La rabbia giovane: 50 anni delle Badlands di Terrence Malick

Esattamente 50 anni fa, La rabbia giovane, esordio alla regia di Terrence Malick, veniva presentato in anteprima mondiale al New York Film Festival. Martin Sheen e Sissy Spacek vestono i panni di Kit e Holly, due giovani disillusi in una fuga d’amore tra le immense badlands del South Dakota, lasciando dietro di sé una scia di sangue.
Martin Sheen e Sissy Spacek in una scena de La rabbia giovane

Il 13 Ottobre del 1973, esattamente cinquant’anni fa, la première del lungometraggio d’esordio di Terrence Malick chiudeva l’11° edizione del New York Film Festival. La rabbia giovane, Badlands in originale – titolo decisamente più coerente ed evocativo -, partecipò successivamente al Festival di San Sebastián del 1974, dove ottenne la Concha de Oro come Miglior Film, e l’anno seguente alla Mostra del Cinema di Venezia, facendo il suo esordio nelle sale italiane nel 1977. 

Martin Sheen, che qualche anno più tardi – fin troppo precocemente – raggiungerà l’apice della propria carriera con il ruolo di Benjamin Willard in Apocalypse Now, e Sissy Spacek, vestono i panni di due giovani disillusi, che Terrence Malick rappresenta come metafora di un’intera generazione, quella cresciuta negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ‘50 e i ‘60. Sullo sfondo di un decadimento sociale, e di quelle badlands che danno il titolo alla pellicola, La rabbia giovane racconta il dramma interiore dei suoi protagonisti con quell’apatia che annebbia il loro animo. 

Una fuga nel segno del sangue

Martin Sheen e Sissy Spacek nei panni di Kit e Holly ne La rabbia giovane

Kit è un venticinquenne che vive a Fort Dupree, una piccola cittadina nel South Dakota circondata da immense praterie, dove lavora prima come spazzino e poi all’interno di un allevamento di bestiame. Holly invece è una quindicenne, orfana della madre, che vive con il padre nella stessa cittadina, dopo essersi trasferita dal Texas. I due si conoscono e iniziano a frequentarsi, nonostante il padre di Holly non veda di buon grado la loro relazione. Proprio per questo Kit cercherà di convincerlo delle sue buone intenzioni, incontrando però una granitica disapprovazione, che lo convincerà ad ucciderlo senza apparentemente alcun rimorso.

Anche Holly, rimasta ormai orfana, non sembrerà in realtà particolarmente turbata dalla morte del padre. Insieme a Kit decideranno così di dare fuoco alla casa, facendo credere alla polizia di essersi suicidati, dandosi successivamente alla fuga. Per un breve periodo di tempo i due vivranno in mezzo alla natura, accampandosi come possono, salvo poi iniziare un viaggio on the road in cui Kit svelerà la propria attitudine alla violenza, uccidendo chiunque possa sembrare anche lontanamente una minaccia. Mentre Holly inizierà a sentirsi sempre più vuota e distaccata, mettendo in discussione il suo rapporto con Kit, quest’ultimo diventerà sostanzialmente un criminale. 

La rabbia giovane: le badlands come metafora

Alcuni protagonisti de La rabbia giovane nelle badlands

Molte pellicole nel corso degli anni hanno saputo raccontare le badlands, mettendo l’ambientazione al centro della narrazione e rendendola metafora di un messaggio da veicolare. L’esempio più recente è The Promised Land, film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia con protagonista Mads Mikkelsen, in cui Nikolaj Arcel evidenza l’ostilità delle praterie danesi, elevando tuttavia lo Jutland a terra promessa. Allo stesso modo, la centralità delle badlands ne La rabbia giovane è già piuttosto esplicita fin dal titolo originale. D’altronde fanno da sfondo alla fuga d’amore di Kit e Holly, ma sono contemporaneamente anche protagoniste al pari di quest’ultimi. 

Nell’esordio dietro la macchina da presa di Terrence Malick si riconoscono quelle che saranno le tematiche fondanti del suo cinema, da un approccio fortemente filosofico fino, appunto, al rapporto dell’uomo con la natura. Quella dei due giovani è sostanzialmente una fuga dalla civiltà, passando per la natura incontaminata, in cui trovano rifugio e brevi momenti di pace. Ma le badlands riprese dal regista assumono anche un doppio valore simbolico. La loro desolazione rispecchia la vacuità sociale e morale della società, ma anche quella dell’animo dei protagonisti, abbandonati a una profonda solitudine. 

Terrence Malick e l’affresco di una generazione

Martin Sheen in un'immagine de La rabbia giovane di Terrence Malick

“Nel 1959 molte persone ammazzavano il tempo. Kit e Holly uccidevano le persone.” Questa era la tag-line presente sulla locandina de La rabbia giovane alla sua uscita nei cinema statunitensi. In quegli anni successe che alcuni travisarono il significato del film, la sua morale più profonda. Addirittura il Killer dello Zodiaco arrivò a sconsigliare alla stampa di pubblicizzarlo in quanto “glorificazione all’omicidio”, mentre Bruce Springsteen, dedicandogli alcuni versi di Nebraska, riuscì invece a cogliere la sua essenza.

I can’t say that I’m sorry

for the things that we done

at least for a little while sir

me and her we had us some fun

Bruce Springsteen – Nebraska

Quello che Terrence Malick dipinge nel suo esordio dietro la macchina da presa è l’affresco di una generazione cresciuta con il mito del sogno americano, costretta invece ad affrontare il disagio di quella decadenza spirituale e culturale che ha afflitto la società americana a partire dai primi anni ‘60. Se nello stesso anno George Lucas, con il suo cult generazionale American Graffiti, raccontava questo crollo socio-culturale con nostalgia, trasformando la fine dell’adolescenza in una malinconica metafora, la visione di Malick è sicuramente più disincantata. 

Quel sogno americano è appunto svanito, lasciando un vuoto incolmabile nella società, adesso priva di qualsiasi valore morale, dando vita a generazioni altrettanto vuote, insensibili, inevitabilmente indifferenti nei confronti di un’esistenza scevra di un senso più profondo. Ecco quindi che riecheggiano i versi di Bruce Springsteen. Mentre Kit vorrebbe incarnare James Dean, simbolo di quella gioventù bruciata, ostentatamente ribelle, che si contrappone a quella apatica de La rabbia giovane, persino essere un criminale diventa un’ambizione, nella monotonia di una vita e di una società in cui è impossibile essere felici.

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