La maschera di Zorro, recensione: il fascino dei film di genere

La maschera di Zorro esce oggi, 8 Dicembre 2023, su Prime Video, 25 anni dopo la sua uscita al cinema. Ecco di seguito la recensione di un film di genere che ha fatto emozionare una generazione di spettatori, rimanendo forse un po' dimenticato ma sempre molto apprezzato.
Antonio Banderas in una scena del film La maschera di Zorro

Uscito nel 1998, è disponibile da oggi su Prime Video La maschera di Zorro, trasposizione cinematografica dell’eroe mascherato sudamericano tra le più fortunate. La regia è di Martin Campbell, che ha firmato più di un titolo della saga di 007. La produzione è in mano a Steven Spielberg, in un progetto che mirava a rilanciare l’eroe da cappa e spada nell’immaginario collettivo popolare. Zorro è un personaggio che appartiene alla cultura narrativa da oltre un secolo. La sua prima apparizione fu nel romanzo breve La maledizione di Capistrano di Johnston McCulley, pubblicato a puntate nel 1919 sulla rivista All-Story Weekly.

Da allora Zorro è apparso in più di 50 trasposizioni narrative, tra cinema, serie TV, di cui una nuova appena annunciata, videogiochi, fumetti, parodie e libri. La maschera di Zorro, con Antonio Banderas, Catherine Zeta-Jones e Anthony Hopkins, è considerata da molti la migliore versione cinematografica. Forse definirla la migliore non è del tutto adeguato, ma siamo sicuri che quantomeno era la versione preferita di quando eravamo bambini, se chi legge condivide più o meno l’età di chi scrive. Il titolo è un piccolo grande cult, rappresentativo sia di un genere sia di un altro modo di fare cinema.

La maschera di Zorro: trama

Nel 1821 in California Don Rafael Montero governa il popolo ignorandone i bisogni e spesso abusando del suo potere. Don Diego de la Vega, l’uomo sotto la maschera di Zorro, combatte le ingiustizie dei potenti a favore dei cittadini. Tutto questo fino a quando Montero scoprirà la sua identità segreta, uccidendo sua moglie, rapendo sua figlia e imprigionando il nostro eroe. Vent’anni passano. Alejandro Murieta è un giovane fuorilegge ormai disperato dalla scomparsa del fratello. De la Vega, appena evaso dal carcere, troverà il giovane riconoscendo il medaglione che aveva regalato al fratello due decenni prima. Sapendo del ritorno di Montero in California, l’anziano Zorro prenderà Murieta come suo allievo, per vendicarsi e per salvare il popolo dalla tirannia del governatore. 

La struttura narrativa del film è semplice e rispetta tutte le regole che deve rispettare. Abbiamo un prologo piuttosto dettagliato, ma che raramente finisce nell’over splaining. Una situazione iniziale che subisce un mutamento. Un eroe che ancora non sa di esserlo e la cui evoluzione regge buona parte della narrazione, un aiutante, un villano con scagnozzi, un MacGuffin, una dama da salvare, una verità da portare a galla. E poi le scene di combattimento, tante e ben orchestrate, esplosioni, tensione sessuale, vicoli ciechi da cui comunque i protagonisti riescono a uscire.

Quando il cinema raccontava fiabe

Catherine Zeta-Jone, Antonio Banderas e Anthony Hopkins nel poster del film La maschera di Zorro

Molti storici del cinema reputano il periodo dal ‘95 al ‘00 uno dei migliori della storia di Hollywood. Questo perché la settima arte ancora non era sotto l’influenza di Internet. Gli stilemi narrativi classici iniziavano ad evolversi ma nessuno, ancora, gridava alla morte del cinema, come ama fare ultimamente Martin Scorsese. La maschera di Zorro rispetta una tradizione cinematografica che, per recitazione, scrittura e tempistiche, si avvicina molto a quella teatrale. Il film coinvolge chi guarda, senza mai pretendere di essere scambiato per verità e regalando la ricompensa finale, ovvero il lieto fine. 

Inoltre, non si impone mai sulla volontà dello spettatore. Le scene d’azione, che alla fine è ciò che maggiormente va risaltato in un film del genere, sono conseguenti alla narrazione. Scopriamo i personaggi e i loro motivi e di conseguenza a ciò li vediamo a combattere. Spesso nei film attuali le scene di dialogo altro non sono che forzate allitterazioni tra un effetto speciale e l’altro, perché comunque il film ne necessita. Questo Zorro dall’influenza bondiana riesce a mantenersi elegante anche quando esagerato e “fumettoso”

Merito sicuramente anche alle interpretazioni degli attori protagonisti, La maschera di Zorro è un piacevole film di genere. Non insulta l’intelligenza di chi guarda e nemmeno pretende di elevarsi a rivisitazione filosofica di un personaggio di cui è già stato raccontato di tutto. Il lavoro di Campbell è ricordato come un piccolo cult appartenente al suo tempo, ma di cui fa sempre piacere una nuova visione ogni tanto.

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