L’Empire, recensione: cazzari megagalattici fra Spaceballs e Dupieux

Fra Balle spaziali e un certo cinema parodistico francese alla Quentin Dupieux, L’Empire di Bruno Dumont è la versione demenziale di qualunque saga sulla lotta millenaria fra bene e male. Stranisce solo perché al parodico non siamo più abituati, ma poteva fare più ridere.
La locandina del film L'Empire

Alla Berlinare 74 ho scoperto una nuova categoria critica: “Pagliaccione“. Su definizione del critico che l’ha coniata, i film o più in generale le cose pagliaccione sono quelle dichiaratamente sceme, demenziali, un po’ cazzone, ma che comunque ci piacciono. Anzi, senza comunque, nessuna avversativa: ci piacciono proprio per questo. Ecco, non so se L’Empire di Bruno Dumont mi sia piaciuto davvero, qualche risata me l’ha strappata ma si poteva fare senz’altro di più. Però è di sicuro pagliaccionissimo.

L’invasione degli ultradementi

Ambientato lungo la Côte d’Opale francese, in un villaggio di pescatori che potrebbe trovarsi nelle prossimità di Calais per capirci, due razze aliene impantanate in una guerra galattica millenaria si trovano qui in esilio, mimetizzate in corpi umani di abitanti del luogo. Rappresentano perfettamente il Male e il Bene, la Forza e il Lato Oscuro, la Ribellione e l’Impero.

I primi sono corpi di luce, predicano per i buoni sentimenti e hanno un’astronave madre a forma di cristianissima Cattedrale. I secondi sono chiazze di blob neri, gli piace un sacco fornicare e hanno un’astronave madre a forma di Reggia di Caserta. Nella lotta di seduzione degli umani, ovviamente i secondi e le loro pruriginose credenze hanno vita molto più facile.

La guerra si riaccende con la comparsa del figlio del Male, un poppante biondo ma ancora sporco di marrone nelle mutande, che una volta cresciuto diverrà l’Angelo all’Apocalisse. I rispettivi messaggeri dei due Imperi, Jane e Jony, passeranno quindi l’intero film a rapirselo a vicenda, fornicando in mezzo alle mucche e strizzandosi le chiappie nelle saltuarie tregue. Chi verrà prima? Jane, Jony o l’Apocalisse?

L’Empire e il problema con certe parodie, nostro e loro

Brandon Vlieghe in una scena del film L'Empire

Quando si guardano certi film vien da pensare che, certi giorni, i francesi siano davvero il popolo più cazzaro al mondo e quello che si vergogna di meno ad ammettere di esserlo. Certo, Bruno Dumont era reduce da quel filmone di France, che noi di CiakClub inserimmo fra i nostri film preferiti del 2021. Lì c’era più il satirico, qui torna decisamente al parodistico, che è un cinema cui forse, alcuni di noi, sicuramente della mia generazione, non sono più abituati. La demenzialità supera la credibilità – che poi è tutto il punto di questi film – e ottiene l’effetto contrario.

L’Empire è questo: una versione di Star Wars se non più demenziale, quantomeno più fumettosa e impacciata di un Balle spaziali di Mel Brooks, spade laser e VFX (volutamente) poveraccia incluse. È la parodia dell’eterna lotta manichea fra Bene e Male, volendo anche fra potere temporale e religioso.

Chi scrive ci rivede anche riecheggi di un certo Quentin Dupieux, non quello di Yannick di recente uscita e recensito qui, ma piuttosto del folle e pienamente parodistico Fumer Fait Tousser (Fumare fa tossire), presa in giro fra cinecomic e Power Rangers in cui un team di tossici da nicotina denominati Tobacco Force combattevano tizi come l’Uomo Tartaruga e l’Imperatore del Male. Ecco, probabilmente queste cose fanno più ridere a leggerle che a guardarle. Perché come Fumer Fait Tousser, così anche L’Empire avrebbe potuto fare molto più ridere.

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