L’ombra di Caravaggio, recensione: un mosaico dal cast stellare

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma 2022 ad ottobre e distribuito nella sale cinematografiche italiane ad inizio novembre, L’ombra di Caravaggio è l’ultimo, ambizioso film di Michele Placido, con un ricco cast internazionale e variegato
L’ombra di Caravaggio, recensione: un mosaico dal cast stellare

Film come L’ombra di Caravaggio, diretto da Michele Placido, rendono difficile dar loro una valutazione complessiva. L’opera in un paio d’ore racconta alcuni degli aspetti della tormentata vita del Caravaggio, romanzandola forse in alcuni punti, con frequenti salti temporali ed un coacervo di personaggi ad animare la scena (il cast è probabilmente l’aspetto più interessante dell’opera).

Riccardo Scamarcio interpreta il celeberrimo pittore, attorniato da un cast sorprendente. In bilico tra fascino estetico, una scrittura dei dialoghi non sempre all’altezza della situazione ed una trama accattivante seppur difficile da seguire, il film, disponibile da ora su Sky e Now, convince a metà.

L’ombra di Caravaggio: la trama

Michele Placido, Louis Garrel e Riccardo Scamarcio
Michele Placido, Louis Garrel e Riccardo Scamarcio

Con continui flashback, il film parte dal 1610, anno in cui l’inquisitore noto come L’ombra (Louis Garrel) si mette sulle tracce del fuggitivo Caravaggio (Riccardo Scamarcio) per decretare se graziarlo o condannarlo. L’ombra si reca dalla nobile protettrice del pittore, Costanza Colonna (Isabelle Huppert), che con Caravaggio ha avuto negli anni un rapporto altalenante e a volte ambiguo. Interrogandola, apprende numerosi dettagli sulla travagliata vita dell’artista.

La Chiesa considera l’arte di Michelangelo blasfema ed immorale, ma alcuni nobiluomini, tra cui il Cardinale Del Monte (Michele Placido) ne rimangono affascinati e lo aiutano a continuare nel suo mestiere. Un piccolo seguito di culto si forma attorno a lui, e diverse persone diventano suoi seguaci e discepoli, fra tutti Cecco (Tedua), che è anche innamorato di lui.

In continuo spostamento e fuga tra Roma, Napoli e Malta, tra donne che diventeranno sue amanti e muse ispiratrici (Micaela Ramazzotti e Lolita Chammah) e numerosi nemici ad ostacolarlo, il confronto finale tra Caravaggio e la sua Ombra arriverà alla fine del film.

Il cast che non ti aspetti

L'ombra di Caravaggio: Riccardo Scamarcio e Tedua
L’ombra di Caravaggio: Riccardo Scamarcio e Tedua

Il cast è tra i più variegati ed inaspettati che si siano visti di recente nel cinema italiano.

Riccardo Scamarcio, un tempo volto iconico del cinema italiano più pop e sentimentale, negli ultimi anni sempre più spesso si mette alla prova con drammi e film più impegnati, manifestando una certa maturazione interpretativa.

I due coprotagonisti sono due pesi massimi del cinema francese: la leggendaria Isabelle Huppert, intensa ed indimenticabile interprete di film come La Pianista ed Elle, e l’ombroso divo Louis Garrel, lanciato dall’iconico The Dreamers, di Bernardo Bertolucci.

Michele Placido, pur dirigendo il film, non rinuncia a prenderne parte anche come attore, seppur in un ruolo dallo screentime abbastanza ridotto. Sorprende trovare, in un ruolo di rilievo, Tedua, rapper e cantautore attualmente in vetta a tutte le classifiche con il nuovo album La Divina Commedia, che se la cava più che bene nel ruolo non semplice dell’assistente innamorato.

E poi ancora volti notissimi del cinema italiano più contemporaneo, come Micaela Ramazzotti e Vinicio Marchioni, nomi storici come Alessandro Haber e Moni Ovadia, e ancora Lolita Chammah, figlia di Isabelle Huppert. E la lista prosegue, con piccoli ruoli e tantissimi personaggi che vanno a creare questo atipico ed eterogeneo mosaico.

Una sceneggiatura non sempre all’altezza

Al netto dell’argomento sicuramente interessante, del cast di richiamo e di un’innegabile cura dei dettagli estetici, dalle luci ai costumi, il tasto dolente è la sceneggiatura. È difficile sintonizzarsi con il linguaggio utilizzato dai personaggi, talvolta legato al loro periodo storico, talvolta con inflessioni e terminologie moderne che stonano, quando non diventano proprio leggermente ridicole.

Certo, è facile pensare che la scelta sia consapevole più che frutto di una leggerezza, un modo per rendere più fruibile l’opera. Ma diciamo che sentire la frase “Se stava a fa ‘ngroppà” in una scena ambientata a fine ‘500 finisce per avere l’effetto diametralmente opposto alla situazione drammatica in cui è inserita. 

Ed è chiaro che portare in scena una buona ventina di personaggi differenti, in un film che non arriva alle due ore, rende inevitabile rendere macchiettistiche alcune caratterizzazioni e sprecare alcune interpretazioni. Su tutte, è probabilmente quella di Micaela Ramazzotti a soffrirne di più, risultando il suo un personaggio piuttosto piatto e poco interessante.

Probabilmente anche nella delicata fase del montaggio (anch’esso oggetto di critica abbastanza frequente per quanto concerne questo film) si sarebbe potuta dedicare maggior attenzione nel dare a tutti la giusta importanza, anche se con uno screentime di pochi minuti.

L’ombra di Caravaggio è comunque un film da recuperare

Isabelle Huppert in una scena de L'ombra di Caravaggio
Isabelle Huppert in una scena del film

Al netto di tutto, è sempre interessante vedere personaggi così accattivanti trasportati sul grande schermo, soprattutto in opere nelle quali la cura e la passione per il mestiere del Cinema sicuramente non mancano.

L’ombra di Caravaggio è un film che poteva essere migliore sotto diversi aspetti, forse stucchevole in alcuni frangenti di scrittura e caratterizzazione dei personaggi, ma che porta a casa comunque diversi traguardi. Sa creare un’atmosfera e trasportarne all’interno lo spettatore, con luci e colori soffusi e misteriosi, una buona colonna sonora e uno spaccato di umanità, quella che gravita attorno a Caravaggio, che racconta una sua verità e la sua esperienza umana.

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