Mai raramente a volte sempre, recensione: un dolce colpo all’anima

Il 26 settembre arriva su Netflix Mai raramente a volte sempre, film indipendente diretto da Eliza Hittman e vincitore dell’Orso d’argento nel 2020 al Festival di Berlino. La pellicola tratta con grande sensibilità e delicatezza la questione dell’aborto, incentrandosi su una critica nei confronti della società e sul percorso delle due protagoniste.
Mai raramente a volte sempre, recensione: un dolce colpo all’anima

Dal 26 settembre è disponibile su Netflix Mai raramente a volte sempre, terzo lungometraggio di Eliza Hittman che nel 2020, in occasione della sua anteprima al Festival di Berlino – dove conquistò l’Orso d’argento – aveva attirato l’attenzione del pubblico e della critica grazie soprattutto all’estrema delicatezza con cui tratta il delicato tema dell’aborto. Un anno dopo, alla Mostra del Cinema di Venezia, La scelta di Anne – L’Événement vinse addirittura il Leone d’oro, alimentando il dibattito pubblico intorno a una tematica purtroppo ancora estremamente attuale, ma quella della Hittman rimane probabilmente una delle pellicole che hanno saputo abbracciare la questione con maggior sensibilità. 

Mai raramente a volte sempre non vuole soltanto veicolare attraverso la propria narrazione un significativo messaggio di critica sociale, perché in effetti è un film incredibilmente più sfaccettato, che rivela una maturità disarmante nell’utilizzo delle immagini e nella gestione dei silenzi. È un coming of age, ma ha anche i classici stilemi di un road-movie, e Eliza Hittman disegna intorno alle proprie protagoniste i contorni di quello che, ogni momento di più, diventa un viaggio della speranza.

Il viaggio di Autumn e Skylar

Autumn in un'immagine di Mai raramente a volte sempre
Autumn in un’immagine di Mai raramente a volte sempre

Autumn è un’adolescente di diciassette anni che vive in una piccola cittadina della Pennsylvania. Quando crede di essere incinta si rivolge a una clinica specializzata, dove il test conferma effettivamente la sua gravidanza. Autumn vorrebbe abortire, nonostante venga persuasa a portarla a termine, ma purtroppo, in quanto minore, le leggi della Pennsylvania glielo impediscono senza il consenso di un genitore. Durante un turno al negozio di alimentari, dove lavora insieme alla cugina Skylar, Autumn le rivelerà di essere incinta, ed entrambe, rubando alcune banconote, partiranno in autobus verso New York, nella speranza di trovare una clinica che la faccia abortire. 

Una volta arrivate alla prima clinica, Autumn scoprirà di essere incinta di ben 18 settimane, diversamente dalle 10 che le avevano comunicato in Pennsylvania. Le due adolescenti dovranno così dirigersi in un’altra clinica di Manhattan, dove è possibile effettuare interruzioni di gravidanza anche dopo le 15 settimane. Senza ormai neanche un dollaro per pagarsi una sistemazione per la notte, Autumn e Skylar passeranno le loro giornate tra le strade di New York, disorientate e impaurite, in attesa del momento dell’intervento. 

Mai raramente a volte sempre: l’aborto come un’odissea

Sidney Flanagan in un'immagine del film
Sidney Flanagan in un’immagine del film

Mai raramente a volte sempre è un’intensa riflessione sulla nostra società, che adotta come punto di vista quello di un’adolescente in un mondo asfissiante, che sembra sempre sul punto di sopraffarla. Eliza Hittman affronta il tema dell’aborto con la consapevolezza di chi intuisce evidentemente l’improcrastinabilità di leggi che possano alleggerire la burocrazia intorno a una scelta così delicata e personale, inserendo la questione all’interno di una più ampia critica alla società. 

Ovunque si rivolga Autumn, la sua decisione sembra essere costantemente messa in discussione, ostacolata, trovandosi appunto in una società dove anche i volti amici nascondono secondi fini, dove anche le donne, che pur dovrebbero sostenersi vicendevolmente, cercano invece di demonizzare un diritto che dovrebbe essere sacrosanto.

Per questo sceglie di partire in autobus verso New York insieme alla cugina Skylar, l’unica pronta a sostenerla in quello che potrebbe essere il momento più complicato della sua vita, accompagnandola in una vera e propria odissea, in cui il loro legame diventa indissolubile – un po’ come quella di Matteo Garrone in Io Capitano, di cui potete leggere la nostra recensione.

Splendida inoltre, e in contrapposizione alle decine di domande a cui Autumn deve rispondere durante il suo percorso, la decisione della Hittman di non raccontare allo spettatore i trascorsi di quella gravidanza che non vuole portare a termine. Splendida perché non è importante quale sia il passato di Autumn, e non lo è perché, a prescindere da qualsiasi cosa, una donna dovrebbe necessariamente avere la possibilità di abortire in sicurezza, senza che nessuno possa speculare sul perché di quella decisione.

I silenzi e le immagini in Mai raramente a volte sempre

Autumn canta in un'immagine del film di Eliza Hittman
Autumn canta in un’immagine del film di Eliza Hittman

Come abbiamo accennato precedentemente, Mai raramente a volte sempre riesce a raccontare con eccezionale sensibilità e delicatezza la storia di Autumn e Skylar, calibrando perfettamente ogni dialogo ai prolungati silenzi che, più di ogni inutile parola, riescono a trasmettere lo stato d’animo delle due adolescenti e il significato più profondo della pellicola. Silenzi che esaltano anche la potenza visiva delle essenziali ma straordinarie immagini che Eliza Hittman costruisce, soffermandosi frequentemente sul volto di Autumn, con lunghi primi piani che rivelano quella patina di terrore e sofferenza nei suoi occhi.

È proprio nelle immagini e nelle inquadrature, prima ancora che nelle parole e nei silenzi, che Mai raramente a volte sempre trova la sua essenza, scavando in profondità nell’animo dello spettatore. Lo sguardo della regista segue costantemente le due protagoniste, e Sidney Flanigan e Talia Ryder – entrambe esordienti – rivelano una capacità innata di impersonificare le emozioni dei propri personaggi con quella delicatezza e innocenza con cui lo stesso film si approccia alla drammaticità degli eventi. 

La sua sintesi perfetta, l’ineccepibile connubio tra silenzi, immagini e interpretazioni delle attrici, Mai raramente a volte sempre la trova nella sequenza che dà il titolo alla pellicola, quella in cui Autumn deve rispondere ad alcune domande dell’assistente sociale riguardanti la propria sfera sessuale. Una scena lacerante, in cui per la prima volta veniamo a conoscenza delle violenze subite, in cui le lacrime bagnano gli assordanti silenzi. 

E poi un’altra, forse ancora più significativa nell’arco narrativo delle due protagoniste: quella in cui le mani si sfiorano, per poi stringersi, ed entrambe diventano donne, molto più di chiunque altra. Un film che tocca nel profondo le corde dello spettatore, con indelebili momenti di grande cinema

Facebook
Twitter