Metodo Stanislavskij spiegato: 10 attori che ne hanno fatto un culto

Un approccio all’arte di recitare a tutto tondo, per alcuni eccessivo, per altri da bandire. Il Metodo Stanislavskij ha consegnato alla storia molte delle più grandi interpretazioni di sempre e, per l’anniversario della morte del suo inventore, analizziamo alcune delle performance più famose.
Metodo Stanislavskij spiegato: 10 attori che ne hanno fatto un culto

Quante volte guardando un film ci siamo domandati come abbia fatto l’attore in questione ad incarnare così perfettamente il proprio personaggio. Quanti curiosi o folli dietro le quinte sono stati rivelati sull’estrema impersonificazione di un ruolo. Origine di questo viscerale modo di interpretare è il Metodo Stanislavskij. Ideato dal teorico ed insegnante Konstantin Stanislavskij agli inizi del ‘900, consta in un approccio alla recitazione volto ad approfondire psicologicamente un personaggio e cercare un’affinità interiore tra lo stesso e l’attore.

Ad accogliere questa tipologia di recitazione è stato Lee Strasberg, direttore dell’Actors Studio, che ha ereditato gli insegnamenti di Stanislavskij. Sviluppando l’aspetto sociologico, psicologico e comportamentale, quello che è stato chiamato Method Acting, si è diffuso soprattutto dagli anni ‘40 in poi, grazie ad alcuni attori che lo hanno fedelmente applicato. Nel giorno del 75° anniversario della morte del suo inventore, approfondiamo quindi 10 attori ed alcuni dei loro ruoli che hanno preso vita seguendo il Metodo.

James Dean

James Dean in Gioventù bruciata
James Dean in Gioventù bruciata

Una carriera in ascesa stroncata da un incidente ma un eterno ricordo conquistato grazie al suo talento e alla sua fugace ma indelebile apparizione hollywoodiana. James Dean è riconosciuto da tutti come uno dei maggiori talenti statunitensi, simbolo del divismo anni ‘50 dell’Actors Studio, icona totalizzante del “bello e dannato”. Una serie di ruoli non accreditati fino all’esplosione con La valle dell’Eden del maestro Elia Kazan, seguito a ruota dal rappresentativo Gioventù bruciata e dall’ultimo lascito Il Gigante.

Rebel Without a Cause

Non il film con il quale Dean ha conseguito l’Oscar postumo (La valle dell’Eden) ma quello che forse ancora di più dimostra l’attenzione dell’attore per l’introspezione e l’approfondimento psicologico dei personaggi. Nei panni di Jim Stark, Dean scava nelle sue emozioni, facendo emergere il sentimento ribelle che contraddistingue la sua generazione. In Gioventù bruciata, il modo di parlare, le espressioni, la camminata, tutto trasmette il dramma interiore di Jim, l’incomunicabilità tra genitori e figli, ma esprime ancor di più la rabbia di Dean, cresciuto senza la madre e abbandonato dal padre.

Marlon Brando: il Metodo Stanislavskij in persona

Marlon Brando in una scena de Il mio corpo ti appartiene
Marlon Brando in una scena de Il mio corpo ti appartiene

Le parole per descrivere una leggenda della settima arte come Marlon Brando si sprecano. Uno degli attori più importanti della storia del cinema. Personaggio certamente controverso dietro la macchina da presa, per certi versi scomodo, ma a tutti gli effetti uno dei maggiori sostenitori e fautori del Metodo. Affascinante ma tormentato, Brando ha regalato alcune delle più importanti interpretazioni di sempre. Come dimenticare infatti Don Vito ne Il Padrino, o ancora il controverso Paul in Ultimo tango a Parigi e l’iconico, seppur centellinato, colonnello Kurtz di Apocalypse Now.

Il mio corpo ti appartiene

C’è sempre Elia Kazan lungo il percorso di questi “attori ribelli” e, nel caso di Brando, il titolo in questione è Un tram che si chiama desiderio, ma l’esordio sul grande schermo è legato a Zinnemann e al film Il mio corpo ti appartiene. Prima della canottiera che lo ha reso un sex symbol universale, Brando interpreta Ken, soldato rimasto paraplegico in seguito al secondo conflitto mondiale. Per prepararsi al ruolo, Brando è rimasto per settimane “ricoverato” in un ospedale, spacciandosi per un reduce di guerra

Dustin Hoffman

Il Maratoneta, Dustin Hoffman sostenitore del Metodo Stanislavskij
Il Maratoneta, Dustin Hoffman sostenitore del Metodo Stanislavskij

Dagli anni ‘50 si passa ai fasti della Nuova Hollywood con uno dei suoi massimi esponenti, ossia Dustin Hoffman, che con Il Laureato è diventato il volto di una nazione smarrita. Attore estremamente versatile, in grado di calarsi in ruoli drammatici come Kramer contro Kramer o come Rain Man, ma anche di dare il suo meglio nella commedia o nel cinema di fantasia (basti pensare al suo Capitan Uncino nell’iconico Hook di Spielberg).

Il maratoneta, l’Hoffman senza sonno

Grande esempio di applicazione estrema del Metodo, come non menzionare gli insulti con Meryl Streep sul set del sopracitato Kramer contro Kramer per alimentare la tensione su schermo, Hoffman ha evidenziato la sua criticità. Emblematica l’esperienza durante la produzione de Il maratoneta, per il quale l’attore è rimasto insonne tre giorni al fine di restituire maggiore autenticità al suo personaggio. Di tutta risposta, il collega Laurence Olivier ha così stuzzicato Hoffman “Mio caro ragazzo, perché non cominci a recitare?”.

Shelley Duvall vittima del Metodo Stanislavskij

Shelley Duvall in Shining
Shelley Duvall in Shining

Premessa doverosa. La cara Wendy di Shining non è accostata al Metodo Stanislavskij per meriti propri, infatti non appartiene alla scuola attoriale dell’Actors Studio, ma non può non ricevere una menzione d’onore. Una carriera con pochi picchi, eccesso la parentesi con Kubrick e le svariate partecipazione anche come co-protagonista ai lavori di Robert Altman (Tre donne e Nashville su tutti). Un viso molto teatrale, pregno di un fascino peculiare, per una promessa del cinema troppo spesso dimenticata.

L’incubo di Shining

Croce e delizia della sua carriera è certamente stata la brutale ed estenuante realizzazione di Shining. La Duvall è stata per tutta la durata delle riprese messa a dura prova, sollecitata e coinvolta inconsapevolmente nell’attuazione del Metodo. Molte sono le leggende riguardanti i set di Kubrick, alcune anche opposte. Tra le più note è che l’attrice è stata vittima di pressioni psicologiche e di isolamento per trasmettere il costante panico del personaggio. Addirittura è tuttora da record la scena con la mazza da baseball ripetuta 127 volte portando allo stremo l’urlo della Duvall.

Hilary Swank

Trasformazione di Hilary Swank con il Metodo Stanislavskij
Trasformazione di Hilary Swank con il Metodo Stanislavskij

Se la Duvall è stata obbligata a subirlo, Hilary Swank è invece tra le attrici hollywoodiane che grazie ad una forte libertà creativa, tutt’altro che scontata, ha sfidato il proprio fisico riuscendo ad ottenere due premi Oscar a stretto giro. Se il duro allenamento per Million dollar baby ha causato una vescica grossa quanto il palmo d’una mano provocando un’infezione da stafilococco che per poco non ha raggiunto il cuore, il film che l’ha condotta alla stella sulla Walk of Fame non è stato da meno.

Vi presento Brandon Teena

Quella della Swank per Boys don’t cry è stata un’interpretazione totalizzante che, per sottolineare la dedizione dell’attrice, ha fruttato appena 3 mila dollari. Per calarsi nel ruolo, dovendo rivestire i panni di un personaggio transgender, si è letteralmente trasformata in uomo per un mese. Abiti maschili, il petto fasciato e la voce modulata, un cambiamento così radicale da non essere più riconosciuta dai vicini e da alcuni familiari. Ovviamente anche sul set non è mai uscita dal corpo di Brandon (il protagonista del film) e nessuno della produzione l’ha vista senza costume fino alla fine delle riprese.

Jim Carrey, comicità e Metodo Stanislavskij

Jim Carrey è Andy Kaufman in Man on the Moon
Jim Carrey è Andy Kaufman in Man on the Moon

Potrebbe sembrare un nome a sorpresa ma anche l’esilarante Jim Carrey è da annoverare tra i seguaci del Metodo. Performer eccezionale, dalla mimica facciale impareggiabile, la comicità contagiosa ma anche una forte drammaticità. Non è stato facile per l’attore staccarsi da personaggi come il Grinch o Ace Ventura ma altri ruoli ne hanno elevato la bravura a tutto tondo. The Truman Show ed Eternal Sunshine of the Spotless Mind hanno infatti mostrato il suo smisurato talento dietro la maschera da giullare, ma non solo.

Man on the Moon

Nella sua filmografia è presente un titolo spesso sottovalutato per il quale Carrey ha dovuto spremere sé stesso. Man on the Moon racconta la vita del celebre comico Andy Kaufman, dal successo sui palchi televisivi alla malattia. Per impersonificare un personaggio così sfaccettato Carrey non ha mai rotto la connessione con esso, per l’intera durata della produzione ovvero quattro mesi. A tal proposito esiste un documentario che sviscera ogni dietro le quinte, per esempio come anche durante le pause chiunque dovesse chiamarlo Andy oppure Tony, quando impersonificava l’alter ego del comico, pure in presenza dei suoi genitori.

Meryl Streep e la depressione da Metodo Stanislavskij

Meryl Streep ne Il Diavolo veste Prada
Meryl Streep ne Il Diavolo veste Prada

La donna dei record per nomination e vittorie agli Academy Awards e ai Golden Globes torna in questo elenco di adepti del Metodo. Un’attrice superlativa per la quale si sprecano gli aggettivi. Innumerevoli i personaggi memorabili così come i grandi autori che ne hanno sfruttato le doti. Da Allen in Manhattan a Eastwood ne I ponti di Madison County, da Spielberg in The Post alla chiacchierata Greta Gerwig con il suo Piccole Donne. Senza mezzi termini, come già detto per Brando, uno dei volti più importanti della storia del cinema.

Meryl veste Miranda

All’interno della sua filmografia è presente un film amato da molti ma che tanti potrebbero aver sottovalutato per difficoltà recitativa. Il Diavolo veste Prada deve parte della sua notorietà, sì ad un’altra incredibile attrice quale è Anne Hathaway, ma probabilmente a Meryl Streep e alla spietata Miranda Priestly. Per mettere in scena la caporedattrice della rivista Runway, l’attrice ha sperimentato per la prima volta il Metodo, mantenendo per tutto il tempo un atteggiamento avverso nei confronti delle colleghe. Questo approccio, secondo alcune fonti l’ha fatta cadere in depressione.

Adrien Brody

Adrien Brody esempio estremo del Metodo Stanislavskij
Adrien Brody esempio estremo del Metodo Stanislavskij

Rimane ancora oggi il più giovane di sempre ad aver vinto l’Oscar come miglior attore protagonista all’età di 29 anni. Adrien Brody è riuscito a costruire una carriera sfavillante scegliendo ruoli molto particolari come in Splice di Vincenzo Natali, avventurosi come in King Kong di Peter Jackson e divenendo anche volto onnipresente di Wes Anderson (Il treno per il Darjeeling, Grand Budapest Hotel e The French Dispatch). La vera consacrazione giunge ovviamente in occasione del riconoscimento ottenuto, grazie alla provante interpretazione del compositore polacco di origine ebrea Władysław Szpilman nel film Il pianista diretto dal grande Roman Polanski.

L’immersione del Metodo Stanislavskij

Per comprendere appieno il ruolo, Adrien Brody non ha badato alla comodità, anzi. Oltre ad aver preso lezioni di piano quotidiane fino ad imparare alcuni brani di Chopin presenti nel film, l’attore ha in parte ricreato la condizione in cui Szpilman ha vissuto. Innanzitutto ha abbandonato la sua casa, ha venduto la macchina e chiuso la relazione con la fidanzata del tempo. Ha perso 30 libbre mettendo in pratica una dieta estrema, simulando la disperazione a causa della fame. Tutto questo ha comportato una sorta di lutto interiore ed il bisogno di riconnettersi con il mondo.

Heath Ledger

Joker è Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro
Joker è Heath Ledger ne Il cavaliere oscuro

Non può esserci un elenco di attori che hanno fatto del Metodo quasi un culto senza menzionare Heath Ledger. L’attore prematuramente scomparso nel 2008 è entrato a pieno diritto negli annali di cinema. Protagonista nella commedia romantica 10 cose che odio di te e apprezzato ne Il patriota, Ledger mostra tutta la sua bravura nello struggente I segreti di Brokeback Mountain. Ma la sua fama è strettamente connessa all’incredibile parte da antagonista ne Il cavaliere oscuro di Christopher Nolan nel quale prende vita direttamente dalle pagine dei comics: il Joker.

Oltre il Metodo Stanislavskij, diventare Joker

A fronte dei dubbi iniziali, quella di Ledger è un’interpretazione immersiva al confine con la follia. Per entrare e sovrapporsi alla psiche di un personaggio così complesso, l’attore è rimasto chiuso in una stanza d’albergo per un mese. Ha così sperimentato la perfetta vocalità che ha portato alla secchezza della bocca e al caratteristico leccarsi le labbra. Ha passato del tempo a studiare la mentalità di alcuni criminali e la sensazione di essere chiuso in cella. È talmente diventato un tutt’uno con Joker da svegliarsi, dopo le poche ore di sonno dovute dall’insonnia, con i pensieri del villain.

Daniel Day-Lewis

Daniel Day-Lewis, il Metodo Stanislavskij in persona
Daniel Day-Lewis, il Metodo Stanislavskij in persona

Quanto ci manca l’attore britannico. Cinquant’anni di carriera tra teatro e cinema, molteplici premi tra cui tre premi Oscar, e quasi solamente grandi film. Una prima parte intensa di carriera con molti lavori ravvicinati ed una seconda scandita da diverse pause e allontanamenti dalle scene. Un interprete che fugge i riflettori e legato all’artigianalità che sfocia ed emerge nei suoi ruoli, prelevati dalla storia e conservati per sempre nella storia.

Una vita per il Metodo Stanislavskij

Non basterebbe menzionare un singolo episodio per descrivere un approccio così metodico  al cinema. Immedesimarsi nella disabilità di un personaggio (Il mio piede sinistro), vivere in isolamento senz’acqua perdendo 50 libbre (Nel nome del padre), vivere nei boschi imparando a cacciare e scuoiare animali per un mese (L’ultimo dei Mohicani). E ancora, prendere la polmonite per rivivere le condizioni dell’epoca (Gangs of New York), pensarsi il Presidente per l’arco di una produzione (Lincoln) e lavorare come apprendista per un anno imparando a confezionare vestiti (Il filo nascosto). Insomma, con Day-Lewis siamo oltre il Metodo, è uno stile di vita.

Sicuramente oltre agli attori e alle attrici sopracitate molti altri meriterebbero di stare all’interno di questo elenco fatto di serietà, dedizione e giusto un briciolo di pazzia. Non ci siamo dimenticati degli immensi De Niro, Nicholson, o del trasformista Christian Bale. Sarebbe poi da aprire un capitolo a parte su come sia considerato oggi il Metodo Stanislavskij ma non è questa l’occasione. Quindi, per concludere, cosa ne pensate voi di questa tecnica di recitazione? Quale dietro le quinte vi ha sorpreso o sconvolto di più? Per scoprire altre curiosità continuate a seguire i canali di CiakClub.it.

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