Jim Carrey è un genio, lo dimostra l’ossessione per Andy Kaufman

Il 17 gennaio Jim Carrey spegne 62 candeline. Per l’occasione, anziché proporvi la solita TOP 10, abbiamo deciso di raccontarvi la storia di due artisti. Due artisti legati per diversi aspetti, diventati inconsapevolmente de cuius uno, ed ereditiere l’altro.
Jim Carrey in una scena del film Man on the moon

Il mondo dello spettacolo ha permesso a moltissimi di emergere mostrando al pubblico la propria visione del mondo. Non a caso, i volti che più rimangono impressi nell’immaginario collettivo hanno spesso a che fare con lo stravagante e l’inusuale. E se c’è qualcuno, in quel di Hollywood, ad avere la strabiliante capacità di catturare l’attenzione anche solo con uno sguardo, quello è Jim Carrey.

Jim, all’anagrafe James Eugene Carrey, inizia la sua carriera molto giovane, decidendo all’età di 16 anni di lasciare la scuola per dedicarsi totalmente alla sua carriera da comico nei club. In pochi anni l’attore debutta sul grande schermo, raggiungendo il successo mondiale con Ace Ventura – L’acchiappanimali. Nonostante la stroncatura del titolo, Carrey continuò la sua scalata al successo recitando in pellicole oggi iconiche come The Mask, Scemo e più scemo e Il rompiscatole.

La star non si è solo cimentata in ruoli comici, ma ha dimostrato tutta la sua versatilità interpretando personaggi drammatici, molti dei quali considerati i migliori del suo repertorio. Approfittiamo del suo compleanno per dare uno sguardo al suo lavoro su Man on the moon, pellicola del 1999 che racconta la figura di Andy Kaufman. Carrey, da grande fan, regala un’interpretazione estremamente fedele, lasciando trasparire l’influenza che il lavoro di Kaufman ha avuto sul suo modo di recitare.

Man on the moon

Jim Carrey in una scena del film Man on the moon

Possiamo dividere la nostra narrazione in tre fasi: il film, il documentario e la persona. Parlare del primo punto in agenda è sicuramente più facile di ciò che più tardi vi attende in lettura. Diretta da Milos Forman, la pellicola è un omaggio alla vita e al lavoro di Andy Kaufman. In maniera atipica, il comico statunitense viene ricordato non solo attraverso le immagini, ma anche attraverso coloro che in prima persona hanno avuto modo di conoscerlo. Sul set, e in alcune scene, sono presenti familiari, amici e colleghi, che si sono riuniti in un ultimo saluto.

Il titolo fa riferimento a Neil Armstrong e prende spunto da un brano dei R.E.M. Di Jim Carrey avremo modo di parlarne più avanti in maniera approfondita, per ora vi basti sapere che il film ha vinto l’Orso d’argento a Berlino per il miglior regista ed è valso a Carrey un Golden Globe come miglior attore in una commedia. Vi anticipiamo però che il lavoro svolto dalla star hollywoodiana ne dimostra non solo il talento, ma la totale devozione a questo mestiere che tanto gli ha dato e tanto gli ha permesso di dare a noi. 

Andy Kaufman torna sulle scene un’ultima volta, attraverso degli occhi che non gli appartengono ma che vengono trapiantati con precisione chirurgica, restituendo al mondo la sua burla finale. Il film non si limita a raccontare la persona, ma vuole essere testimonianza immortale della sua arte. Tutto, compresa l’estetica, richiama lo spirito Kaufmaniano con il quale il comico è divenuto celebre. Fin dai titoli di testa si costruisce un omaggio che trasuda ammirazione e rispetto per chi ha saputo, attraverso l’ironia, scardinare lo show-business secondo le proprie regole. 

Indovina chi viene sul set stasera

Jim Carrey in una scena del documentario Jim e Andy

Prima di addentrarci a fondo nel parallelismo tra i due comici, è doveroso ricordare quanto successe sul set, in modo da avere un quadro più completo sulla figura di Carrey (che potete approfondire con la nostra TOP 10 dei ruoli). L’inizio delle riprese di Man on the moon combaciano con la registrazione di un backstage che ripercorre le fasi di lavoro sul set. Le immagini in questione rimasero private fino al 2017, anno di uscita del documentario Jim e Andy, raccolte insieme ad un commento di Carrey dopo quasi vent’anni.

Soffermandosi su quanto viene mostrato dal set, la prima cosa che salta subito all’occhio è la totale immersione nel personaggio. L’attore si aggirava sul set senza mai uscire dalla parte, riferendosi a se stesso come Andy e non come Jim. Senza parlare di quando interpretava Tony Clifton, la maschera più irriverente ideata da Kaufman, oppure il disturbato Lakta. A questa sua totale devozione al ruolo, seguirono diversi disagi interni alla troupe. Inoltre, il suo atteggiamento, spesso aggressivo e offensivo, lo portarono ad avere alcuni “battibecchi” con diverse persone, tra cui il wrestler Jerry Lawler.

Numerosi sono gli aneddoti raccontati dalla telecamera e non vogliamo privarvi della gioia di scoprirli da soli, ma ciò che alla fine risulta chiaro è l’importanza che il ruolo ha significato per lui. L’attore getta la maschera di Jim Carrey per indossare quella di Kaufman e del suo controverso e irrispettoso alter-ego, mettendo la sua personalità, e tutto ciò che vi appartiene, da parte. Andy torna in vita, riaccendendo emozioni in tutti coloro che l’hanno conosciuto. Dall’altra parte Jim smette di esistere, se non per brevi momenti, galleggiando in un limbo esistenziale in attesa di riprendere conoscenza.

Jim e Andy

Andy Kaufman e Jim Carrey

In merito a ciò fa riferimento una famosa intervista nella quale l’attore analizza la sua depressione. “La depressione è il tuo corpo che ti dice di non voler più essere quel personaggio. Pensate al termine depressione come ad un riposo profondo (deep rest in inglese), il tuo corpo chiede di potersi riposare da quel personaggio”. Queste sono le parole con le quali Jim ha descritto una malattia che ha afflitto il suo spirito per diversi anni.

Perciò, a chi scrive questo articolo, piace pensare che, per Jim, Andy abbia rappresentato il suo riposo profondo. Spogliarsi del suo io è stata la terapia necessaria per dare inizio alla sua lotta contro se stesso. Potremmo stare qui ad elencarvi quante coincidenze leghino i due personaggi, o di quanto l’attitudine di Kaufman sia riscontrabile nella figura di Carrey, ma il fil-rouge che lega le due icone della comicità è da ricercare nella profondità di un rapporto che non segue i dettami classici. E si, perchè checchè se ne possa pensare, i due non sono mai entrati direttamente in contatto.

Ma allora come può Jim Carrey essere così vicino alla figura di Andy Kaufman, tanto da alimentare strane teorie sulla morte di quest’ultimo. È vero, Carrey non ha mai nascosto la sua ammirazione, né tantomeno ha mai negato di ispirarsi a Kaufman per il suo lavoro. Si tratta solo di due persone, due spiriti affini, che per ironia della sorte hanno condiviso tanto senza essersi mai conosciuti.

L’uno diviene fondamentale per l’altro. Carey mette in prestito il suo corpo allo spirito di Kaufman, in un’ultimo grande scherzo che ha permesso il riposo di uno e la rinascita dell’altro. Rinnoviamo i nostri migliori auguri a Jim Carrey, un talento versatile e camaleontico del quale vi invitiamo ad approfondire la filmografia. In modo da non perdere opere di rara bellezza come Man on the moon o The Truman Show, del quale trovate qui la nostra retrospettiva a 25 anni dalla sua uscita.

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