L’Oscar a Godzilla Minus One è come un ruggito alla crisi della CGI

Vincitore dell’Oscar per i migliori effetti visivi, Godzilla Minus One ha compiuto una vera impresa battendo la concorrenza dei grandi blockbuster. Il team del regista Takashi Yamazaki ha conquistato Hollywood mostrando quella che potrebbe essere la nuova strada per gli addetti ai VFX.
Godzilla in una scena del film Godzilla Minus One

La 96a edizione degli Oscar sarà ricordata come una delle più coerenti e priva di sorprese di sempre, fatta eccezione per alcune categorie che, davanti al dominio di Oppenheimer  e all’affermazione di Povere creature!,non hanno ottenuto il giusto risalto. È il caso del premio per i migliori effetti visivi che con il meritato successo di Godzilla Minus One ha sancito un risultato storico non solo per l’Academy ma anche per tutta l’industria cinematografica statunitense che soprattutto negli ultimi tempi ha lamentato non qualche problema in materia VFX.

Eccetto due affermazioni britanniche (Babe maialino coraggioso ed Ex machina), la proclamazione di un vincitore nipponico crea un precedente, seppur in linea con l’attenzione rivolta ai grandi successi commerciali. Perché oltreoceano il film diretto da Takashi Yamazaki, salito sul palco insieme a Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima, tutti rigorosamente muniti di una figure dell’iconico kaiju tra cui una dorata, per una delle istantanee più belle e divertenti della serata, è stato accolto da subito con gran clamore. Grazie ad una costante crescita al botteghino, è infatti diventato il maggior incasso per un film giapponese negli Stati Uniti, nonché il più alto dell’intera saga creata dalla Toho.

A rendere ancora più importante l’impresa realizzata è il confronto con gli altri candidati, tutte grandi produzioni americane dal budget altisonante. Nella cinquina finale degli Oscar sono infatti rientrati: The Creator (costato circa 80 milioni di dollari), Napoleon (200 milioni di dollari), Guardiani della Galassia Vol.3 (250 milioni di dollari) e Mission: Impossible – Dead Reckoning – Parte uno (291 milioni di dollari). Fatta eccezione per il più contenuto film diretto da Gareth Edwards (regista del Godzilla americano del 2014), gli altri candidati rientrano perfettamente nel lotto dei più recenti vincitori tra i quali figurano titoli mastodontici quali Avatar – La via dell’acqua, Dune Parte Uno e Tenet.

La rivalsa degli artisti dei VFX

Il making of di Godzilla Minus One

Scorrendo le edizioni precedenti i budget appaiono più contenuti ma sempre esorbitanti dinanzi al miracolo creato da Yamazaki, soprattutto considerando l’evolversi della tecnologia e le spese sempre più in crescita. Ecco che venire a sapere del budget quasi inesistente secondo le stime trapelate, a dire il vero ribassato dal regista che vuole mantenere il segreto, rende l’idea dell’impresa. Ammirare in sala l’emergere dalle acque di Godzilla, il suo sovrastare e distruggere le città e la potenza sprigionata dal suo raggio termico sono uno spettacolo visivo unico, figlio di quella stessa scuola americana degli effetti visivi che Yamazaki ha osservato e studiato.

Sorge spontaneo domandarsi come sia stato possibile realizzare tutto ciò, a maggior ragione confrontando gli innumerevoli ed esorbitanti progetti che prendono forma dagli studios hollywoodiani. Una realtà che negli ultimi tempi ha dovuto fronteggiare la rivalsa di diversi sindacati. Quello degli attori il più riconosciuto e pubblicizzato, quello degli sceneggiatori che ha bloccato molteplici produzioni, ma anche quello legato agli effetti visivi che negli ultimi anni ha sempre più sgomitato alla ricerca di una maggiore tutela. La categoria degli addetti agli effetti speciali è infatti divenuta tra le più sfruttate e sottopagate, per fare fronte ad una mole di lavoro senza sosta.

Uno dei casus belli è quello legato ai Marvel Studios che ha provocato l’ingresso di quelli che dovrebbero essere riconosciuti come artisti all’interno del sindacato IATSE, provocando il licenziamento di Victoria Alonso. La mancanza di determinate cautele e il rifiuto di doverosi benefici ha scosso un ambiente in sovraccarico, obbligato a rispondere dei tempi di distribuzione quasi nullo, sia in sala che in streaming. Conseguenza sono lavori posticci, poco curati, quasi riconducibili alla qualità dei B-movie, non per capacità artistiche ma appunto per le ferre esigenze delle case di produzione.

Una squadra da Oscar

Masaki Takahashi, Takashi Yamazaki, Kiyoko Shibuya e Tatsuji Nojima vincitori dell'Oscar per i migliori effetti visivi per Godzilla Minus One

Ecco che, pur sapendo del maniacale approccio al lavoro da parte delle culture orientali, portate in vari settore al limite del burnout, il caso Godzilla Minus One dimostra invece come seguendo tempistiche umane sia possibile dare vita all’irreale. Un team composto da 35 artisti, capitanato dal regista coinvolto in prima persona , che ha realizzato gli effetti visivi senza alcun utilizzo dell’intelligenza artificiale, utilizzando invece la tecnologia appartenente all’azienda Shirogumi. Un metodo di lavoro che ha permesso di conferire la propria visione ad ogni singolo frame, per un totale di 610 riprese in VFX, un numero comunque contenuto rispetto alle oltre 2000 inquadrature presenti per esempio in Avengers: Endgame (candidato agli Oscar)

È questo che ha conquistato Hollywood, un sistema apparentemente in grado di abbattere i notevoli costi di produzione. Peccato che, come lo stesso Yamazaki precisa, in riferimento ad un possibile modello da emulare, per perseguire questa strada è necessario un passaggio fondamentale che spesso i grandi blockbuster non considerano e scavalcano. Il punto focale è proprio quello di mantenere le redini del progetto, di non delegare a terze parti, come avviene per rimanere in tema supereroistico in casa Disney, rivolgendosi alle più importanti realtà del settore.

E pensare che se fosse stato per i piani iniziali della Toho il film non sarebbe stato nemmeno proposto per competere, certi di un’inevitabile sconfitta. Invece, da semplice comparsa già entusiasta di prendere parte alla serata, Godzilla Minus One ha ottenuto il prestigioso riconoscimento, ed è così che Takashi Yamazaki, in quanto factotum dell’opera, ha ricevuto gli elogi di eminenti colleghi replicando un caso rimasto storico fino ad oggi. Era infatti il 1969 quando un regista ottenne l’Oscar per i migliori effetti speciali. Il film era 2001: Odissea nello spazio, il nome del regista Stanley Kubrick. Niente paragoni, ma una bellissima storia, di un appassionato cresciuto con Spielberg e che, con il suo inseparabile team, si è sentito come Rocky Balboa.

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