Ma davvero Sean Bean muore sempre nei film (e perché)?

Sean Bean, celebre per le sue 24 morti su schermo, incarna un'icona di fatalità cinematografica. Da Ned Stark de Il Trono di Spade a Boromir in Il Signore degli Anelli, la sua carriera è costellata di tragiche dipartite, generando il meme "Sean Bean is Dead". Questo tema ricorrente suscita riflessioni sulla sua carriera e il suo impatto sul pubblico.

Con ben 24 morti in film e serie TV, Sean Bean vanta un record quasi imbattibile a Hollywood. L’attore britannico, con la sola presenza scenica ha stregato il pubblico per decenni, regalando interpretazioni memorabili in film e serie TV di ogni genere. Ma c’è un filo conduttore che lega molti dei suoi ruoli: il destino beffardo che li conduce ad una morte prematura. Dall’accoltellamento alla sparatoria fino alla morte causata da una mucca, Bean ha sperimentato ogni tipo di dipartita immaginabile.

Dalla decapitazione shockante di Ned Stark nella prima stagione de Il Trono di Spade, passando per la tragica fine di Boromir, trafitto dalle frecce degli orchi ne La compagnia dell’anello, fino all’iconica, seppur breve, apparizione come 006 in GoldenEye, dove viene eliminato nel giro di pochi minuti, Sean Bean sembra possedere un magnetismo fatale per i personaggi destinati ad un epilogo tragico. La sua filmografia costellata di morti epiche ha dato vita al meme “Sean Bean is Dead“, che ironizza su l’incredibile sfortuna che hanno i suoi personaggi sullo schermo.

Ma perché questo tema ricorre così spesso nella sua filmografia? È solo una coincidenza o c’è qualcosa di più profondo? In occasione del suo compleanno, proviamo a dare una risposta a queste domande, analizzando alcuni dei ruoli più iconici di Sean Bean e riflettendo sull’impatto che questo tema ha avuto sulla sua carriera e sulla percezione del pubblico.

Le tre morti più famose di Sean Bean

Sean Bean è Ned Stark in Il Trono di Spade

Bean ha collezionato ben 24 decessi sullo schermo, divenendo un meme virale e bersaglio di scommesse da parte dei fan. Ma l’ostinata reiterazione di questo destino fittizio ha cominciato a stancare l’interprete, che negli ultimi anni non ha nascosto il proprio disappunto. La “sindrome di Sean Bean” ha rischiato infatti di offuscare il suo talento. Tuttavia, la sua filmografia vanta una ricchezza di personaggi indimenticabili..

L’eterno dilemma shakespeariano di essere o non essere assume per Sean Bean una connotazione paradossale. La sua carriera è un continuo gioco di vita e morte, una sfida contro un destino che sembra accanirsi contro di lui. Ma forse, proprio in questa lotta contro la propria mortalità cinematografica, risiede il fascino magnetico che lo rende un’icona senza tempo. Tra le morti più iconiche ricordiamo quelle di Ned Stark ne Il Trono di Spade, Boromir ne Il Signore degli Anelli e l’agente 006 nel primo film di James Bond con Pierce Brosnan, GoldenEye.

Il Trono di Spade

Nel regno di Westeros, dove l’intrigo regna sovrano, un uomo d’onore come Lord Eddard “Ned” Stark è merce rara . Patriarca della Casa Stark, Signore di Grande Inverno e uomo dal volto scolpito nella roccia, Ned era l’ideale del cavaliere senza macchia e paura. Un gigante buono, sì, ma forse un po’ troppo ingenuo per il gioco di potere che infestava le torri gelide di Approdo del Re. Accusato ingiustamente di tradimento, viene decapitato in pubblica piazza, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei suoi fedeli.

La morte di Ned non è solo la scomparsa di un personaggio amato, è un terremoto che scuote le fondamenta di Westeros. È il simbolo della fragilità di fronte al potere, un monito a non fidarsi mai troppo della plot armor, neanche di quella dei protagonisti. E chi alla fine ha imparato proprio questa dura lezione è stato Sean Bean, ma che forse può  consolarsi, sapendo che in questo modo è entrato nella storia della serialità televisiva. Inoltre può vantarsi di aver partecipato alla reunion della serie dedicata solo hai personaggi deceduti.

Il Signore degli Anelli

Nella saga fantasy che ha conquistato il cuore di milioni di appassionati, Il Signore degli Anelli, Sean Bean veste i panni di Boromir, un eroe complesso e tormentato. Membro della Compagnia dell’Anello, Boromir incarna la figura dell’eroe imperfetto, combattuto tra il nobile ideale di salvare la propria terra, Gondor, e l’attrazione subdola verso il potere dell’Unico Anello. Questo conflitto interiore lo porta a compiere azioni discutibili, come il tentativo di sottrarre l’Anello a Frodo, alimentando dubbi e sospetti tra i suoi compagni. La sua figura è sfaccettata, capace di atti di grande valore e momenti di cedimento alla tentazione.

Tuttavia, proprio quando la sua figura sembra irrimediabilmente compromessa, Boromir compie un atto di redenzione che riscatta il suo passato. In un momento di supremo sacrificio, si immola per proteggere l’Anello e Frodo, colui che ne ha il compito di distruggerlo. La sua morte, sebbene dolorosa, rappresenta un punto di svolta fondamentale nella narrazione e consacra Sean Bean come maestro delle dipartite sceniche iconiche.

La sua interpretazione di Boromir è magistrale, ricca di sfumature e capace di trasmettere la complessità del personaggio. Bean riesce a rendere credibile il tormento interiore di Boromir, la sua lotta tra il bene e il male, la sua fragilità di fronte al potere. La morte di Boromir nel La Compagnia dell’Anello rimane impressa nella memoria collettiva come una delle scene più memorabili della saga. Un eroe imperfetto, un uomo tormentato, un sacrificio eroico: Boromir è tutto questo e molto altro, e Sean Bean ha reso il suo personaggio immortale.

GoldenEye

GoldenEye, pellicola del 1995, segna l’esordio di Pierce Brosnan come 007, l’agente segreto più famoso del mondo. Ma non solo: questo diciassettesimo capitolo della saga cinematografica introduce una novità importante. Per la prima volta, la trama non si basa direttamente sulle opere di Ian Fleming, padre letterario di James Bond. Il film inizia con una missione andata storta, che porta alla presunta morte dell’agente 006, Alec Trevelyan, interpretato da Sean Bean. Si sviene a scoprire che Trevelyan è ancora vivo e pronto a seminare il caos.

Seppur non si tratti della prima dipartita cinematografica di Sean Bean, la sua morte in GoldenEye ha assunto un ruolo iconico, divenendo senza dubbio la più significativa fino a quel momento della sua prolifica carriera. Ancora oggi, quando si pensa alle numerose scomparse sullo schermo dell’attore, la mente corre inevitabilmente alla tragica fine di Alec Trevelyan.

Tutte le altre 21 dipartite di Sean Bean

Sean Bean in una scena del film Black Death - ...un viaggio all'inferno

Ma la sua fama di “attore dalle mille morti” non si limita a questi tre ruoli iconici. Ben altre 21 volte Sean Bean ha salutato il pubblico con un ultimo respiro, regalando interpretazioni memorabili in film come Sharpe’s Rifles, Caravaggio, Lady Chatterly’s Lover, Equilibrium, The Dark e The Virgin Queen. Ogni morte è unica e toccante a modo suo, e racconta una storia diversa che mette in luce la versatilità di un attore capace di incarnare personaggi complessi e sfaccettati.

Dalla morte eroica sul campo di battaglia al sacrificio per amore, dalla giustizia infranta al tradimento consumato, Sean Bean ci ha regalato una galleria di dipartite che spaziano in ogni genere, dal fantasy al thriller storico, dal dramma al noir. La sua abilità nel rendere credibili e commoventi anche le morti più efferate è un talento raro e prezioso, che ha contribuito a renderlo uno degli interpreti più apprezzati e richiesti del panorama cinematografico internazionale.

Sean Bean è un vero e proprio maestro nell’arte di morire in scena. Le sue numerose dipartite sono diventate parte integrante della sua leggenda.

Perché Sean Bean muore sempre?

Sean Bean nella scena della morte di Boromir in La compagnia dell'Anello

Dall’eroico cavaliere caduto in battaglia al traditore giustiziato, dall’agente segreto eliminato al semplice cittadino vittima di circostanze avverse, il destino di Sean Bean sul grande schermo è spesso segnato. Ma perché i suoi personaggi muoiono così spesso? Le ragioni sono molteplici. Sean Bean è un attore incredibilmente versatile, capace di dare vita a personaggi complessi e sfaccettati. La sua bravura nel trasmettere emozioni come la vulnerabilità, il coraggio e il rimpianto lo rende un interprete ideale per ruoli che affrontano momenti di grande pathos e drammaticità. E spesso, questi momenti coincidono con la morte del personaggio.

Inoltre i generi in cui Sean Bean recita con maggior frequenza, come il fantasy, il thriller storico e il dramma, sono spesso caratterizzati da trame ricche di colpi di scena e momenti di grande tensione, dove la morte è un elemento ricorrente e spesso necessario per il progredire della narrazione. C’è anche un pizzico di ironia del destino in questa sua “serialità mortale”. Negli anni, la frequenza con cui i suoi personaggi incontrano la fine ha generato un vero e proprio fenomeno mediatico, tanto che lo stesso Sean Bean ha preso con ironia la situazione.

Anche se ultimamente sembra aver cambiato idea. In una recente intervista con The Sun, Sean Bean ha rivelato che questa sua singolare “specializzazione” ha iniziato ad avere un impatto sulle sue scelte professionali. Stanco di veder soccombere i suoi personaggi sullo schermo, Bean ha deciso di essere più selettivo nell’accettare nuovi ruoli. “Ho rifiutato alcune cose”, ha confessato al Sun. “Ho detto: ‘Sanno che il mio personaggio morirà perchè ci sono io!.

Ma Sean Bean è davvero il numero uno?

La statistica degli attori con più morti su schermo

Ma Sean Bean è davvero l’attore che muore più spesso a Hollywood? I dati dicono di no. Se guardiamo le statistiche, molti attori principali muoiono più volte nel corso della loro carriera. Robert De Niro, ad esempio, conta 19 morti sullo schermo, mentre Leonardo DiCaprio ne ha collezionate ben 9. Eppure, Bean detiene un primato che nessun altro può vantare. Se si calcola il numero di morti per film, Bean si posiziona in cima alla classifica con 0,32 morti/film, insieme a Bela Lugosi. Seguono Mickey Rourke e John Hurt con 0,31 morti/film.

Tuttavia, se parliamo di numeri assoluti, il titolo appartiene a John Hurt. Con oltre 120 film all’attivo, Hurt ha collezionato 43 morti sullo schermo, una percentuale simile a quella di Bean (circa il 30%). Ogni volta che Bean fa la sua comparsa in scena quindi, ha il 32% di probabilità di non arrivare vivo ai titoli di coda. Va riconosciuto all’attore che nonostante questo primato, è senza alcun dubbio riuscito a regalare interpretazioni indimenticabili che resteranno nella storia del cinema.  

Probabilmente, Sean Bean continuerà a morire sullo schermo anche in futuro. Indipendentemente da quante volte morirà ancora, l’attore rimarrà un’icona del cinema, un maestro nel dare vita a personaggi complessi e affascinanti, anche se il loro destino è spesso segnato dalla tragedia.

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