L’ultima luna di settembre, recensione: una natura senza orizzonti

Il primo lungometraggio firmato da Amarsaihan Balžinnâmyn, riesce già ad essere un mirabile film sull'uomo e sulla natura. Visivamente stupendo e con una scrittura essenziale ma pregna, è una bellissima dichiarazione d'amore verso la sua terra.
L’ultima luna di settembre, recensione: una natura senza orizzonti

L’esordio alla regia di Amarsaihan Balžinnâmyn, autore che già in passato si era cimentato in altri cortometraggi tematicamente affini a quest’opera, colpisce sicuramente per la sensibilità dello sguardo. L’ultima luna di settembre abbandona totalmente la pomposa e abusata retorica classica del ritorno alla natura, per creare qualcosa di molto più ricco ed organico. Merito in primis dell’abilità del regista che sfrutta al meglio le potenzialità del mezzo, orchestrando immagini, suoni e scrittura.

Questa è la storia di Tulgaa, un uomo che fa ritorno dopo anni al suo villaggio natale nelle steppe della Mongolia per assistere l’anziano padre malato. Alla sua dipartita decide di restare nella iurta fino all’ultima luna piena di settembre. Durante la sua permanenza conosce il piccolo Tüntüülej, con cui intesserà un legame molto profondo.

La potenza dell’autenticità in L’ultima luna di settembre

I due protagonisti de L'ultima luna di settembre
I due protagonisti de L’ultima luna di settembre

Come anticipato si tratta di un film lontanissimo dalla retorica in cui la società industrializzata guarda con pentimento alla natura selvaggia, ma è piuttosto un’osservare rapito qualcosa di sterminato. Con silenzi totali, spazi infiniti e colori pieni, il regista riesce a restituire un’esperienza immersiva e bellissima nel mondo che ama. Gioca tanto col tempo filmico dilatandolo, stringendolo, annullandolo solo per farci sentire cos’è la vita in quei luoghi.

Tutto in questo lungometraggio insegue il valore dell’autentico. Che si tratti della bellezza della natura, di relazioni profonde o di un viaggio alla scoperta di sé ogni elemento è genuino, vero. Una fotografia ispirata e degli ambienti fantastici, gettano lo spettatore in una situazione sulla soglia dell’onirico per riscoprire la bellezza di ciò che ci circonda e farsi rapire dalla maestosa immensità della natura. Isolati e costretti al silenzio di fronte a cotanta magnificenza. Nel più naturale mondo del pensiero.

Totalmente ambientalista, nel senso più virtuoso possibile, celebra un magnifico spettacolo. Tante storie universali. Quella tra padre e figlio e tra natura e tecnica. Nella prima i due si scoprono e alla fine si scelgono l’un l’altro, andando oltre i riduttivi legami biologici. Nel secondo il risultato è lasciato in sospeso, in un’ambiguità obbligata.

Lo sconfinato amore dello stesso regista

Un'immagine tratta dal film
Un’immagine tratta dal film

Ne emerge un affresco di toccante tenerezza, come detto poche sono le parole e tanti i silenzi. Gli spazi sconfinati aiutano a conoscersi e ad imparare ad amarsi. Per Amarsaikhan Baljinnyam la campagna mongola è la casa delle tradizioni, il luogo degli affetti ma anche della nostalgia. E questa distanza è forse incolmabile. Nonostante tutto, infatti, Tulga è destinato a tornare in città.

L’ultima luna di settembre vive di questa bellezza così brillante, luminosa. Di luoghi segreti e senza orizzonti in cui sono innestate queste vite interiori in continuo tumulto. La scrittura è magistrale e niente viene forzato, garantendo così una credibilità indiscussa. Semplice ma potente, come ogni buon racconto di formazione. Un onesto e delicato ritorno di quell’innocenza positiva che non dovrebbe mai abbandonarci.

Pochi i difetti di questa notevole opera prima, tanto che fu scelto come rappresentante della Mongolia agli Oscar 2023. Si sente tutto l’amore di una storia sentita. Sicuramente è consigliata la visione in sala proprio per cogliere appieno la suddetta magnificenza di ambienti e scorci che offre la Mongolia. Nel buio del cinema potreste anche stupirvi di quanto siamo piccoli rispetto al mondo che ci circonda. L’ultima luna di settembre rappresenta al meglio una natura luminosa e senza orizzonti.

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