Killers of the Flower Moon è già stato fatto, quasi 100 anni fa

Dopo mesi di attesa e tanto hype Martin Scorsese è tornato nelle sale italiane con l'ultimo lungometraggio Killer of the Flower Moon. Un'epopea americana sul ricco popolo di nativi Osage raggirati dagli americani bianchi. La storia vuole però che questa non sia la prima testimonianza sulla vicenda. Prima del maestro, un cineasta nativo ha provato a raccontare la verità con un finale decisamente inaspettato.
Leonardo Di Caprio, Robert De Niro e Llily Gladstone sono i protagonisti del film Killers of the Flower moon di Martin Scorsese

Nel 2017 il giornalista americano David Gran pubblica Gli assassini della Terra Rossa, il suo libro di saggistica sui delitti a danno degli indiani Osage, il migliore di quell’anno secondo il New York Times. Un libro, una grande possibilità per il cinema che Martin Scorsese ha afferrato senza esitazione. Il regista, uno dei più grandi della storia, decide così di regalarci un adattamento cinematografico come Killers of the Flower Moon

Una vera e propria esperienza: intensa e completa, necessaria e capace nel ricordarci quanto può essere impattante il cinema in sala. Il film è lungo, è una vera e propria epopea di 3 ore e 26 minuti, ma mai dilatato. La lentezza narrativa è voluta, mai soporifera. Se ci pensate, per descrivere un tipo di malvagità che pulsa sottopelle e che si sedimenta di nascosto, ci vuole cura e la cura richiede tempo. 

Anche il budget è imponente: 200 umilissimi milioni di dollari, spesi (anche) per stipendiare un cast composto da nomi giganteschi come quelli di Leonardo Di Caprio, Jesse Plemons, Brendan Fraser e Robert De Niro, che ha magistralmente interpretato l’inquietantissimo (e realmente esistito) William Hale.

Un eccellente lavoro quello di Ellen Lewis (The Irishman, The Departed, The Aviator) la casting director che come gigantessa ha scelto un’ incredibile Lily Gladstone. La sua Mollie Burkhart ha una fermezza quieta, l’interpretazione è centrata, sofferente quando deve, espressiva quando serve. Per quanto il suo personaggio possa sembrare marginale, considerato che l’80% delle scene vedono protagonisti i due pezzi grossi di Hollywood, quando entra in scena fa chiasso. 

Il secolo scorso l’America ci ha provato..

James Young Deer regista del film Tragedies of the Osage Hills, predecessore di Killers o fthe flower moon

Su Killers of the Flower Moon ci sarebbero moltissime cose da dire. Sugli attori, sulla vera storia dei personaggi, sul regista e sul suo ritorno, sul perché è un film che vale la pena vedere oppure sui motivi per cui non tutti lo riusciranno ad apprezzare.

Facendo un bel passo di lato, abbiamo deciso che fosse altrettanto corretto ed importante specificare che il 26esimo lungometraggio di Scorsese ha un predecessore. L’America, infatti, ha già provato a raccontare questa meschina tragedia e lo ha fatto ben 100 anni fa (o quasi), quando il velo di ipocrisia non poteva ancora essere abbassato. 

Il cosiddetto Regno del Terrore e le vicende degli anni ‘20 del XX secolo sono stati portati nelle sale cinematografiche nel 1926 con Tragedies of the Osage Hills, film del giovane e prolifico cineasta nativo del tempo James Young Deer. Una sorta di prima opera sulle vicende del popolo Osage, prodotta da Young Deer e da Frank L. Thompson, partner di lavoro e uomo d’affari rispettato nel giro dell’immobiliare dello stato dell’Oklahoma. Il film è stato presentato come un intreccio tra il dramma storico ed una storia d’amore, ma l’alone di mistero che lo ricopre è molto più torbido.

Il racconto di Young Deer delle tragedie degli Osage è ambientato quattro mesi dopo gli arresti di William King Hale (Robert De Niro), Ernest Burkhart ( Leonardo DiCaprio) e John Ramsey (Tay Mitchell) nel periodo di maggio. Scelta non casuale, che ha ispirato anche il titolo Killers of the Flower Moon di Scorsese: il quinto mese dell’anno è, infatti, il periodo in cui “la luna uccide i fiori”, una stagione in cui le piante più alte e robuste si espandono fino a soffocare i fiori primaverili. 

Una poetica ed esplicativa metafora del comportamento degli americani che accecati dalla sete di potere e di soldi hanno (letteralmente) sposato l’avidità e il tradimento privando gli Osage di quello che sarebbe dovuto essere un’era di prosperità.

..per pulirsi la coscienza

Lily Gladtone e Leonardo DiCaprio in una scena di Killers of the Flower Moon

James Young Deer fu il primo regista nativo americano di Hollywood e anche piuttosto attivo: supervisionò la produzione di più di 150 western muti e riuscì ad influenzare, attraverso la recitazione e la direzione, il modo in cui venivano rappresentati i nativi americani. Gli indiani erano soggetti popolari. Alcuni studi cinematografici producevano anche 15 film mensili sul tema, seguendo due linee: o quella dello stereotipo del guerriero selvaggio nel contesto dell’espansione bianca verso ovest, oppure quella di accusa contro l’invasione dei bianchi. 

Sebbene Young Deer non fosse di origine Osage, ma Nanticoke, con Tragedies of the Osage Hills ha puntato un grande riflettore sulle condizioni in cui vivevano i nativi dell’Oklahoma. Nonostante le enormi ricchezze, frutto dei ritrovamenti dell’Oro Nero nei loro territori, il sistema in cui venivano amministrate non era egualitario e si fondata sulla custodia. Gli Osage sulla carta erano proprietari dei loro fondi ma per poterli spendere dovevano passare giustificarsi con  tutori, guarda caso tutti bianchi. Iniziò così la lunga ed estenuante saga degli omicidi: sparati, avvelenati o vittime di imboscate, i nativi morivano a dozzine in circostanze misteriose e nel silenzio più totalizzante. 

Il film, che dura circa 80 minuti, fu distribuito l’11 maggio 1926 all’American Theatre nel centro di Cushing, in Oklahoma e fu presentato come “il più sensazionale dell’epoca”. La pubblicità è stata molto aggressiva e i giornali locali hanno spinto il pubblico a guardarlo in nome di una correttezza verso la storia e verso le atrocità subite dal popolo Osage. 

Ma il film sparì misteriosamente dalla circolazione, proprio come il regista la cui carriera conobbe il declino.  Ad oggi non c’è modo di vedere effettivamente il film. Le informazioni che possediamo sono state portate alla luce grazie ad Angela Aleiss, dottoranda di cinema della Columbia University e docente presso l’Università della California a Los Angeles, che ha settacciato tutti i documenti appartenenti ai registi nativi dimenticati.

Killers of the Flower Moon e Tragedies of the Osage Hills: due registi diversi, stesso finale a sorpresa

Leonardo Di Caprio e Lily Gladstone in una scena del film Killers of the Flower Moon

A differenza della pellicola di oggi di Scorsese, che chiaramente viene donata al pubblico in un’epoca nettamente diversa rispetto al 1926, Tragedies of the Osage Hills finisce bene. 

Secondo alcuni giornali locali del tempo , che sono l’unica fonte da cui ad oggi possiamo reperire informazioni sul film, il finale proporrebbe un’ amicizia fittizia tra nativi americani e bianchi, in pace sotto la stessa bandiera. Quella americana.  

Questa sorta di finale fiabesco sarebbe giustificato dalla sottotrama romantica della storia tra Ernest e Mollie, che oltre ad essere totalmente differente dalla narrazione di Scorsese, si discosta completamente dai fatti realmente accaduti. è come se tutti gli anni di sfruttamento ed ingiustizie fossero stati messi a tacere lasciando la vicenda apparentemente risolta, ma intrisa di sangue. 

Il film, che dura circa 80 minuti, fu distribuito l’11 maggio 1926 all’American Theatre nel centro di Cushing, in Oklahoma e fu presentato come “il più sensazionale dell’epoca”. La pubblicità è stata molto aggressiva e i giornali locali hanno spinto il pubblico a guardarlo in nome di una correttezza verso la storia e verso le atrocità subite dal popolo Osage. 

Ma il film sparì misteriosamente dalla circolazione, proprio come il regista la cui carriera venne schiacciata dai continui attacchi legali messi in atto per aver prodotto un simile film denuncia.  Ad oggi non c’è modo di vedere effettivamente il film. Le informazioni che possediamo sono state portate alla luce grazie ad Angela Aleiss, dottoranda di cinema della Columbia University e docente presso l’Università della California a Los Angeles, che ha settacciato tutti i documenti appartenenti ai registi nativi dimenticati.

Per quanto riguarda Killers of the Flower Moon, vi consigliamo caldamente la visione fin dalla nostra recensione del film da Cannes 76. È disponibile nelle sale a partire dal 19 ottobre 2023. La grande chicca è il finale a sorpresa. Una gigantesca autoaccusa che vi farà capire l’intenzione e lo scopo di queste tanto criticate 3 ore e 26 di visione. Killers of the Flower Moon non riscrive la storia ma è una grande istantanea sull’ipocrisia (tipica della nostra società) di cui il suo predecessore è stato vestito.

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