placida isola a 30 miglia dal continente e con appena 127 abitanti, regna lo monotonia: nessuno sembra disposto e aperto al cambiamento, a tal punto che il parroco – ormai ultraottantenne e affetto da demenza senile- è lo stesso da decenni, nonostante l’evidente stato di salute di quest’ultimo.

La quiete imperturbabile del luogo viene sconvolta dall’arrivo di Riley, tornato dalla sua famiglia dopo essere stato condannato a 4 anni di carcere per un incidente stradale – causato dal suo alcolismo e risultato fatale per una ragazza -.

Il periodo di permanenza in prigione sembra aver intaccato la fede del ragazzo, causando un profondo turbamento nei suoi genitori,  Annie e Ed Flynn.

L’isola si trova in un “periodo buio”, la pesca (principale fonte di sostentamento per gli abitanti) scarseggia; la religione e la fede cieca sembrano l’ultimo appiglio per chi ha deciso di rimanere a Crockett. 

Il parroco, Monsignor Pruitt, è un faro, l’unica certezza per l’intera comunità. Così, l’arrivo di Padre Paul a sostituirlo, genera un certo scetticismo.

I pregiudizi vengono – però – subito messi da parte di fronte al carisma dimostrato dal nuovo arrivato: che sia lui il miracolo di cui avevano bisogno?

Il figliol prodigo

erin« Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. » ( Luca 15,31-32)

La serie è chiaramente ricca di citazioni e riferimenti religiosi.

Ogni personaggio è intriso di uno pseudo-simbolismo religioso. 

È il caso di Riley ed Erin, entrambi sfuggiti all’isola nella loro giovinezza e ritrovatesi  – per destino o per caso? – al punto di partenza.  

Erin, scappata da ragazza, dopo aver vissuto una vita sfrenata è tornata a Crockett per crescere il figlio che aspetta. 

È Annie stessa a definirla “la figliola prodiga“, per poi aggiungere “In chiesa si siede sul lato destro, a metà, come sua madre… Si è trasferita nella casa di Peggy… ora fa anche il suo stesso lavoro

Il legame tra Erin e sua madre, Peggy, è costantemente rimarcato dagli abitanti dell’isola. 

Bev rimprovererà alla ragazza di non essere come quest’ultima, invitandola a lavorare su se stessa.

Ma Peggy, come ogni altro personaggio della serie, è pregna di un’ipocrisia viscerale: non è la pacata insegnante che tutti ricordano, ma una madre alcolizzata e violenta, profondamente insoddisfatta della sua vita.

Erin si allontana dalla sua influenza per incappare, poco dopo, in quella di un fidanzato altrettanto crudele e violento: “Mi resi conto di aver sposato mia madre”.

Il figlio che porta in grembo è la sua salvezza, la sua unica possibilità di redenzione, cosa accadrebbe se le venisse portato via? 

Riley è un outsider, un ateo in una comunità di ferventi cristiani, un uomo macchiato di omicidio e con un passato in cella.

Il salvatore: l’eroe di Midnight Mass

joeEravamo centinaia, ora siamo solo dozzine. Questa non è più una comunità, tesoro. È un’isola fantasma“, dice la mamma di Riley, Annie.

La fotografia, di Michael Fimognari, che torna a lavorare con Flanagan dopo The Haunting: Hill House e Doctor Sleep, dipinge magistralmente l’immagine di una città abbandonata. 

Non c’è da stupirsi se Padre Paul ritiene necessario l’intervento dell’ “Angelo”, con le sue promesse di rinascita, seconde possibilità e vita eterna.

“Questo è il mio sangue, il sangue della nuova ed eterna alleanza. Sarà sparso per te e per tutti perché i peccati siano perdonati”.

Il sangue sarà il sigillo, il mezzo del diavolo per infiltrarsi nel corpo (e nella mente?) dei cittadini. 

La reale natura dell’ “Angelo” è sicuramente uno dei punti più ambigui della serie: è una creatura malefica oppure Paul – e gli abitanti – hanno usato il suo sangue per perseguire obiettivi sbagliati? (Ricordiamo che ciò che Paul desidera realmente è una seconda possibilità con la donna che ama, a cui ha dovuto rinunciare per i vincoli imposti dal sacerdozio).

La scena finale è sicuramente significativa: vediamo Erin catturata dall’ “Angelo”, in procinto di morire, utilizzare un coltello per perforare le ali della creatura.

Nel quinto episodio la ragazza aveva raccontato un aneddoto – alquanto infelice – della sua infanzia: “ Quando ero bambina avevamo degli uccellini, colombe. Mia madre passò intere settimane a costruire un ridicolo pollaio fuori dalla cucina. Ordinò le colombe dal continente e, quando alla fine arrivarono qui, la prima cosa che volle fare fu quella di tarpare loro le ali. Così mi chiamò, avevo 7 anni. Mi disse che dovevo tenerle ferme mentre lei lo faceva. Le chiesi per quale motivo lo facesse e mi rispose: ‘Così non voleranno via. Prima o poi le ali vengono tarpate a tutti’. Io le feci la domanda successiva, l’unica domanda che farebbe un bambino sentendo una cosa del genere: ‘ Mamma anche a te hanno tarpato le ali?’ E lei rispose: ‘Sì, oh sì. Quando sei nata tu’.

Chiaramente l’atto di Erin, la decisione di “tarpare le ali” del mostro, oltre che un’utilità pratica, rappresenta la sua rivalsa. È lei l’eroe della storia.

La morte

padre paul

La concezione di morte, come quella di Dio, è indagata a fondo nella serie. Spesso le due idee si mescolano, l’una diventa parte integrante dall’altra, si sovrappongono, si confondono, si instaura un rapporto di condivisione, Dio e la Morte diventano unità indivisibile.

Che succede quando moriamo?

Io, me stessa è questo il problema: il vero problema di tutta la faccenda. La parola ‘me’. Non è quella la parola, non è giusto, non lo è. Come ho fatto a dimenticarlo? Il corpo si ferma una cellula alla volta, ma il cervello continua a sparare neuroni. Come piccoli fulmini, fuochi d’artificio dentro di noi. Ho pensato che avrei avuto paura, ma non è così. Sono troppo occupata. Occupata a ricordare. Ricordo che ciascun atomo del mio corpo fu forgiato in una stella. Questa materia, questo corpo, sono in gran parte spazio vuoto. La materia solida è solo energia che vibra molto lentamente: non c’è alcun ‘me’. Non è mai esistita. Gli elettroni del mio corpo si mescolano e ballano con gli elettroni della terra sotto di me e dell’aria che ho smesso di respirare. E ricordo che non c’è un punto dove tutto questo finisce e io inizio. Ricordo che sono energia. Nome, personalità e scelte sono arrivati dopo di me. Io esistevo prima ed esisterò anche dopo, e tutto il resto sono solo immagini raccolte durante il viaggio. Fugaci, piccoli sogni stampati sul tessuto morente del mio cervello. Io sono il fulmine che salta nel mezzo, sono l’energia che alimenta i neuroni e… sto per tornare a casa. Ed è come una gocciolina d’acqua che ricade nell’oceano, di cui ha sempre fatto parte. Ogni cosa… una parte. Tutti noi… una parte. Ci sono più galassie nell’Universo che granelli di sabbia in spiaggia. Ed è questo che intendiamo quando diciamo ‘Dio’. L’Unico, il cosmo e i suoi sogni infiniti. Noi siamo quel cosmo che sogna se stesso. E semplicemente un sogno che io chiamo ‘vita’ ogni volta.” Queste sono le ultime parole di Erin, la verità rivelata prima della sua espiazione.

Il perdono

midnight massIl perdono diventa pilastro portante nella vita dei personaggi di “Midnight Mass”. Riley, poco prima di morire bruciato dal sole, vede la ragazza coinvolta nell’incidente – che lo aveva perseguitato ogni notte – tendergli la mano e perdonarlo.

Joe Collie, un uomo distrutto, devastato dalle sue colpe passate, viene perdonato da Leeza. Mildred e sua figlia, la dottoressa Gunning perdonano Paul per la sua assenza.

La vittima perdona il carnefice perché “L’unico ostacolo sulla mia strada era l’odio, e l’unico sulla tua sei tu”.

Chi domina se stesso vale più di chi conquista una città.

Perdonare se stessi è l’enorme peso sulle spalle dell’isola di Crockett. Paul deve vedersela con i suoi rimpianti, Joe e Riley con il senso di colpa e, come loro, l’intera città.

I membri dell’eterna alleanza, i “resuscitati” hanno fatto scempio dell’isola. L’io animalesco ha preso il posto della ragione, il marito ha ucciso la moglie, il padre i figli, il figlio la madre. Non resta che perdonarsi: il perdono è la salvezza prima della fine – ormai prossima. Eppure i Flynn non hanno ucciso nessuno, si sono opposti all’impulso della fame, hanno contrastato la sete di sangue, si sono fatti forza a vicenda.

La volontà trionfa sull’istinto anche di fronte all’impulso animalesco: ecco cosa ci dice Flanagan.

Midnight Mass: un horror?

“Midnight Mass” ha molto da offrire, è una riflessione sulla vita, sulla morte, su Dio e sul diavolo, sul Bene e sul Male. L’elemento del terrore è solo un pretesto per un quadro generale più vasto. Midnight Mass non fa paura per i demoni, i fantasmi o i vampiri;  terrorizza per la schiettezza, per il suo modo crudo di porre lo spettatore di fronte alle sue ossessioni. La tensione è sempre presente, fotogramma per fotogramma, sino al suo apice nella Messa di Mezzanotte. Qui con un climax sempre più brusco ci troviamo nel caos, nell’apocalisse.

Mike Flanagan ha tanto da dire con il suo ultimo lavoro, si schiera su tematiche complesse, si afferma con forza. Rappresenta due lati della Chiesa: da una parte abbiamo un luogo di certezze, di sicurezze; dall’altro abbiamo la chiesa cupa, intrisa di segreti, la Chiesa corrotta di Bev, il fanatismo. 

Samantha Sloyan è magistrale nella sua Bev, la crudeltà, l’ipocrisia, la lingua tagliante della donna che si autoproclama salvata, più meritevole degli altri.

Il finale è la ciliegina sulla torta di un capolavoro. La città e bruciata e con essa gli abitanti che, uniti in un ultimo inno -“Nearer, My God, To Thee“, ispirato alla storia di Giacobbe da Genesi 28:11-12, che narra che trovò un posto dove morire e lì sognò una grande scala per il paradiso  – accettano la propria fine speranzosi in una “luce” dopo l’oscurità. Leeza e Warren guardano tutto da una barca, vedono l’ “Angelo” cercare di sfuggire al suo inesorabile destino, assistono alla vittoria del “bene” sul “male”. Loro, sulla loro “arca” , sono i salvati.

 

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