Kathryn Bigelow: l’ordigno filmico della prima regista Premio Oscar

Ha compiuto da poco 72 anni la regista pluripremiata Kathryn Bigelow. Conosciuta per il suo capolavoro The Hurt Locker, è stata la prima donna a vincere il premio Oscar come miglior regia. La sua notevole produzione cinematografica ha visto l’approccio verso più generi, dal fantastico fino al bellico. Riscopriamo insieme la sua carriera.
Detroit, Strange Days, The Hurt Locker e Zero Dark Thirty fra i migliori film di Kathryn Bigelow

Ieri ha festeggiato il compleanno Kathryn Bigelow, regista, sceneggiatrice e produttrice statunitense. Nata in California nel 1951, è tra le registe più premiate dell’industria cinematografica. Bigelow è stata la quarta donna ad essere candidata al premio Oscar come Miglior regista e la prima a vincerlo nel 2010 per il film The Hurt Locker. Negli ultimi tredici anni solo due donne, oltre lei, sono riuscita a ottenere l’ambita statuetta.

All’interno del sistema hollywoodiano, infatti, non sono molte le donne che riescono ad affermare il loro talento ed essere riconosciute sia dal pubblico che dalla critica. Soprattutto se il genere cinematografico scelto da queste donne non è quello che tristemente viene considerato “loro”. Bigelow sfida ogni convenzione, districandosi tra generi cinematografici fino a quel momento ad appannaggio quasi esclusivo degli uomini. Con un esordio nel genere horror, si sposta poi verso il thriller. Trovandosi a suo agio con l’azione e l’adrenalina, sposta la macchina da presa verso storie realmente accadute, scoprendo il suo vero talento con i film bellici. Riscopriamo insieme la sua carriera, ricordando i suoi film memorabili.

Tra horror e fantascienza

Bill Paxton e Jenny Wright in una scena del film Il buio si avvicina

Secondo lungometraggio di Bigelow, Il buio si avvicina (1987) mostra bene la sua intenzione di andare oltre i generi canonizzati. L’idea di partenza era realizzare un western, ma per una quasi esordiente ottenere i finanziamenti da parte delle major era un’impresa quasi impossibile.

Così il drastico cambio di rotta: un film sui vampiri che conservasse alcuni meccanismi narrativi propri del western. Una notte il giovane Caleb incontra l’affascinante e misteriosa Mae, provando subito un’immediata attrazione. Ma la sua fantasia amorosa si rivela ben presto un terribile incubo: all’arrivo dell’alba scopre che Mae è una vampira, che vive insieme a una strana famiglia nomade a bordo di un camper. Durante un appassionato scambio di baci, Caleb viene parzialmente trasformato in vampiro, per essere quindi rapito dalla famiglia di Mae. Il giovane sarà costretto ad assistere a una serie di orrori dai quali riuscirà a sfuggire grazie all’amore di Mae. 

Già in questo film Bigelow è riuscita a mostrare il suo talento visionario, portando sullo schermo una storia fuori dagli schemi sulla condizione degli outsider. Insieme al co-sceneggiatore Eric Red, Bigelow chiese l’aiuto di James Cameron, regista di Aliens – Scontro finale, oltre che di Titanic. Cameron le diede qualche aiuto sul set, proponendole Bill Paxton, Janette Goldstein e Lance Henriksen nel cast. Due anni dopo Cameron divenne suo marito. 

Strange Days (1995)

Ralph Finnes e Angela Basset in una scena del film Strange Days

Nel 1995 Bigelow porta avanti un ambizioso progetto tra thriller e fantascienza, co-producendo con, l’ormai ex marito, James Cameron Strange Days. Siamo in California, nella Los Angeles di fine 1999, dove l’ex-poliziotto Lenny Nero (interpretato da Ralph Finnes) spaccia clips per il cosiddetto “filo-viaggio”. Su queste vengono registrate esperienze di altre persone sotto forma di realtà virtuale. Tramite un apposito lettore, lo SQUID, chiunque può rivivere queste esperienze sensoriali. Queste clips sono state un progetto federale finito male, che continua a circolare nel mercato nero. Lenny Nero si ritroverà coinvolto in una serie di omicidi, in un’adrenalinica corsa verso la scoperta del colpevole. 

La passione per il thriller

Keanu Reeves e Patrick Swayze in una scena del film Point Break – Punto di rottura

Prodotto da James Cameron, Point Break – Punto di rottura (1991) è ritenuto dalla critica il primo vero successo di Kathryn Bigelow. L’anno prima la regista era approdata al thriller con Blue Steel – Bersaglio mortale, con protagonista Jamiee Lee Curtis nel ruolo di una poliziotta. Bigelow si trova straordinariamente a suo agio con i ritmi e i meccanismi narrativi dei thriller e decide di proseguire su questa strada. Scegliendo come protagonisti due attori giovani molto amati dal pubblico, Keanu Reeves e Patrick Swayze, il film è considerato un vero e proprio cult degli anni 90, un adrenalinico thriller di inseguimenti sotto il caldo sole californiano.

Il titolo si rifà al gergo dei surfisti: point break è il momento in cui un’onda si infrange fragorosamente, dopo essersi scontrata con un fondale superficiale. In America una serie di rapine sconvolge la popolazione. I criminali indossano maschere con i volti di quattro presidenti – Carter, Reagan, Nixon e Johnson – prendendo così il soprannome di rapinatori-ex presidenti. Ma le indagini sembrano non portare da nessuna parte. L’FBI su intuizione di un agente ritiene che dietro i colpi vi sia una banda di surfisti e decide di mandare la giovane recluta Johnny Utah a indagare sotto copertura. Utah conosce così il carismatico Bodhi, che si scopre essere il leader della banda, e con il proseguire delle rapine tra il poliziotto sotto copertura e il criminale si crea un solido legame che rischia di compromettere la missione. 

Una storia realmente accaduta: K-19 (2002)

Liam Neeson in una scena del film K-19

Dopo aver diretto solo opere di fantasia, Bigelow decide di cambiare nuovamente rotta e portare sullo schermo storie vere. Ispirato a un fatto realmente accaduto nel Nord Atlantico nel 1961, il film racconta l’eroismo del capitano Alexei Vostrikov (Harrison Ford) che, al culmine della Guerra Fredda, riceve l’ordine di sostituire il capitano Mikhail Polenin (Liam Neeson) al comando del sottomarino nucleare K19. L’obiettivo era dimostrare agli americani quanto sia potente l’armamento dell’Unione Sovietica.

Con K-19 Kathryn Bigelow si avvicina per la prima volta ai temi bellici. Per realizzare questo film si dirige a Mosca per incontrare personalmente i reduci dell’equipaggio. A cause delle tensioni storiche tra USA e Unione Sovietica, non fu facile per la regista guadagnarsi la fiducia di questi uomini. Sfoderando ottime capacità diplomatiche, Bigelow riuscì ad ottenere l’entusiasmo necessario per realizzare il progetto. Nel suo cinema la caratterizzazione psicologica dei personaggi ha un’importanza notevole, e Kathryn voleva assicurarsi di comprendere a fondo, grazie le testimonianze, le personalità dei suoi protagonisti. Per lei era fondamentale, inoltre, riprodurre in modo iperrealistico le condizioni di vita. Il set fu realizzato con la massima fedeltà al sottomarino originale e gli attori furono obbligati a seguire corsi sull’utilizzo della strumentazione di bordo. 

Ma il successo economico non arrivò. Costato 100 milioni di dollari, K-19 è considerato uno dei film indipendenti più costosi di sempre, non venendo appoggiato da nessuna major. Al botteghino guadagnò solo 60 milioni e mezzo di dollari.

Il cinema bellico di Kathryn Bigelow

Jeremy Renner in un poster del film The Hurt Locker

Nel 2008 realizza quello che è considerato ad oggi la sua opera più riuscita. The Hurt Locker fu molto apprezzato critica, nonostante il basso riscontro al botteghino. Ma è nei premi ricevuti il suo più grande successo. Agli Oscar del 2010, con 9 candidature vinse ben 6 statuette (miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale, miglior montaggio, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro), fu candidato ai Golden Globe e vinse importanti riconoscimenti ai BAFTA, ai Critics’ Choice Movie Award, ai Satellite Award e molto altro ancora. Sarà proprio questo film a consacrare Kathryn Bigelow come regista di successo (qui la nostra recensione del film).

Siamo in Iraq: una squadra speciale antimina ha il compito di disinnescare gli ordigni inesplosi. Quando il nuovo sergente James (interpretato da Jeremy Renner) assume il comando dell’unità speciale, mostra subito il suo carattere sprezzante del pericolo e incauto. Insieme ai suoi due sottoposti, Sanborn e Elridge (Anthony Mackie e Brian Geraghty), affronta numerose situazioni di pericolo, indifferente alla morte. Mentre i soldati lottano per controllare la follia del loro nuovo capo, in città esplode il caos. 

Zero Dark Thirty (2012)

Chris Pratt in una scena del film Zero Dark Thirty

Subito dopo il successo di The Hurt Locker, Bigelow continua su questa scia, dirigendo un film su una delle operazioni militari americane più importante di sempre. Con la sceneggiatura di Mark Boal (con cui aveva collaborato nel film precedente), Zero Dark Thirty racconta l’attività dei servizi segreti che ha portato alla localizzazione e all’uccisione di Osama Bin Laden. Il titolo si rifà al gergo militare e indica un orario ben preciso: mezzanotte e mezzo. L’ora in cui, il 1° maggio del 2011, scattò la missione statunitense. 

Jessica Chastain, protagonista del film, è l’agente Maya Harris, personaggio fittizio modellato in parte su Alfreda Frances Bikowsky. Il film ha riscosso un notevole successo, venendo candidato a 5 premi Oscar (di cui ha vinto il miglior montaggio sonoro), ai Golden Globe, ai BAFTA e a molti alti premi. 

Detroit (2017)

Una scena del film Detroit

Ultimo film di Kathryn Bigelow, sceneggiato ancora una volta da Mark Boal narra un evento storico: gli scontri tra la polizia e un bar senza licenza nella Detroit del 1961, nel pieno delle battaglie civili afroamericane. Con protagonista John Boyega, il film ha avuto un ottimo riscontro tra pubblico e critica, confermando l’abilità di Bigelow nel narrare episodi drammatici. 

Con i suoi film Kathryn Bigelow ha donato a Hollywood un nuovo modo di raccontare la realtà, senza fare sconti sugli aspetti più cruenti e difficili. Se siete appassionati di film bellici non potete non conoscere questa talentosa regista e non perdetevi i 20 migliori film sulla guerra del XXI secolo.

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