Josh Brolin: il perfetto buono, brutto e cattivo del nuovo western

Come fosse prelevato dai vecchi western di frontiera, Josh Brolin reincarna il nuovo modello di cowboy che popola il genere nella sua versione contemporanea e rivisitata, grazie ad un physique du rôle che si adatta agli inseguimenti a cavallo come alle sparatorie a colpi di mitragliatore.
Il Grinta, Sicario, Non è un paese per vecchi, Soldado e Jonah Hex, i ruoli che fanno di Josh Brolin il perfetto cowboy di frontiera

Ci sono attori dei quali spesso facciamo fatica ad associare immediatamente il nome al volto ma nel momento che lo scorgiamo anche solo per un’istante affermiamo “ma sì, certo, è lui come ho fatto a non pensarci”. Può sembrare uno sminuire l’attore in questione ma invece dimostra quanto sia iconico quel viso, quei tratti così specifici che rimandano a infinite scene. Josh Brolin rientra perfettamente in questa categoria, per una carriera cominciata nel 1985 con Brandon de I Goonies e che chiude momentaneamente il cerchio con la seconda parte di Dune.

Un volto il suo che sarebbe stato perfetto negli anni 50-60, durante l’epoca dei western, tanto da poter interpretare sia il buono, sia il brutto e sia il cattivo. Ma in qualche modo Brolin ha potuto dimostrare la sua gamma recitativa applicata all’amato genere. Negli anni infatti ha interpretato ognuno dei tipici ruoli canonizzati, soprattutto nella versione contemporanea, chiamata anche neo-western. Per questo, in occasione del suo compleanno, ripercorriamo quei ruoli che hanno dimostrato l’adattabilità del suo grande carisma in un crescendo di personalità.

Jonah Hex

Josh Brolin in una scena del film Jonah Hex

Come tutti i più grandi anche Josh Brolin sbaglia nella scelta di alcuni progetti. È il caso di Jonah Hex, film tratto dall’omonimo fumetto della compagine DC, risultato un enorme flop commerciale nel 2010, tanto che lo stesso attore ha apertamente rivelato di averlo odiato. Protagonista è appunta Jonah, cacciatore di taglie in cerca di vendetta e coinvolto nel fermare il piano malvagio di un terrorista determinato a distruggere il paese, interpretato suo malgrado da John Malkovich (qui i 15 ruoli sul perché essere proprio lui). A certificare il valore del film le due nomination ai Razzie Awards, tra cui quello per la peggior coppia sullo schermo alla faccia di Brolin e l’accento di Megan Fox.

Una faccia sfregiata che nel tipico triello leoniano avrebbe preso il posto del Brutto, peccato che la protesi in lattice limiti di molto ogni mimica. Per il resto quel che risulta è un personaggio inetto, del tutto privo di ambizione, senza una vera destinazione da raggiungere se non quella di ottenere la miglior ricompensa. Se appunto Brolin è facilmente riconoscibile per il carisma, in questo caso, non del tutto volutamente, si è ritrovato a reprimere del tutto la sua capacità di riempire lo schermo anche solo con la sua presenza fisica. Dopotutto quando qualcosa è scritto male e diretto altrettanto, c’è ben poco da fare.

Il Grinta

Josh Brolin in una scena del film Il Grinta

Stessa annata ma blasone di film diametralmente opposto perché ad occuparsi di regia e sceneggiatura ci sono Joel e Ethan Coen. Il Grinta può contare su un Jeff Bridges in stato di grazia nel nuovo sodalizio con i fratelli registi e su un materiale di base di prestigio come il film del ‘69 con protagonista John Wayne. Il punto di vista in questo nuovo adattamento è della giovane Mattie Ross che reclama giustizia in seguito al brutale assassinio del padre da parte di Tom Chaney (Josh Brolin). Per farlo sarà accompagnata lungo il percorso di ricerca dal rozzo sceriffo Rooster Cogburn e dal ranger La Boeuf (Matt Damon).

Se quindi prima Brolin era riconducibile al brutto, possiamo ora associarlo al cattivo, pur non possedendo il medesimo sprezzante fascino di Lee Van Cleef. Il suo Tom Chaney non ha un grande minutaggio anzi, per gran parte della pellicola rimane senza volto fino alla rivelazione. Non il criminale minaccioso che uno si aspetta (ennesimo sempliciotto dedito all’alcol) ma comunque un criminale senza scrupoli che unisce una certo ironia alla pericolosità, senza cadere nello stereotipo e offrendo altresì un’interpretazione all’altezza di una gran film.

Non è un paese per vecchi

Josh Brolin in una scena del film Non è un paese per vecchi

Da un film dei Coen all’altro con quello che è il loro titolo più conosciuto, forte del riconoscimento più ambito di tutti, l’Oscar al miglior film. Non è un paese per vecchi preleva i cliché dai classici del genere traslandoli però in un contesto contemporaneo alla ricerca degli odierni cowboy della nuova frontiera americana, diventando così esempio del genere neo-western. L’accidentale ritrovamento di una lauta somma di denaro rubata si trasforma in una caccia all’uomo al confine con il Messico dove a spiccare è lo spietato e psicopatico Anton Chigurh dell’immenso Javier Bardem.

Al contrario Josh Brolin riveste il ruolo di un uomo comune, un saldatore del Texas con un passato nell’esercito durante il conflitto in Vietnam, per certi versi un perdente coinvolto in un intrigo più grande di lui. Discreto ma comunque addestrato, Llewelyn Moss è un anti-eroe determinato ad ottenere un futuro migliore per sé e per sua moglie, mettendo in gioco tutto al lancio di una moneta, che non disdegna i duelli a colpi di fucile dimostrando invece una grande freddezza. Brolin raggiunge così la definitiva consacrazione in un film nel quale rappresenta anche la fuga da un certo tipo di mentalità e di mondo.

Sicario

Josh Brolin in una scena del film Sicario

Restiamo lungo il confine messicano con il titolo d’apertura della trilogia della frontiera americana sceneggiato da Taylor Sheridan e diretto da Denis Villeneuve: Sicario. Non c’è una donzella in pericolo ma una donna forte, paladina della moralità in un contesto di corruzione diviso dai confini. L’agente dell’FBI Kate Macer viene arruolata in una task force con la missione di eliminare il traffico di droga, solo che dovrà scontrarsi con i metodi violenti ed illegali dei suoi collaboratori. Il tutto arricchito dalla fotografia di Roger Deakins che ritrae splendidamente le panoramiche delle strade, la naturalezza del deserto e il buio dei tunnel.

Il carisma di Brolin qua emerge spalleggiato da Benicio del Toro che, bisogna ammettere, interpretando Alejandro Gillick gli ruba la scena. Il suo Matt Graver è un agente dell’intelligence ambiguo, enigmatico che però serve da collante con la realtà crudele di chi i crimini dovrebbe fermarli. Gli spietati, come nel film di Eastwood, sono i componenti di un mondo che appare sempre più irrecuperabile, nel quale il personaggio di Brolin galleggia sul confine, anche se è subito evidente che nasconde molto più di quel che sembra. Si creano così i presupposti per quello che sarà l’inevitabile passaggio successivo.

Soldado

Josh Brolin in una scena del film Soldado

Sì perché dopo un film ed un ruolo del genere sarebbe stato un peccato non approfondire certe dinamiche. Il nostrano Stefano Sollima prende in mano l’opera di Villeneuve con Sheridan confermato in fase di scrittura, riproponendo le atmosfere da saloon camuffate da comune thriller, per un film che definire semplicemente sequel è riduttivo. In Soldado la guerra al narcotraffico prosegue ma si infittisce con l’intromissione di terroristi islamici ed il traffico di esseri umani, travolgendo lo spettatore con scene action da manuale. Rispetto a Sicario diminuiscono i dialoghi, a farla da padrona sono i silenzi e gli sguardi tra Graver e Gillick.

Gli Stati Uniti, con tanto di presenza presidenziale, ne escono nuovamente malconci servendosi ancora dei sistemi immorali e sopra le righe dell’esperto agente federale e del killer professionista. Tra i due è presente una forte intesa, alchimia, che li porta però ad un preventivato distacco. Sempre più freddi ma portati a confrontarsi con la compassione, la loro corazza è messa a dura prova. Josh Brolin avanza nel suo arco narrativo sviscerando la personalità di Graver risultando sempre più lucido e raggiungendo l’apice della sua espressione del cowboy multiforme all’interno del reinterpretato western contemporaneo.

Facebook
Twitter