“Stiamo per raccontarvi la storia di un ladro, non di un ladro qualunque“: così comincia il riassunto delle prime due parti della serie, subito prima dell’iniziale episodio di Lupin 3. Sono le prime righe del romanzo di Maurice Leblanc, che il protagonista regala a suo figlio Rauol. Il resto lo conoscete già, ma la terza parte? “Arriva D’Artagnan coi 3 Porcellini?“. No, arriva Assane Diop e non c’è essere umano di cui non si fa beffa, questa volta spingendosi al limite anche della morte.
“Okay, è ora di tornare a casa”
Per Assane Diop, che all’inizio della terza parte vediamo vivere in incognito, a Marsiglia, lontano da Parigi in cui i giornali ancora dicono che “il più famoso ladro di Francia è introvabile“, è giunta l’ora di tornare a casa. Dove per “casa” si intende dai suoi cari, quelli più compromessi dalla sua uscita di scena con lo smascheramento di Pellegrini, a fine parte due. Ritroviamo un uomo afflitto dalle conseguenze del gesto di un singolo che compromette chi non c’entra.
È questo il tema portante di Lupin 3, che lo rende più profondo ed inquieto dal punto di vista del bilancio fra ebrezza e conseguenze, rischi e ingiustizie per chi non è coinvolto. In mezzo al mare di sensi di colpa e inestinguibile tensione verso il furto, Assane Diop è un ombrello arancione, visibile e di spicco su una Parigi grigia e noiosa. La sua fantasia, l’ironia che lo contraddistinguono e la geniale creatività, ereditata da Lupin, lo rendono colore in una realtà scolorita.
Assane Diop: il narratore per eccellenza

Assane torna da Ben, il suo migliore amico, e gli annuncia che sta per fare il colpo dei colpi, quello in cui non è più solo l’essere umano ad essere sfidato. Da 1 a 10? È pericoloso “diciamo 12“. Lupin non perde mai, è la rivincita a muoverlo e – in questo caso – a prendersi gioco pure della morte.
Sì, perché, Assane non è il genio del furto, né il mago dell’inganno: Assane Diop è il dio della credulità. L’aspetto più magnetico dell’intera serie, e in particolare di questa terza parte densa di travestimenti e maschere, è la capacità del protagonista di rendere credibile l’incredibile. La sua arma? Nè il suo ingegno né le storie di Lupin: la credulità della gente comune, l’ingenuità e la facilità con cui non resistono alle sue affabulazioni.
È un narratore incredibile, perché fa dell’affabulazione e della creazione di mondi alternativi, invisibili ed impossibili, la sua arma più grande. Le storie generano realtà – questo ci insegna Lupin 3. Ed è questo che fa amare Assane da tutti, persino da chi dovrebbe inseguirlo come nemico – l’agente Youssef Guedirà. “Sono 27 polli“: questa è l’arma dicevamo, così potente che riesce a far credere al mondo intero di essere morto.. e rinascere come Il fu Mattia Pascal.
Pirandello e Lupin 3

Da subito capiamo che in Lupin 3 Assane è un po’ quell’Adriano Meis che ricostruisce una vita dopo la morte di Mattia Pascal. Ma… c’è un ma. La terza parte della serie, a differenza delle prime due, ci riporta con i piedi per terra e pone un argine ai mondi impossibili con cui Assane ci fa sognare. C’è un limite a tutto, infatti, e questo limite sono i criminali veri, i ladri di professione.
Perché se Assane l’abbiamo conosciuto come un ladro dal cuore d’oro – un po’ un pirata della Ciurma di Cappello di Paglia che a differenza di tutti i pezzenti del mare si basano sull’amore come ingrediente segreto – i ladri veri sono altri. E in Lupin 3 compaiono, insieme a loro la criminalità e la delinquenza con cui Assane deve fare necessariamente i conti.
Così, fra i mille travestimenti e realtà possibili che cerca di simulare, Assane-Lupin sbatte il muso con la realtà e a forza di “prendere il posto di” qualcun altro e rincorrere i ruoli degli altri, finisce per ammettere: “io sono tutti ma ora non sono nessuno“. Non sono nessuno senza mia moglie, mio figlio, il mio migliore amico – e allora meglio tornare a Mattia Pascal.
Il mondo reale non è un fumetto, né un romanzo di Lupin: ci sono i malfattori, gli inganni e le crudeltà. Questo ha imparato Assane Diop in Lupin 3, ed è anche l’aspetto che rispetto alle prime due parti rende meno smagliante e brillante il sorriso con cui guardare gli episodi. Forse rallenta un po’ il ritmo, forse incupisce la vicenda vivace ed allegra dell’arancione a cui Assane ci aveva abituati. E ci viene da chiederci: quale era il piano di Assane se tutto non si fosse complicato dalla metà in poi?
Lupin 3 finisce per come è iniziata, dalla famiglia: Assane libera tutti, ma il colpo di scena finale non ci fa che iniziare ad aspettare, già, la quarta parte.









