La famiglia Addams 2, recensione: parenti (amorevoli) serpenti

Le vicende della famiglia stravagantemente dark e lugubre d'America continuano dopo il successo del 1991. La famiglia Addams 2 racconta cosa succede quando il mondo esterno interagisce con l'universo dissacrante della villa oscura di Gomez, Morticia, Mercoledì, Fester, Pugsley e un nuovo giovanissimo membro.
Jimmy Workman(Pugsley), Carel Struycken (Lerch), Raúl Juliá (Gomez), Anjelica Huston (Morticia) e Christina Ricci (Mercoledì) in una scena del film La famiglia Addams 2

Come qualcuno di giovane e saggio ha detto, quando si guarda un nuovo film è importante fare un esercizio, ovvero essere spettatori più intelligenti, non per volume occupato dalla conoscenza, ma per il sapersi armare di pazienza e visione in prospettiva. Cosa significa? Fermarsi un attimo per capire che non tutti, e non sempre, i film risultano efficaci e “capolavori” nel momento in cui escono. Per questo esistono le recensioni retrospettive, perché rivolgono una critica dopo che il film in questione ha avuto tempo di maturare e di depositarsi nelle menti e negli occhi di chi l’ha visto. La famiglia Addams 2, ad esempio, ha la stessa, se non maggiore, rilevanza che ha avuto all’epoca.

Un franchise che dura e perdura dal 1938 ad oggi e che, stranamente, ha avuto una sorta di pausa tra gli anni ’60 e gli anni ’80. Forse non era abbastanza reganiana come opera o forse il mondo degli anni ’90 era quello giusto in cui far ri-vivere la famiglia dark più conosciuta d’America. Se l’analizziamo adesso, trent’anni dopo la sua uscita, rimane qualcosa di assolutamente perfetto in termini di espressione del grottesco e di quel diverso, che oggi è così (giustamente) tutelato, che necessita di essere solo sé stesso.

Un concetto, quello della verità oggettiva che va redistribuita, che il professor Keating in L’Attimo Fuggente ci spiega molto bene, dicendoci che “è proprio quando crediamo di sapere qualcosa che dobbiamo guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarci sciocco o assurdo, ci dobbiamo provare!”.

Una macchina sgangherata ma ad ingranaggi perfetti

Anjelica Huston (Morticia) in una scena del film La famiglia Addams 2

Dopo il precedente capitolo di presentazione della combriccola gotica dell’anti-stereotipo familiare, Barry Sonnenfeld, lo storico direttore della fotografia dei fratelli Cohen e regista della saga di Men in Black, ci fa rientrare a velocità massima nella loro nuova vita. In linea con i set televisivi degli anni 60, ma rinfrescati da espedienti tecnici conformi ai 90s, la famiglia disfunzionale creata in primis da Charles Addams, si racconta in satira, pur mantenendo l’eleganza.

La costruzione del mondo interno fa da solida base e viene brillantemente utilizzato come appiglio di (re)introduzione a ciascuno dei caratteri. L’intro cita pesantemente Nosferatu il vampiro (1922): Zio Fester ulula alla luna e la sua riconoscibilissima forma in ombra al chiaro di luna crea una silhouette, proprio come accade nel capolavoro di orrore ancestrale di Murnau.

Continua la collaborazione sado-comica tra Anjelica Huston e Raúl Julia nei panni dell’appassionata coppia tanghera Morticia e Gomez, che dopo aver accolto, non proprio a braccia apertissime, il fratello Fester, danno velocemente alla luce un piccolo pargolo già dotato di baffo paterno, di nome Pubert. I pubescenti figli Mercoledì e Pugsley attentano più e più volte alla vita del neonato fratellino, e spingono i genitori all’ingaggio di una serie di tate. Tutte inadatte fino all’arrivo di Debbie.

La ramificazione dentro e fuori

L’arrivo improvviso di un’outsider fa vacillare gli equilibri di quell’universo decadente, anti-carineria e anti-politicamente corretto che è la casa degli Addams. Viene così distolta l’attenzione dal loro mucchio, con una serie di elementi efficaci e super soddisfacenti.

Man mano che Pubert cresce e si rapporta con il mondo, lo fa anche il resto del clan. La tata Debbie è la forza trainante della loro espansione, il luogo è il mondo esterno dei cosiddetti belli, sani e forti. Biondissimi individui, nemesi degli Addams, simbolo dei diversi contro cui si scontrano i mostri, rappresentativi della società buonista del benessere, nettamente contrapposta a quella sovversiva dei protagonisti.

Una trovata a dir poco geniale e conforme all’oggi. Se i confini della proprietà fossero rimasti il limite da non oltrepassare, i valori della famiglia Addams si sarebbero soffocati, diventando rachitici, miseri, striminziti e fini a se stessi.

La crescita di Mercoledì

Christina Ricci (Mercoledì) in una scena del film La famiglia Addams 2

Il cambio di ambientazione risulta fondamentale anche per Mercoledì, personaggio amatissimo e catalizzatore di tutta l’attenzione mediatica del tempo grazie all’iconica interpretazione della giovanissima Christina Ricci (che però non è stata l’interprete originale). Nonostante venga vissuto come una costrizione, il trasferimento al campo estivo per ragazzi Chippewa, consente anche alla cupamente comica bambina di crescere su un palcoscenico diverso e più ampio. Rimane sospettosa e incerta, ma sviluppa un nuovo modo di interagire con persone normali che, a differenza sua, occupano spazi luminosi.

C’è una strana profondità nel suo personaggio, di quella che prescinde dall’età. Una visione superiore alla superficialità dei membri del campo estivo yuppie. Mercoledì si rifiuta di vivere nell’ipocrisia più totale e, nonostante su più fronti si presentino occasioni per omologarsi a quella fetta di società, lei non cede. Rimane fissa su se stessa, ancorata ai suoi personali valori. Si concede di accogliere l’esterno mantenendosi integra.

CRAZY DEBBIE – Una donna maldestra che ha sofferto per amore

Joan Cusack in una scena del film La famiglia Addams 2

Il personaggio della tata Debbie è terreno perfetto per uno scontro fra il gruppo familiare, che si muove sempre in modo intelligente ed impeccabile quasi fossero coreografati, ed il piano di una diabolica sottocopertura.

Joan Cusack, nei panni candidi della femme fatale che accudirà i bambini, è “solo maldestra, non malata”. Dietro la biondissima chioma si nasconde la Vedova Nera, uno dei cattivi migliori di questo genere cinematografico. Multi-sfaccettato sotto un’apparenza semplice e gradevole secondo i canoni della società. Tra le tinte pastello (apertamente sbeffeggiate da Morticia) si cela un’amalgama interessante tra Jackie Kennedy, un serial killer ed una casalinga della tv spazzatura.Una barbie che ha sviluppato convinzioni e pensieri intrusivi dopo che l’assenza d’amore ha temprato (negativamente) la sua psiche.

La famiglia Addams 2, una macabra tenerezza

Christopher Lloyd (Zio Fester) e Raúl Juliá (Gomez) in una scena del film La famiglia Addams 2

Il vestito di cui si abbiglia La famiglia Addams 2 è ispirato ai tagli old school di Hollywood. C’è il montaggio di continuità e la regola dei 180 gradi che con il “gioco fotografato” crea un asse immaginario tra lo spettatore e la scena. C’è la motivazione psicologica che trascina l’intera narrazione, nessuno degli eventi si verifica in modo casuale. E poi c’è la particolare composizione visiva che mette i protagonisti centrali nell’inquadratura e mai fuori fuoco.  

Le tracce di humour nero (soft) si uniscono agli inserti vagamente horror e a riferimenti sessuali che non stonano mai, sempre gestiti a meraviglia. La versione più tetra e barocca dei décor delle serie tv anni ’60 fa da sfondo, accompagnata da una struttura musicale a cui tutti aderiscono perfettamente. A ritmo in ogni singolo istante della vita raccontata.

Lo script meccanico, a tratti spassoso è qualcosa di istericamente divertente. Un mix vellutato e senza grumi tra Signori, il delitto è servito, La morte ti fa bella e Mars Attacks!. Il funebre si mescola con l’humor.

A differenza del primo film, dalla cui esistenza questo sequel trae senza dubbio una fetta di vantaggio, vengono messi in ballo i valori della famiglia. La simpatia dei personaggi è molto più evidente.

È una storia che ci dice che nonostante le apparenze, gli Addams sono portatori di valori come lealtà e sentimenti, molto più di quei normali/diversi che abitano il resto della società. L’armonia familiare, prima mozzata e poi ricomposta (ironicamente da un arto mozzato come Mano), simboleggia il loro essere molto affezionati l’uno all’altro, il che concede loro di farsi strada oltre i confini della loro villa

La famiglia Addams 2 è il sequel kooky per eccellenza! Stravagante eppure solidissimo. Brillante e malizioso, divertente e dissacrante, ne esce molto più sostanzioso e consistente dell’originale. Bravo!

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