La casa: come la trilogia “arrangiata” di Sam Raimi cambiò tutto

Il 24 ottobre Il regista e produttore Sam Raimi spegne 64 candeline. Esponente di spicco del genere horror, oggi ricordato per la trilogia de La Casa, ha apportato un grande contributo al genere horror divenendo padre di uno dei cult più influenti del cinema del terrore.
Sam Raimi regista del film La Casa

L’horror è un genere oggigiorno molto apprezzato, sia nelle sue forme più commerciali sia in quelle più autoriali e ricercate. Tra i vari esponenti del genere va sicuramente annoverato Sam Raimi. Il regista, che si è cimentato anche con altri generi durante la sua carriera, è noto soprattutto per essere la mente dietro il cult La casa (Evil dead)

Il film fu uno stravolgimento dei canoni  dell’horror al quale il pubblico dell’epoca era abituato. Il primo titolo della trilogia diretta da Raimi uscì in sala dopo titoli come Halloween e Venerdì 13. Le opere appena citate (insieme ad Nightmare on Elm street che vide la luce qualche anno più tardi) sono state partorite da grossi esponenti del genere come John Carpenter e rappresentano delle colonne portanti del cinema orrorifico, soprattutto in quanto slasher molto apprezzati e prolifici.

Nonostante l’imponenza e l’importanza di questi lungometraggi, uno sconosciutissimo e giovanissimo Sam Raimi è riuscito a sedersi al tavolo dei grandi e portare al pubblico una perla che oggi è considerata una dei più grandi cult del genere. Per festeggiare i suoi 64 anni abbiamo deciso di accompagnarvi in un piccolo viaggio alla scoperta di quel piccolo gioiello che è la trilogia de La Casa.

La prima volta non si scorda mai

Bruce Campbell in una scena del film La casa

La Casa è una pellicola horror del 1981 diretta da Sam Raimi e con protagonista Bruce Campbell. Opera prima del regista (e anche dell’attore), la realizzazione del titolo non fu per nulla facile. L’idea per il film fu sia di Raimi che di Campbell. I due partirono girando un corto in 8 mm chiamato Within in the Woods. Mostrato il corto ad un piccolo gruppo di investitori, i due ottennero un finanziamento per girare il lungometraggio. Con un budget di circa 375 mila dollari (oggi una cifra irrisoria) le due future star si misero all’opera.

I due, appena ventenni, scelsero come luogo delle riprese il Tennessee senza tenere conto del fatto che quell’anno si sarebbe registrato uno degli inverni più freddi per la zona in questione. La pellicola fu girata in tre mesi, alternando riprese nel bosco e nella casetta di legno ormai iconica. Tale struttura, essendo priva di una botola, costrinse la troupe a girare le inquadrature con quest’ultima a casa di Robert Tapert, produttore del film insieme a Raimi e Campbell. Invece le scene in cantina furono riprese direttamente a casa di Raimi.

Numerosi furono i disagi vissuti dalla troupe e dal cast, spesso “vittime” di situazioni al limite del sopportabile. Dato il budget ridotto, la maggior parte dei personaggi in scena vennero interpretati da amici o attori sconosciuti di Detroit. Alcuni di essi, non convinti a pieno del risultato finale, si fecero accreditare con degli pseudonimi. Uno dei pochi ad inserirsi nei titoli di coda con il suo vero nome fu proprio Campbell, il quale riuscì a cavalcare il successo del film acquistando sempre più popolarità.

L’arte di sapersi arrangiare

Sam Raimi e la sua troupe sul set del film La casa

Avendo un budget molto limitato e non possedendo ancora la fama arrivata dopo la pellicola, Raimi si trovò insieme a tutta la produzione a doversi arrangiare come possibile per la realizzazione del film. Escluse dall’equazione le difficoltà sopra riportate, le riprese del film impegnarono molto l’ingegno della troupe e del regista. Spesso si trovarono nella situazione di dover improvvisare con mezzi di fortuna. Un esempio è il liquido biancastro che i personaggi posseduti dal demone rigettano dal proprio corpo, non è altro che latte diluito.

Anche le scene in stop-motion, girate in maniera rudimentale, ne sono un esempio lampante. Ciò che però è sicuramente rappresentativo dell’arte dell’arrangiarsi di Raimi e la sua famosa Shakeycam che altro non è che una steadycam primitiva. Per realizzare la soggettiva del demone che sfreccia tra la fitta boscaglia, Raimi realizzò un supporto mobile in legno sul quale venne posizionata la macchina da presa. Questo tipo di ripresa fu uno degli elementi che più incuriosì lo spettatore, divenendo un elemento di innovazione nell’industria.

È interessante considerare tutti questi elementi e paragonarli un po’ al cinema odierno. Privo di computer grafica e un budget elevato, La casa di Sam Raimi è una delle rappresentazioni viventi di cosa è possibile produrre utilizzando solamente passione e fantasia. In questa pellicola (anche nelle successive) si respira l’amore di Raimi per il cinema e il genere che l’ha reso noto al grande pubblico. Il piacere di fare cinema, quello “semplice”, privo di artifizi ma ricco di amore. Questa passione, unita comunque ad un’ottima abilità tecnica, hanno eclissato il problema del budget garantendo la buona riuscita del progetto.

Il successo tardivo

La pellicola non ottenne subito il successo sperato. Trovare un distributore fu molto complesso, soprattutto a causa dell’estrema violenza presente nella pellicola. Dopo qualche ritocco, il lungometraggio riuscì ad ottenere una proiezione al Festival di Cannes portandolo all’attenzione di una figura di spicco come Stephen King. Quest’ultimo scrisse una recensione molto positiva nei confronti dell’opera, giocando così un ruolo chiave nella sua futura distribuzione nelle sale americane.

Ciò che però aiutò moltissimo la diffusione del film fu la sua versione home-video, divenendo una piccola chicca ricercata da ogni amante del genere desideroso di avere sul proprio scaffale una copia del film. Curioso invece è il fenomeno che avvenne in Italia. Nel nostro paese il titolo ebbe un successo spaventoso a tal punto da portare alla nascita di una saga apocrifa, tutta italiana, che niente aveva a che fare con il lavoro di Raimi.

La casa 2

Un'illustrazione per il film La casa 2

Dopo il successo del primo lungometraggio, Raimi decise di realizzare La casa 2. Reduce dal flop de I due criminali più pazzi del mondo, Sam era consapevole che un altro fiasco avrebbe drasticamente compromesso la sua carriera. Decise così di mettersi a lavoro sul sequel del suo grande successo. Ottenuto l’appoggio del produttore italiano Dino De Laurentiis, il regista racimolò un budget dieci volte superiore a quello del primo capitolo. Questo gli permise di sbizzarrirsi come meglio credeva, facendo tesoro della sua esperienza precedente ed elevandola sotto tutti i punti di vista.

Il secondo capitolo è un sequel diretto, considerato però anche una sorta di reboot a causa di piccoli problemi di continuità con la prima avventura di Ash Williams. Bruce Campbell torna a rivestire i panni di Ash. Forte del successo del primo film, l’attore riuscì ad approfondire la caratterizzazione del personaggio, rendendolo un vero e proprio eroe d’azione e una vera icona del cinema horror. È proprio grazie a questa pellicola che, nel 2008, Ash verrà inserito da Empire al 24° posto della classifica dei più grandi personaggi della storia del cinema.

Sam Raimi chiude il cerchio

Bruce Campbell in una scena del film L'armata delle tenebre

A chiudere la trilogia di Raimi troviamo L’armata delle tenebre. L’idea, recuperata da una prima bozza de La casa 2, vede Ash catapultato in un medioevo succube di una sua versione malvagia a capo di un esercito di scheletri. Nonostante un budget di 13 milioni di dollari, le difficoltà durante le riprese furono svariate. Bruce Campbell ha affermato di aver messo a dura prova il suo corpo, tra numerosi take e viaggi in ospedale per alcuni infortuni. Le riprese durarono più del previsto a causa di complicazioni sorte in corso d’opera che portarono ad un importante aumento dei costi. 

Ciò che però rende questa pellicola un piccolo gioiello è ciò che rappresenta per Raimi e la sua trilogia. L’armata delle tenebre altro non è che l’apice di ciò che venne iniziato anni prima con La casa. È il punto più alto della saga, la quale continua a mutare diventando la massima rappresentazione dell’arte di Raimi. Questo terzo capitolo differisce parecchio dai suoi predecessori ma non lo fa stravolgendo l’asset posto dai due titoli precedenti. È un cambiamento graduale che porta ad un livello superiore l’eredità lasciatagli dalle opere scorse.

Per completezza è giusto citare anche ciò che venne dopo questa trilogia. Escluse le pellicole apocrife, nate in Italia per cavalcare il successo della saga, vennero realizzate altre opere strettamente legate al franchise. Nel 2013 venne pubblicato un reboot de La Casa. Successivamente Raimi realizzò Ash Vs. Evil Dead, serie che prosegue le avventure di Ash Williams riportando tutti gli elementi che hanno reso famosa la saga originale. L’ultimo progetto rilasciato è La Casa – Il risveglio del male, sequel del 2023 diretto da Lee Cronin. Potete approfondire il film leggendo la nostra recensione tra pregi e difetti.

Una trilogia cult tra sangue e risate

Bruce Campbell e Sam Raimi sul set del film La casa 2

Fatta questa lunga premessa su Sam Raimi e sulla saga da lui creata, arriviamo al nocciolo dell’articolo: perché questa saga è così importante? La trilogia di Raimi muta di volta in volta con ognuno dei film. Si trasforma e si adatta aggiungendo un pezzo alla volta fino al raggiungimento della sua formula definitiva. Quando uscì il primo lungometraggio in molti rimasero colpiti da un qualcosa che era ancora al suo stato larvale. 

Nonostante l’elemento horror fortemente contaminato da un’estetica splatter (che turbò non poco il pubblico), l’attenzione venne catturata da quegli elementi comici inseriti tra uno sbudellamento e l’altro. Questo accostamento grottesco non era qualcosa di così comune all’epoca, almeno non in questa formula. La comicità fisica, nota come Slapstick, divenne un elemento principale della saga e raggiunse il suo massimo splendore proprio con L’Armata delle tenebre. Toccando anche picchi demenziali, la combinazione tra elementi horror e gag di natura quasi cartoonesca trovarono un equilibrio perfetto.

Chiariamo, Raimi non ha inventato questo stile di pellicole ma in qualche modo le ha rese sue, influenzando (anche involontariamente) il settore più di quanto venne fatto prima di lui. Il suo stile iconico col quale tutto viene portato all’apice della follia e dello splatter crea una realtà credibile ma allo stesso tempo ridicola. Questa si trasforma in puro godimento per lo spettatore che apprezza ciò che passa su schermo, mentre segue una storia raccontata con passione e maestria. 

Gli amici di una vita Sam Raimi e Bruce Campbell non solo hanno deliziato il pubblico con storie diventate dei cult ma hanno anche cambiato una parte del cinema di genere. Campbell con il suo personaggio ormai icona e Raimi con il suo stile estetico e registico si sono assicurati un posto nell‘Olimpo del cinema horror. Cosa ne pensate di Sam Raimi? Ditecelo nei commenti!

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