Le buone stelle – Broker: come diventare una famiglia

Dopo aver vinto il Premio della Giuria per Father and Son e la Palma d’Oro per Un affare di famiglia, Hirokazu Kore’eda è tornato al Festival di Cannes nel 2022 per presentare il suo nuovo film. SI tratta di Le buone stelle – Broker, la prima volta del regista all’interno di una produzione sudcoreana. Dopo essersi aggiudicato il Premio per la miglior interpretazione maschile, grazie all’ennesima grande prova di Song Kang-ho, il film ha trovato una distribuzione grazie a Lucky Red e arriva nelle sale italiane a partire dal 13 ottobre. Nella nostra recensione di Le buone stelle – Broker, scopriremo come il nuovo film di Kore’eda riporta l’autore giapponese al tema che gli è più caro: la famiglia.

La trama

I protagonisti di Broker

Le baby box sono quelle strutture dove poter abbandonare il proprio figlio. Sono un fenomeno, a periodi alterni, storicamente diffuso in tutto il mondo. Per esempio in Italia, seppur oggi non esistano praticamente più, veniva chiamata “la ruota degli esposti”. Le buone stelle – Broker, inizia proprio davanti a Busan in Corea del Sud davanti a una baby box. Lì ha deciso di abbandonare il proprio figlio la giovane madre So-young. Proprio davanti alla medesima baby box sono però appostati Sang-hyun e Dong-soo, pronti a intercettare il neonato e a prenderlo con loro. I due gestiscono un traffico clandestino di pargoli cui cercano in un secondo momento una famiglia disposta ad accoglierli in cambio di un cospicuo compenso. La madre ci ripensa in un secondo momento ma Sang-hyun e Dong-soo la convincono della bontà della scelta. Così parte un viaggio in auto alla ricerca della famiglia giusta del piccolo Woo-sung. Il gruppo però non sa di essere seguito dalla poliziotta Su-jin, pronta a coglierli in fragrante e ad arrestarli.

Kore’eda e l’approccio al cinema sudcoreano

La famiglia di Le buone stelle - Broker al parco giochi

Per anni Hirokazu Kore’eda è stato un regista estremamente di nicchia. Oggetto di curiosità per una certa tipologia di cinefili molto interessata al panorama orientale. Tutto è iniziato a cambiare a partire da Father and Son che, grazie anche al riconoscimento ottenuto dal Festival di Cannes, ha diffuso il nome dell’autore in tutto il mondo. Da quel momento in poi molto è cambiato, con Kore’eda che ha deciso di non fermarsi più e di evolvere costantemente il suo modo di fare cinema, alla ricerca di un’essenzialità sempre più marcata. Nel 2019 l’autore decide di uscire dal Giappone per provare la sua prima produzione estera, più precisamente francese. Si tratta de La verità, opera in cui Kore’eda cerca di adattarsi alla storia del cinema d’oltralpe e contiguamente di adattarla alla sua visione di cinema. Esperienza che ha cercato di riproporre anche con Le buone stelle – Broker, dove prova a inserirsi nel cinema sudcoreano, attualmente la cultura orientale più dotata di appeal internazionale. Un tentativo che vede l’inserimento in ruoli centrali di star come Song Kang-ho e Bae Doona. Nello stesso racconto si rintraccia dell’influenza del cinema della Corea del Sud, con Kore’eda che tenta di abbracciare la commistione di generi ormai così caratteristica grazie al lavoro di autori come Park Chan-wook e Bong Joon-ho. Un risultato però riuscito a metà, a causa di una storyline parallela alla principale non del tutto riuscita.

Un road movie con una famiglia improvvisata

La famiglia di Le buone stelle -Broker nel furgone

Il film però risulta comunque ottimo grazie al lavoro di Kore’eda sui suoi protagonisti e ad alcune sequenze (come quella della ruota panoramica) veramente emozionanti.
Le buone stelle – Broker mette al centro del racconto un parco personaggi che, gestiti da un altro regista, avrebbero dato vita a una storia molto diversa. Abbiamo due trafficanti di neonati, una madre che ha deciso di abbandonare il figlio, un neonato trattato come merce di scambio e una poliziotta sulle loro tracce. Kore’eda decide però di procedere con il suo solito approccio personale. Lo fa aprendo un ulteriore ragionamento sulle famiglie disfunzionali, così come aveva già fatto con Un affare di famiglia e Ritratto di famiglia con tempesta. Così da un possibile thriller dalle diramazioni morali complesse diventa un road movie con al centro una famiglia improvvisata. Il regista giapponese ci mostra come i legami sanguigni non siano al centro della sua visione del nucleo familiare o comunque non siano più rilevanti a dispetto delle scelte, della bontà d’animo e soprattutto dell’empatia. Uno spaccato di vita in cui Kore’eda si inserisce alla perfezione, con la sua solita delicatezza e intelligenza, costruendo una favola che ben si adatta al nostro mondo contemporaneo in cui la famiglia può e deve essere un concetto malleabile, dove i legami affettivi sono più importanti dei legami effettivi.
Le buone stelle – Broker è l’ennesima riprova di come, a conti fatti, nel cinema la trama non sia centrale come invece pensare a molti. Piuttosto ciò che conta è il linguaggio che si sceglie per raccontarla.

Le buone stelle – Broker è disponibile nelle sale italiane a partire dal 13 ottobre.

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