Marlon Brando: la TOP 10 film del più grande divo di Hollywood

In occasione dei novantanove anni dalla nascita di uno dei più grandi attori mai esistiti, abbiamo pensato di omaggiare Marlon Brando con un riepilogo di dieci tra i suoi ruoli più importanti e di rilievo. A partire dalla canottiera e la giacca di pelle, per finire con le protesi di Don Vito: la classifica di un attore che ha cambiato la storia del cinema mondiale.
Marlon Brando: la TOP 10 film del più grande divo di Hollywood

Più che un divo, una leggenda del cinema statunitense: Marlon Brando è innegabilmente uno dei più grandi attori della storia. Un nome, il suo, universalmente celebre, rappresentativo di quell’epoca aurea di Hollywood, parterre di uno star system d’altri tempi.

Nonostante una filmografia piuttosto limitata per un’interprete della sua portata, Marlon Brando si impose da subito come icona del cinema nell’immaginario collettivo. Facilmente riconoscibile a partire da quell’aspetto virile e statuario e quella celebre canottiera che lo rese famoso a livello mondiale, fu uno dei pionieri del metodo Stanislavskij nel cinema.

Tracciare una classifica vera e propria di un mostro sacro sarebbe riduttivo per la sua arte. Martin Scorsese consigliò ai nuovi appassionati al cinema di vedere i film di Brando in ordine cronologico, così da esplorare passo passo le emozioni crescenti nella carriera dell’attore. La nostra classifica, in onore del compleanno di questo enorme interprete, si limiterà quindi a ripercorrere cronologicamente -così come ci suggerisce di fare Scorsese-, 10 tra i migliori ruoli di Marlon Brando.

Un tram che si chiama Desiderio (1951)

Marlon Brando in Un tram che si chiama Desiderio
Marlon Brando in Un tram che si chiama Desiderio

Un tram che si chiama desiderio è il secondo film di Marlon Brando, ma il primo a conferirgli ufficialmente la fama mondiale di sex symbol nonché interprete capace. Diretto da Elia Kazan, l’attore interpreta il ruolo di Stanley Kowalski, un uomo rude e primitivo. Burbero e animalesco a partire dal rapporto con la sua fidanzata, Stanley è un uomo dominato da una rabbia che è incapace di gestire e riesce solo a sfogare sugli altri (specialmente sulle donne).

Per la prima volta, la canottiera maschile venne considerata un indumento sexy, e Marlon Brando fu notato e acclamato da milioni di donne. Il tutto, però, senza spostare mai il focus dall’interpretazione magistrale di quest’uomo in tutta la sua brutalità.

Marlon Brando in Viva Zapata! (1952)

Viva Zapata di Elia Kazan
Viva Zapata di Elia Kazan

Elia Kazan dirige qui Brando in una film biografico a partire dal romanzo omonimo di John Steinbeck. Il divo recita qui nei panni del protagonista Emiliano Zapata. In un Messico capeggiato dal dittatore Porfirio Diaz, Zapata si impone come capo della lotta all’oppressione.
Una produzione di livello, a partire dalla sceneggiatura originale di Steinbeck e a finire col cast, che vede tra gli altri anche la partecipazione di Anthony Quinn. Se a quest’ultimo, Viva Zapata! è valso l’Oscar al Miglior Attore non Protagonista, Brando ottenne solo la candidatura alla celebre statuetta, collezionando tuttavia un’altra versatile interpretazione in puro stile stanislavskijano.

Giulio Cesare (1953)

Il ruolo di Marco Antonio in Giulio Cesare
Il ruolo di Marco Antonio in Giulio Cesare

Dopo drammi e opere biografiche, Brando si sperimenta anche nel genere storico. Diretto da Joseph L. Mankiewicz, Giulio Cesare è il primo adattamento cinematografico della tragedia di William Shakespeare.
Un giovane Marlon Brando tenta di lasciarsi alle spalle il ruolo di cattivo ragazzo dal cuore tenero e si spoglia delle solite canotta e giacca di pelle per indossare la toga romana, nel ruolo di Marco Antonio. Il film narra del ritorno di Cesare dalla campagna d’Egitto fino alla congiura delle Idi di Marzo. Brando è un Marco Antonio convincente, fermo e deciso, oratore capace in grado di muovere tutti dalla sua parte. Un ruolo decisamente nuovo e inaspettato per quello che per molti era solo una bella faccia del cinema americano.

Marlon Brando ne Il selvaggio (1953)

L'iconica immagine de Il Selvaggio
L’iconica immagine de Il Selvaggio

Se con Un tram che si chiama desiderio si era imposta la figura di quest’uomo burbero con la canottiera, con Il selvaggio nasce quella che si può definire l’iconografia vera e propria di Marlon Brando. Un’opera di László Benedek in cui l’attore ottiene il suo primo ruolo da protagonista. Nell’epoca della beat generation e dei road trip movies, Brando è il centauro Johnny Strabler a capo del suo gruppo di amici, con i quali si sposta alla ricerca di guai e nuove esperienze. L’attore impersona un ruolo iconico, di un capo banda carismatico e disobbediente ma dal sotteso animo romantico. Una rappresentazione perfettamente riuscita di un’intera epoca e di tutta quella gioventù ribelle di cui Brando è capostipite.

Fronte del porto (1954)

Marlon Brando in Fronte del Porto
Marlon Brando in Fronte del Porto

In Fronte del porto Marlon Brando recita ancora una volta sotto la regia di Elia Kazan, che l’aveva già diretto in Viva Zapata!. Terry Malloy è un lavoratore portuale costretto, come gli altri suoi colleghi, a sottostare in maniera omertosa ad un capo criminale. Dopo varie vicissitudini, Terry si renderà protagonista di una rivoluzione che parte da se stesso, nel tentativo di distaccarsi dal male rappresentato dal capo.
Per l’ennesima volta, Marlon Brando cambia faccia sullo schermo. Malloy è un uomo sconsolato, disilluso ma rivoluzionario, seppur svuotato di quel carisma protagonista in tutti i personaggi dell’attore.

Gli ammutinati del Bounty (1962)

Locandina de Gli ammutinati del Bounty
Locandina de Gli ammutinati del Bounty

Quello di Gli Ammutinati del Bounty è stavolta un ruolo storico e d’avventura. Siamo a metà del XVIII secolo, ed una nave si sta dirigendo a Tahiti. Durante il viaggio, però, il capitano Bligh si comporta in maniera crudele nei confronti del suo equipaggio. La ciurma, dunque, a partire da un idea dell’ufficiale Christian, decide di ammutinarsi.


Pur rivelandosi una produzione non particolarmente fortunata (lo stesso protagonista criticò la gestione delle riprese), Marlon Brando risulta essere secondo molti l’elemento caratterizzante di questa pellicola, che riesce a rendere memorabile cinematograficamente, portando -per l’ennesima volta- tutto l’interesse su di sé.

Queimada (1969)

Marlon Brando in Queimada
Marlon Brando in Queimada

Per la prima volta sotto la direzione di Gillo Pontecorvo, in Queimada Marlon Brando recita in una pellicola civilmente impegnata. William Walker è un agente inglese in incognito, che tenta di portare avanti la rivoluzione in un’immaginaria colonia portoghese. La pellicola trova la sua ambientazione in Colombia, e racconta con chiarezza la piaga dello schiavismo e la spinosa questione dell’imperialismo. Vicende, queste, alle quali Brando si interessò più e più volte al di fuori del grande schermo (qui vi abbiamo raccontato di quando rifiutò l’Oscar per Il Padrino e mandò al suo posto l’attivista Piccola Piuma).

Un’interpretazione carica di freddezza e distacco, di un uomo che agisce più per portare a termine il suo lavoro che per un’effettiva convinzione ideologica. Walker, per quanto interessato alla vicenda, si dimostra l’ennesimo colpevole della situazione.

Il cult de Il padrino (1972)

Il celeberrimo ruolo di Don Vito ne Il Padrino
Il celeberrimo ruolo di Don Vito ne Il Padrino

Nel 1972, quello che si può definire il ruolo della vita di Marlon Brando: Don Vito Corleone ne Il padrino. Una delle interpretazioni più celebri della storia del cinema mondiale, resa magistrale da un uso accorto, ancora una volta, del metodo Stanislavskij.

Don Vito Corleone è il boss di una famiglia mafiosa newyorkese che si sta avvicinando pian piano al declino. L’uomo è dunque intenzionato a lasciare le redini del business familiare ai figli. Don Vito è un personaggio immortale, e Brando riesce ad interpretarlo in un lavoro attoriale senza precedenti. È tutto perfetto: dalle protesi facciali all’indole spietata ma amorevole verso i familiari, tipica del personaggio mafioso. Un lavoro d’immedesimazione indiscutibile, che rese Marlon Brando un’icona della Settima arte ancor più di quanto già non lo fosse con i ruoli precedenti.

Ultimo tango a Parigi (1972)

Frame da Ultimo Tango a Parigi
Frame da Ultimo Tango a Parigi

Inizialmente, Bertolucci avrebbe voluto come protagonista di Ultimo tango a Parigi Jean Paul Belmondo. Questo declinò, passando la palla a Alain Delon. Solo successivamente, in seguito pretese degli attori che Bertolucci non era intenzionato a soddisfare, il ruolo andò a Marlon Brando.

Paul è un personaggio complesso e triste, svuotato di ogni carica vitale se non quella sessuale. Marlon Brando riesce a personificare la drammaticità di questa psiche, in una pellicola controversa sia nel contenuto che dal punto di vista dell’accoglienza. Il film fu bandito dalla Corte di Cassazione, che tentò di eliminarne ogni copia, e non furono pochi gli scandali che girarono intorno alla registrazione di alcune scene. Scandali, però, che non esentarono l’Academy dal candidare ancora una volta Brando a Miglior Attore Protagonista.

Marlon Brando in Apocalypse now (1979)

Marlon Brando in Apocalypse Now
Marlon Brando in Apocalypse Now

Se ne Il padrino, Francis Ford Coppola aveva dato a Marlon Brando un ruolo da protagonista indiscusso della scena, in Apocalypse Now, il regista dà all’attore una visibilità decisamente limitata, in un personaggio però di estrema importanza rispetto al racconto.

Il colonnello Kurtz è un elemento predominante nell’intero film, ma le sue apparizioni sono solo due e in penombra (per richiesta proprio di Marlon Brando, che voleva nascondere agli schermi il suo aumento di peso). La fotografia di Vittorio Storaro aiuta innegabilmente la buona riuscita dell’interpretazione, ma il merito va ancora una volta a Brando: capace di rendere centrale e onnipresente un personaggio che si impone effettivamente in sole due scene.

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