Leo, recensione: dispensare insegnamenti a suon di musical

Netflix fa centro ancora una volta con un titolo d’animazione che sicuramente non passerà inosservato. Leo è un lungometraggio che porta a galla diverse tematiche capaci di catturare non solo l’attenzione dei più piccoli ma anche del pubblico più maturo.
Una scena del film Leo

Nel calderone di titoli rilasciati da Netflix nel mese di novembre troviamo Leo, lungometraggio d’animazione scritto da Adam Sandler e Paul Sado. Ancora una volta si conferma la volontà dell’azienda di dare nuovo lustro ai film d’animazione. Dopo titoli come Devilman Crybaby, Arcane, Pinocchio  e il recente Scott Pilgrim – La serie, arriva un titolo per grandi e piccini capace non solo di divertire ma anche di far riflettere. 

Animata dallo studio Animal Logic, la pellicola racconta di una vecchia e stanca lucertola desiderosa di trascorrere gli ultimi anni di vita scoprendo il mondo. Dopo decenni passati all’interno di una teca di vetro tra i banchi di una scuola, Leo si ritrova coinvolto direttamente nelle vite dei piccoli studenti prossimi alla conclusione del loro quinto anno di elementari. Grazie al tempo trascorso nella teca, osservando svariate generazioni di studenti, il piccolo rettile inizia ad elargire consigli ai ragazzini.

Il film affronta numerose tematiche, molte delle quali potrebbero risultare estranee nella nostra cultura, radicate tuttavia in quella americana. A fare da filo conduttore, per poi andare ad espandersi, c’è l’ossessione per la competizione e il successo. Attraverso gli occhi dei più piccoli, il tema arriva fino al mondo degli adulti. Si racconta così lo spaccato di una società succube di dinamiche radicate fin dalla tenera età, che si sviluppano negli anni andando ad influenzare le generazioni successive.

Un ciclo generazionale

Il binomio generazionale mette in scena una problematica tanto attuale, quanto costante nel tempo, che si ripete di generazione in generazione. Attraverso gli adulti, sia in quanto genitori che in quanto insegnanti, i più piccoli diventano riflesso delle ansie di una collettività incapace di evolvere e lasciarsi alle spalle le imperfezioni del passato. Leo è l’unico capace di affrontare tali dinamiche, forte della sua esperienza ultradecennale a contatto con numerosi studenti le cui caratteristiche si sono sempre ripetute negli anni. 

Illuminante è infatti la sequenza iniziale nella quale il rettile, insieme al suo amico Squirtle, riconosce gli atteggiamenti che negli anni non sono mai cambiati. E così, ancora una volta, i figli diventano vittime dei genitori. Proprio come Leo, ingabbiato nella sua teca, i giovani pargoli sono tenuti in gabbia dalle loro insicurezze, in cerca di qualcuno che li ascolti e li capisca. Il film invita all’ascolto, alla condivisione e al cambiamento. Quest’ultimo è infatti un altro dei numerosi temi affrontati dal lungometraggio.

La centralità di questo argomento è percepita in maniera costante durante tutta la narrazione. In primis in Leo che, convinto di essere quasi in punto di morte, abbraccia l’idea di cambiare vita per godersi il poco tempo rimastogli. Anche i bambini protagonisti, prossimi alla conclusione delle scuole elementari, accolgono in maniera timorosa ciò che quest’ultimo anno rappresenta. Persino gli adulti, saccenti e sicuri di sé, riescono ad evolvere, abbandonando il sogno del successo in favore di ciò che conta davvero.  

Un semplice film di animazione?

Una scena tratta dal film Leo

Purtroppo la varietà di temi affrontati non permette al film di concentrare l’attenzione su uno nello specifico. Toccando varie dinamiche, lo spettatore finisce coinvolto in un insieme di soggetti diversi. Dalla famiglia soggiogata dalla ricerca del successo, che schiaccia i figli col peso delle aspettative, alle ansie di genitori ipocondriaci che limitano la libertà di un giovane figlio insicuro. Nel mucchio si ritrova anche la discussione sugli animali in cattività, che compare qua e là durante il racconto ma non viene mai sviluppata in maniera approfondita. 

Proprio come insegna mamma Disney, le musiche sono una parte importante per veicolare il messaggio di fondo del film. In questo però, Leo non riesce a distinguersi. Non perché il comparto sonoro non sia di qualità, semplicemente le canzoni non si rivelano degne di nota. Nonostante risultino comunque godibili, non lasciano particolarmente il segno, divenendo dei semplici intermezzi che scandiscono la narrazione. Piacevole è invece la comicità che strizza l’occhio anche ad un pubblico più adulto. 

La pellicola infatti si arricchisce di numerose sequenze esilaranti, come qualsiasi cartone che si rispetti, oscillando tra quelle più semplici e infantili a quelle più mature. Leo e Squirtle, in quanto molto anziani, sono caratterizzati da un atteggiamento tragicomico, intriso di una saggezza frutto di un’età avanzata. Leo è un film più stratificato di quanto possa sembrare. Con un primo velo tipico del genere, la pellicola nasconde riflessioni più importanti indirizzandosi ad un pubblico adulto e maturo. Etichettare il titolo come un semplice film per bambini sarebbe riduttivo, andando ad eliminare forse la vera essenza del lungometraggio.

È un film che si presta ad un pubblico giovane, ma si rivolge soprattutto ai genitori, agli insegnanti ed in generale ad un pubblico adulto. Al di là della sua natura d’animazione, Leo si trasforma in una vera è propria terapia dispensatrice di consigli e insegnamenti. Dopo l’ottimo ritorno di Scott Pilgrim, Netflix riesce ancora una volta a convincere con un prodotto animato atipico che colpisce il bersaglio e lascia il segno. 

Se non fosse ancora chiaro, consigliamo caldamente la visione del film a grandi e piccini. Nell’attesa di scoprire la vostra opinione su Leo, qui potete trovare le uscite di novembre su Netflix.  

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