Marcello Mio: 100 anni di Mastroianni, nel corpo di sua figlia

Lettera intima di una figlia indirizzata a un padre, Marcello Mio è anche viaggio nel ricordo del cinema di Mastroianni a 100 anni dalla nascita dell’attore. La figlia Chiara veste letteralmente i panni del padre in un gioco identitario di riscoperta di sé. Dal 23 maggio al cinema.
Chiara Mastroianni in una scena del film Marcello Mio

Nel 1924 nasceva Marcello Mastroianni. Cento anni dopo lo ritroviamo qui, al Festival di Cannes, apparentemente non invecchiato di un giorno. Letteralmente fatto resuscitare su schermo da un’interprete – notare l’apostrofo, una donna quindi – tanto inaspettata quanto risulta poi atipica l’operazione dietro Marcello Mio, un omaggio all’uomo, all’attore e soprattutto al padre che per ovvie ragioni non è come gli altri.

L’attrice Chiara Mastroianni veste infatti i panni del padre in un gioco identitario, di distacco e riscoperta al contempo, circondata da molte altre figure del cinema francese e italiano che hanno abitato la vita dei Mastroianni. Ciascuno a interpretare se stesso, lei solamente a interpretare qualcun’altro. Presentato in concorso alla Croisette per la regia di Christophe Honoré, Marcello Mio è già nei cinema italiani dalla giornata di ieri, 23 maggio, distribuito da Lucky Red.

Diventare Marcello Mastroianni

Cosa si prova a essere la figlia di Marcello Mastroianni, a portare una responsabilità tanto importante sulle proprie spalle? Ancor di più poi, se i tratti fisici fra padre e figlia sono più che mai somiglianti? Nata dalla relazione tra l’attore italiano e l’attrice francese Catherine Deneuve, Chiara ha gli occhi del padre, ma certi giorni non vorrebbe averli. Per esempio quando, in condizioni al limite della sopportabilità, le chiedono di partecipare a spot pubblicitari nei panni di Anita Ekberg, ricreando la famosa scena de La dolce vita in una qualunque fontana di Parigi. Oppure quando si presenta ai provini e come riferimenti i registi le dicono: “Vorrei un’interpretazione più alla Marcello e meno alla Catherine“.

Questo, il grande paradosso di chi, figlia d’artisti, abbia avuto la “malaugurata” idea di intraprendere la stessa carriera dei genitori. Questo, a tratti anche il “dramma” di chi venga guardato da ogni parte come un nepo-baby, senza averlo desiderato né chiesto. Come ci si fa a scrollare di dosso un’immagine tanto amata dal pubblico, ma quindi al contempo tanto ingombrante? Forse proprio facendo il gioco degli altri: vestendo fino in fondo i panni di Marcello, rinunciando alla propria identità come forma di provocazione definitiva.

Dall’oggi al domani, Chiara Mastroianni inizia a trasformarsi sempre di più in Marcello: ne veste i caratteristici abiti, indossa una parrucca e dei baffi finti e inizia a vagare per la notte di Parigi mani in tasca e spallucce sempre alzate, come avrebbe fatto suo padre in uno dei suoi tanti, indimenticabili ruoli. Intorno a lei, i suoi cari e colleghi hanno reazioni contrastanti: alcuni pensano sia impazzita, altri rinsavita, c’è chi si infuria e chi la sostiene fin da subito, fin da subito la chiama Marcello senza che lei abbia neanche bisogno di chiederlo. Ma tutti, in un modo o nell’altro, la accompagneranno in un viaggio di riscoperta di sé, attraverso una momentanea perdita di sé.

Marcello Mio è una lettera intimista

Chiara Mastroianni in una scena del film Marcello Mio

Marcello Mio è un film in cui convivono tante emozioni, desideri e finalità solo apparentemente contrastanti. C’è la dimensione pubblica dell’attore Mastroianni e quella privata di papà Marcello. C’è per Chiara un uomo che, lei stessa, dice inseguirla “come un fantasma“, ma cui d’altro canto ripensa ovviamente con affetto. C’è l’elaborazione del lutto ma anche l’omaggio secolare. Di fatto Marcello Mio è un viaggio completamente intimo e familiare, che però riesce a coinvolgere anche lo spettatore e il bagaglio di conoscenze che ha su Mastroianni.

Soprattutto, c’è un continuo avvicendarsi di scambi identitari in cui perdita di sé e riscoperta di sé convivono sotto gli stessi rispetti: riscoprendo il proprio padre ci si perde, perdendosi nel proprio padre ci si riscopre.

E per lo spettatore, Marcello Mio rappresenterà ovviamente un itinerario nei luoghi e nelle scene che hanno reso Marcello Mastroianni un attore immortale. Da “Marcello, come here!” alle passeggiate sulla spiaggia, Marcello Mio rassomiglia alla più fedele ricostruzione per immagini del cinema di Mastroianni, ma col tono intimo e a tratti impenetrabile come solo un’operazione del genere, eccentrica come eccentrico fu l’uomo, poteva trovare.

Catherine Deneuve, Stefania Sandrelli, Fabrice Luchini, Melvil Poupaud e moltissimi altri a ricoprire il ruolo di se stessi, tutti quanti contribuiscono a rendere Marcello Mio un connubio indivisibile fra realtà e imitazione, fra interpretazione e dissimulazione pirandelliana. Una lettera d’amore da una figlia a un padre, che diventa lettera d’amore di un popolo tutto a uno degli attori di cui è andato più fiero.

Marcello Mio vi aspetta, dal 23 maggio, al cinema.

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