Margini, recensione: anche Massimo Ranieri è Punk

I Vitelloni di Fellini, Radiofreccia di Ligabue, Saranno Famosi: tutti hanno raccontato l’attesa, l’attimo prima del salto, dai Margini della provincia al successo. Che sia in una stazione radio che non ascolta nessuno, o per un concerto hardcore punk, come nella splendida opera prima di Niccolò Falsetti, che viaggia per l’ Italia già dal 2022.
Il poster del film Margini realizzato da Zerocalcare

Se Margini fosse uno di quei film in cui a un certo punto viene fuori la scritta: Aspettative vs Realtà, andrebbe più o meno così: il suono distorto dell’amplificatore, le magliette dei Motorhead e i poster dei Clash, i piatti della batteria a tutte le ore, Iacopo al microfono: “il punk… non lo puoi trovare nelle discoteche e nei club e forse neanche più nei centri sociali, non è un fenomeno giovanile e il tempo mi sarà testimone…”. Tre ragazzi che riescono da soli a organizzare a Grosseto un concerto hardcore punk importantissimo. 

Realtà: l’amplificatore funziona a stento, è quello fornito ai tre protagonisti dal comune per aver suonato durante l’estrazione dei numeri della tombola. I tre, il nome del gruppo non se lo ricorda nessuno: “Arcò” – “hardcore è il nome del gruppo?” – sono quasi sempre a torso nudo. Hanno sporcato la maglietta dei Black Flag del sugo di casa della domenica, mentre la batteria viene sempre fermata da qualche vicino:  ma che è ‘sto chiasso? “ “ma che voi oh?” – “dovete insonorizzare dioca* ”.

Di cosa parla Margini

Il concerto, in realtà, c’è davvero. Tre ragazzi della provincia toscana di Grosseto, Michele, Edoardo e Iacopo, i Wait for Nothing, decidono di non aspettare più niente nessuno quando il gruppo americano dei Defense, al quale avrebbero fatto da gruppo spalla, annulla all’improvviso il concerto, per i tre forse l’occasione della vita. Non aspettano allora un secondo, non aspettano il comune di Grosseto, che “non può tirare fuori i fondi solo perchè arrivano ‘gli americani’. Non ci s’ha soldi”. Non aspettano  “quelle cose tipo… sà…  i giovani e il territorio, i brand Maremma.. ‘nsomma ‘na cosa un po’…”. Quelle cose che poi spesso finiscono nel nulla.

Allora Edoardo, Iacopo e Michele fanno tutto da soli – l’etica punk del Do it Yourself : Michele paga più di 3000 euro per i biglietti aerei del gruppo americano, utilizza la carta di credito della compagna, la carta che tanto definiva “borghese”, mentre lei dorme ignara sul divano, mandando il conto di famiglia in rosso. Tentano di rubare la strumentazione alla balera anni ‘80 gestita dal patrigno di Edo, finendo per essere scoperti dopo qualche minuto. Edoardo, Michele e Iacopo sono i ladri incapaci de I soliti Ignoti.

Quelli che, vogliosi di afferrare il benessere prospettato degli anni ‘60 italiani, fanno il passo più lungo della gamba iniziando a rubare, solo che Iacopo, Michele e Edoardo vanno in direzione opposta. Si muovono su uno sfondo sociale che va verso il precipizio: il tema è nell’aria del film, andiamo verso la crisi economica che avrebbe colpito l’Italia nel 2008. E forse in maniera più o meno consapevole, fanno, nel loro piccolo mondo di provincia, tutto quello che il punk aveva fatto all’inizio, sulle due sponde America – Inghilterra – prima movimento estetico, poi vera e propria contro cultura, reazione alla crisi economica e al perbenismo dilagante.

Quelli ai Margini e Quelli che benpensano

Emanuele Linfatti, Francesco Turbanti e Matteo Creatini in una scena del film Margini

“… In costante escalation col vicino costruiscono
Parton dal pratino e vanno fino in cielo
Han più parabole sul tetto che S.Marco nel Vangelo
Sono quelli che di sabato lavano automobili
Medi come i ceti cui appartengono… ”

Iniziando a guardare Margini, le inquadrature sui dettagli nelle stanze affollate della band, da un lato, le inquadrature a campo lungo sulle rotonde in mezzo al nulla e i cartelli stradali della provincia toscana, dall’altro, pensi di trovare conferma all’idea secondo la quale il mondo possa dividersi in due blocchi. I benpensanti – i replicanti della canzone, quelli per cui la giornata può finire nel momento in cui la macchina è pulita e lucidata, la stanza in ordine, gli ospiti della domenica. E poi ci sono quelli che vivono ai margini, lungo “i bordi” direbbe Zerocalcare, la cui voce compare anche nel film. 

Quelli che per creare – hanno bisogno di caos, di disordine, quelli sempre in ritardo “vabbè proviamo direttamente al concerto tanto la sappiamo”. Quelli che vivono ai margini di tutto, delle città più grandi, Grosseto, sempre a due ore da tutto, due ore da Firenze, due ore da Pisa, due ore da Roma: “per una volta si movono l’altri”. E che le opere prime, come Margini, come Patagonia, in effetti, raccontano spesso di evasione, evasione dalla provincia stantia, evasione da un amore che ti tiene in gabbia come un animale, come l’opera prima di Bozzelli, l’amore tossico e l’Abruzzo western, l’altra gabbia di provincia.

Se bruciasse la città cosa cambierebbe?

Francesco Turbanti, Matteo Creatini e Emanuele Linfatti in una scena del film Margini

Finendo di guardare Margini pensi invece anche che ci deve pur essere una via di mezzo tra le due parti, che la provincia stantia spesso finisce per alimentare una forma di procrastinazione e pigrizia, paura di realizzare qualcosa davvero e quando qualcosa arriva – Iacopo e la paura di abbandonare la vita di violoncellista d’orchestra – si incolpa ancora la gabbia di prima, la gabbia a cui poi spesso si ritorna perchà fa meno paura. 

Finendo di guardare Margini pensi che c’è del punk anche in Margherita – la compagna di Michele, che lavora come commessa del supermercato e non perché “il normale è punk”, ma perché non dà di matto – più del dovuto – quando scopre il furto della carta da parte di Michele per portare i Defense a Grosseto. C’è del punk anche in Adriano Melis, proprietario di una balera. Adriano, che sembra portare avanti un genere dato per morto dopo gli anni ‘80, che accende il set sulla musica di Alberto Camerini, le bolle di sapone e i divanetti rossi.

E anche se non ha mai distrutto la chitarra in stile Joe Strummer dei Clash, anche se non ha quelle storie tipo “quella volta che Sid Vicious…” anche Massimo Ranieri, con le flessioni a caso sul palco, a modo suo era Punk. 

Il rock non eliminerà i problemi…

Francesco Turbanti e il cast di Margini in una scena del film

… ma ti permetterà di ballarci sopra. La mattina dopo il concerto – c’è stato o no? – (potete scoprirlo guardando Margini, dal 17 dicembre nel catalogo Paramount Plus), Edoardo e Michele aprono un cassetto in macchina. Mettono su una vecchia cassetta – “senti che chitarrino” – “… il cuore mio non dorme mai…” continua la voce alla radio – “ma chi è Albano? ma che… tipo Battisti?” – “ma che Battisti c’ha la voce più… – “ah no questo è coso… Maurizio…” – “ma chi l’amico tuo?” 

“Massimo. Massimo Ranieri! – “Sempre sul pezzo te” – “… ‘se bruciasse la città!’ e lo vedi che lo sai?” – “Da te, da te io correrei. Anche il giorno vincerei, per rivedere te. Se bruciasse la città, lo so, lo so, tu cercheresti me, anche dopo il nostro addio, l’amore sono io, per te. Edo, Michele e Iacopo non possono essere e non sono personaggi mono dimensionali. Vivono ancora ai Margini, però hanno imparato a stare in equilibrio e anche a ballare sui bordi, nei momenti di crisi. 

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