Maestro, recensione: la regia spielberghiana di un biopic a due

Come biopic musicale, Maestro fa quel che deve collocandosi a metà fra antichità e modernità, scegliendo una figura fortemente novecentesca come Leonard Bernstein. Ma per alcune perlescenze di regia e per lo spazio dedicato a Carey Mulligan, regala qualcosa in più.
Bradley Cooper (Leonard Bernstein) e Carey Mulligan (Felicia Montealegre) nella locandina del film Maestro

Farò due provocazioni. Siamo sicuri che Maestro sia un film diretto da Bradley Cooper? Lo è senz’altro, nulla togliere alla bravura dell’attore come del regista, ma forse non c’è solo lui. E poi: siamo sicuri che Maestro sia un biopic su Leonard Bernstein? Anche qui, lo è senz’altro, ma forse non c’era stato solo lui. Entrambe le provocazioni, per ora, non sono che semplici postulati. Ma arrivati alla fine di questa recensione, potreste scoprire che dietro un biopic che forse non spicca più di altri, si nascondono gli spunti più interessanti.

Maestro è il biopic Netflix presentato all’80esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Vede Cooper alla regia come nei panni di uno dei più grandi compositori e forse il più grande direttore d’orchestra del ‘900. Ma vede Carey Mulligan, nei panni della moglie e attrice Felicia Montealegre, come vera gemma attoriale di questo film. Ruba, letteralmente, l’interesse nei confronti di Bernstein in un film a lui addirittura intitolato. Derubata, ci sentiamo di dirlo, della Coppa Volpi di Venezia 80.

Un Maestro del ‘900, fra antichità e modernità

Fra i tanti biopic musicali che vediamo susseguirsi da un po’ di anni a questa parte – secondo alcuni è semplicemente un’altra declinazione della crisi di storie di Hollywood, l’uso così spasmodico del biopic come genere – Maestro si offre sicuramente come operazione interessante. Perché di biopic musicali, ma sulla musica classica, non se ne vedevano da un po’ (Tár, in qualche modo collegato a Bernstein per il legame della protagonista come allieva del Maestro, non conta, semplicemente perché è un falso biopic).

Maestro è un po’ uno spartiacque, con un protagonista ovviamente legato alla musica classica, ma al contempo figura estremamente novecentesca, e che musica novecentesca avrebbe composto. Soprattutto, inizia a farsi strada quella collaborazione ancora malvista fra musica classica e composizione cinematografica, per le colonne sonore. Che mezzo secolo dopo però, anche grazie al contributo di Leonard Bernstein (o di un Gershwin) farà dire a Tarantino che uno come Morricone non vada considerato “in quel ghetto musicale che sono le colonne sonore“, ma al pari dei grandi compositori di musica classica della Storia.

Di Bernstein vediamo quindi l’opera. Godiamo delle lunghe scene di direzione d’orchestra, magistralmente dirette di camera. Approfondiamo le origini ebraiche come la (ancora problematica al tempo?) bisessualità. Sotto tutti questi punti di vista, Maestro sarebbe un biopic “da 7“, se fossimo fra quelli che affibbiano un voto a tutto. Non lo siamo, quindi riletto: sotto questi punti di vista, Maestro è un biopic dignitoso, senza infamia e senza lode. Ciò che gli fa fare lo scarto, sta da altre parti. Non in Bernstein, non in Cooper.

Carey Mulligan, vera protagonista

Carey Mulligan (Felicia Montealegre) e Bradley Cooper (Leonard Bernstein) in una scena del film Maestro

La vera protagonista di questo film – se non protagonista in senso classico, diciamo protagonista in senso attoriale – è la moglie di Bernstein, Felicia Montealegre, interpretata da una stupenda Carey Mulligan (Shame, Drive, Il grande Gatsby). Questo il vero merito di Cooper, che fa venir da definire Maestro un biopic dalla struttura, dagli spunti femministi. Si prenda il caso Elvis di Baz Luhrmann, che sì mostra le paturnie di Priscilla, ma “costringe” Sofia Coppola a un altro biopic solo su di lei, presentato anch’esso a Venezia 80, per renderle la giustizia mancata.

Maestro si colloca invece come biopic a due: Bernstein e Montealegre hanno esattamente il medesimo spazio, Cooper e Mulligan esattamente le stesse occasioni attoriali. Di lui si è detto quanti anni abbia studiato direzione d’orchestra per la sola scena della seconda di Mahler nella Cattedrale di Ely. Di lui ho trovato più interessante però lo studio fatto su questa voce “nasale”, che si fa sempre più complesso e accurato quanto avanza l’età anagrafica del protagonista. Ma è di lei. È di lei che dobbiamo parlare.

Non solo però delle difficoltà di vivere accanto a un uomo così ingombrante e dalle visioni molto aperte sul matrimonio. Non solo insomma il ritratto della donna vittima e mai raccontata come persona in sé. Ne vediamo aspirazioni, affermazione con lui ma anche lontano da lui. E soprattutto, Carey Mulligan riesce nel tentativo impossibile di “rubare la scena” al protagonista. Ma non uno qualsiasi: quello di un biopic, ché sono i più protagonisti di tutti. Chi scrive si mangia le mani al pensiero – pur avendo riconosciuto da sempre la bravura di Mulligan – di non averla mai apprezzata a dovere, e quindi di avere parte della responsabilità di pubblico che un’attrice così talentuosa non lavori spesso quanto dovrebbe.

C’è un po’ del Maestro Spielberg?

Steven Spielberg e Bradley Cooper sul set del film Maestro

Infine regia, rapporti d’aspetto, alternanza fra bianco e nero e colore ma anche in grane e filigrane diverse all’interno di uno stesso. Maestro è un bel film da vedere, anche solo semplicemente a vedersi. E che rivela spunti di regia non da poco. Alle volte sembra quasi di vederci un po’ di Spielberg nell’illuminotecnica e non solo. E sarà la partecipazione di questi come produttore, sarà la foto dal set girata in altri Lidi che lo mostra offrire qualche consiglio prezioso a Cooper. Magari l’attribuzione è negli occhi di chi guarda, magari basta solo un: “Bravo, Cooper“.

Lo abbiamo detto delle scene d’esecuzione, ma la migliore, la più intelligente e sottile, è forse quella del litigio tra Felicia e Leonard su sfondo di parata in festa. Servirebbe un articolo solo per spiegarla, la semplicità e al contempo la potenza attoriale di questa scena. Con la camera che si colloca a distanza, quasi fissa, quasi non fa distinguere alcuna espressione dei due persino vista su un grande schermo. Ma attraverso le voci, la rabbia, le dita puntate addosso, la ricchezza emotiva è ai massimi.

Maestro merita di essere visto anche solo per questa scena e lo trovate, dal 20 dicembre, su Netflix.

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