Addio Jean-Louis Trintignant, gigante de Il Sorpasso e del cinema francese

Addio all’attore, coprotagonista, poi leggenda. Quello di Jean-Louis Trintignant è – perché ce ne vorrà prima che il presente si sbiadisca nel passato – uno dei nomi più uditi e celebrati del cinema d’oltralpe e non, da un lato all’altro di ogni confine, incastonando diamanti di grande cinema dovunque andasse. Dalla Francia, dov’era nato; all’Italia, che l’ha lanciato; alla Grecia, che l’ha consacrato. È morto alla veneranda età di 91 anni il gigante de Il Sorpasso e del cinema francese tutto.

Da noi lo si conosceva come il giovane studente Roberto Mariani, accompagnatore suo malgrado dell’esuberante Vittorio Gassman nei panni di un moderno Peter Pan e nel capolavoro che fu di Dino Risi: Il Sorpasso del 1962. Ma da allora, ancora poco conosciuto, Jean-Louis ne avrebbe percorsa ancora di strada prima di diventare, semplicemente, Trintignant. Eppure non perse mai l’interesse ne l’umiltà di unirsi al piccolo progetto, su cui nessuno avrebbe scommesso.

Jean-Louis Trintignant in Z
Jean-Louis Trintignant in Z

Lo fece con Costa-Gavras quando Z- L’orgia del potere era sull’orlo del fallimento, prendendo paghe da fame come racconta, scomparso anche lui di recente, quell’altro gigante produttivo che fu Jacques Perrin. La pellicola vinse poi l’Oscar come Miglior Film Straniero e consegnò a Trintignant il Prix d’Interprétation Masculine al Festival di Cannes del 1969, anno spartiacque, che avrebbe cambiato tutto. Nel mezzo c’è tutto il resto, una carriera che soprattutto nel panorama francese conta su numeri e collaborazioni strabilianti.

Negli anni ’50 aveva recitato a fianco di Brigitte Bardot, ma la fama internazionale è nel 1966 con Un uomo, una donna di Claude Lelouch. Poi Il Conformista di Bernando Bertolucci, Il Deserto dei Tartari di Valerio Zurlini e l’ultimo film di François Truffaut, con Fanny Ardant. Oltre 120 pellicole in un arco di quasi settant’anni. Avremmo voluto fossero di più, perché con Trintignant non bastano mai. Ma poi ci torna in mente un’unica frase, con lui ad ascoltarla: “Dai, Robe’! Che ti frega delle tristezze? Lo sai qual è l’età più bella? Te lo dico io qual è: è quella che uno ha“.

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