Kung Fu Panda 4, recensione: il guerriero dragone è tornato

Kung Fu Panda 4 è arrivato ieri nelle sale italiane. In attesa di vedere quale sarà il riscontro delle sale a livello di incassi, noi lo abbiamo visto e, come sempre, lo abbiamo recensito. Nell'articolo trovate la recensione.
Po (Jack Black) e Zhen (Awkwafina) in una scena del film Kung Fu Panda 4

A distanza di otto anni dal terzo capitolo, Kung Fu Panda 4 è arrivato nelle sale del nostro Paese. Diretto da Mike Mitchell e Stephanie Ma Stine, il quarto capitolo della saga arriva a proseguire il percorso di crescita di Po (Jack Black/Fabio Volo) all’interno di una Cina immaginaria, coloratissima e affascinante, che venne introdotta agli spettatori di tutto il mondo da DreamWorks e Universal nel 2008, con l’uscita del primo tassello della serie.

Senza una parte dei personaggi chiave delle precedenti pellicole (in particolare, i Cinque Cicloni: gru, mantide, scimmia, tigre e vipera), il lungometraggio vede l’introduzione di nuovi alleati, che si affiancano ad alcuni già comparsi nelle precedenti pellicola del franchise, la presenza di una nuova minaccia e lo spostamento dell’azione dalla Valle della Pace ad una grande metropoli di questa Cina cartoonesca, Juniper City. Se volete sapere cosa pensiamo di una delle uscite cinematografiche più attese del mese di marzo, siete nel posto giusto: ecco la nostra recensione.

Kung Fu Panda 4, la trama: il Guerriero Dragone è tornato

Mentre i Cinque Cicloni sono impegnati in svariate missioni in giro per la Cina, è il Guerriero Dragone, il panda Po, a proteggere la popolazione della Valle della Pace. Tornato da una missione, maestro Shifu gli comunica però che è giunto il momento della proclamazione di un nuovo Guerriero Dragone, con Po che assumerà poi il ruolo di guida spirituale della Valle, al quale non si sente pronto. Allo stesso tempo, il Palazzo di Giada viene attaccato da una giovane volpe, Zhen, che tenta di rubare alcuni oggetti, tra cui il bastone mistico donato al panda da Oogway. Po cattura la nemica, non prima che questa gli nomini la pericolosa criminale Camaleonte, in grado di prendere le forme di qualsiasi altro animale.

Preoccupato per la sicurezza della Valle, Po decide di liberare la volpe dalla prigionia per farsi indicare da lei dove si trovi la criminale, contravvenendo agli avvertimenti di Shifu e rimandando la scelta del suo successore. Nel corso del viaggio, Po e Zhen si scontrano con la criminalità di Juniper City, con gli scagnozzi di Camaleonte e hanno modo di conoscersi vicendevolmente, diventando buoni amici. I due arrivano al covo della criminale ma, improvvisamente, la situazione peggiora drasticamente. Po deve quindi mettere nuovamente al servizio della Cina la sua abilità per scontrarsi con la nemica, intenzionata ad usare il bastone mistico di Oogway per ottenere il potere dei maestri di kung fu confinati nel Regno degli Spiriti. Un combattimento che deciderà il destino della Valle della Pace e il nome del prossimo Guerriero Dragone.

Simpatici combattenti e buoni sentimenti; e poi?

Po (Jack Black) e Shifu (Dustin Hoffman) in una scena del film Kung Fu Panda 4

A nostro avviso, ci sono due modi di vedere Kung Fu Panda 4. Il primo è con l’occhio fantasioso e divertito di quando si era più piccoli. E, guardandolo in questo modo, il suo compito, il film, lo assolve in pieno. La pellicola è complessivamente divertente, alcune gag funzionano bene e strappano qualcosa di più di un sorriso, i personaggi sono simpatici, i combattimenti spassosi, l’animazione accattivante, i messaggi chiari e condivisibili. Insomma, non si fa affatto disprezzare e l’ora e mezzo di durata passa in assoluta scioltezza.

Il secondo modo di vederlo è però quello disincantato e un po’ palloso che appartiene a noi adulti. E in quest’ottica, il film scricchiola fortemente. Non che ci si trovi davanti a una brutta pellicola, però è evidente che la freschezza dei capitoli precedenti della saga è ben lontana. Situazioni che si ripetono, personaggi importanti eclissati con un “sono in missione”, le new entry un po’ inconsistenti (Zhen è simpatica, ma non proprio memorabile) e perlopiù tendenti allo stereotipo (la “cattiva” a caccia di onnipotenza, l’aiutante uguale a decine di altri “aiutanti” cinematografici).

Per essere cattivi fino in fondo, è la storia nella sua totalità ad essere un po’ flaccidina, un po’ già ripetitiva e un po’ prevedibile. Una storia insipida, per usare un aggettivo che ricorre del film, che sa di scarsità di idee (una patologia tipica dei sequel esasperati). Debolezza cui contribuisce in modo importante la caratterizzazione della “cattiva”, La Camaleonte, un personaggio creato ad hoc per il film e che va approfondito meglio, soprattutto nei suoi difetti. Come in effetti facciamo qui di seguito.

L’assottigliamento del “cattivo”

La Camaleonte (Viola Davis) e Tai Lung (Ian McShane) in una scena del film Kung Fu Panda 4

Come dicevamo, se la storia non offre grandi novità, l’antagonista non aiuta certo ad aumentare il pathos. La Camaleonte è un personaggio potentissimo (forse anche troppo: la sensazione è che, allo scarseggiare delle idee, si riempie il “cattivo” di poteri incredibili; un rapporto inversamente proporzionale), capace di mutare forma in base alla sua volontà, ma mai veramente minaccioso. Se Tai Lung e Lord Shen avevano una storia alle spalle che li aveva resi mezzi psicopatici, la Camaleonte è un’astuta e spietata calcolatrice che non ha background e il cui unico obiettivo è diventare una maestra di kung fu rispettata e dominante. Non ha motivazioni reali per fare quello che fa, se non la crudeltà intrinseca.

Ha un piano diabolico (letteralmente: la sua intenzione è ripescare dagli inferi i maestri sconfitti da Po e risucchiarne le abilità di combattimento), il cui destino è però segnato fin dalle prime battute (andiamo, chi ha mai in dubbio che Po possa essere sopraffatto?). Anche quando il potere di decine di maestri di kung fu è nelle sue mani, sembra che i suoi rivali abbiano la situazione sotto controllo. Poco pathos. Ooche motivazioni. Infine, poco convincente. Inoltre, la trasformazione finale ha qualcosa (forse anche troppo) di quella di Doctor Strange nella prima stagione di What If… ? (ricordate quando, per salvare Christine ingloba il potere di demoni e mostri?…)

Allungare il brodo e l’arte di saper chiudere

Po (Jack Black) in una scena del film Kung Fu Panda 4

Chiudiamo con un assioma: Po funzionava ottimamente in Kung Fu Panda, funzionava nei due sequel immediati e funziona bene anche qui. Il panda-Guerriero Dragone-futura guida spirituale-esperto culinario è un personaggio che, a distanza di sedici anni dal primo film e con tre sequel sulle spalle, continua a divertire (anche grazie al doppiatore, Jack Black, fresco del successo incredibile di Super Mario – Il film). Era, rimane, e probabilmente rimarrà il centro nevralgico del franchise. Non ha particolari crescite come protagonista, ma il suo carattere bonario e combattivo, l’amabile gentilezza e la stralunata determinazione continuano ad essere efficaci. Se c’è una ragione di proseguire il franchise, questa è sicuramente il protagonista. Con cui tutti siamo un po’ cresciuti.

Detto questo però, il film inizia a sentire la corda di un ennesimo franchise tirato troppo per le lunghe. Come già detto poco fa, non stiamo parlando di un brutto film, ma abbiamo davanti una pellicola che ha un po’ smarrito lo smalto del primo capitolo (e forse anche del secondo e del terzo), rischiando di indirizzare il franchise verso una spremitura inverosimile. Quando iniziano a venire riutilizzati i “cattivi” (qui saltano fuori Tai Lung e gli altri due nemici delle pellicole successive) già comparsi e quelli nuovi diventano mostruosamente potenti, è il segnale che la fantasia mostra forti segni di usura. Difficile che il franchise si fermi proprio ora (guardando il film, capirete perché lo diciamo), ma, a volte, la grandezza sta anche nel capire il momento di fermarsi. Se mancano le idee, non c’è niente di male a mettere un punto. Vale per gli atleti, i politici e, almeno in teoria, anche per i produttori cinematografici.

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