Interstellar, il buco nero del film esiste davvero? Cosa c’è di vero

Tra i film più noti e apprezzati di Christopher Nolan, da sempre interessato al campo della fisica ed in particolare del tempo, Interstellar è anche uno dei pochi film riconosciuti per attendibilità da molti studiosi. All’interno del film vediamo per esempio il monumentale Gargantua, ma cosa c’è di vero sul buco nero?
La nave Endurance vicino al buco nero Gargantua in una scena del film Interstellar

Pochi film restituiscono appieno la meraviglia del grande schermo, la capacità di perdersi in altri mondi e realtà. Tra i titoli in grado di far compiere un viaggio nel tempo e nello spazio c’è sicuramente Interstellar di Christopher Nolan. Un film che non solo attira a sé per la magnificenza visiva ma anche per la molta fedeltà a quelle che sono teorie fisiche e concetti scientifici. In onda questa sera 20 ottobre su Canale 20 a partire dalle 21, proviamo ad analizzare in breve uno dei punti centrali del film, il buco nero Gargantua.

È risaputo che, per accostarsi con più realismo possibile ad un materiale così ignoto, Nolan si sia affidato al premio Nobel per la fisica Kip Thorne. Finché bisogna addentrarsi nello spazio profondo infatti va bene, ma quando ci sono di mezzo buchi neri, wormhole e il famigerato Tesseratto, serve un approccio diverso.

La missione di Cooper (Matthew McConaughey) è quella di trovare un nuovo pianeta dove stabilire la nuova Terra. Nel farlo la minaccia maggiore, nonché vero villain del film, come affrontato nella nostra recensione per il suo ritorno in sala, è il tempo. È doveroso dire subito che Interstellar è molto più che attendibile in riferimento alla materia trattata, ma ovviamente non è privo di imprecisioni.

Il famigerato buco nero Gargantua per esempio non è reale ma attinge a piene mane da molte teorie, cercando di ricostruire qualcosa mai visto da così vicino. Il supermassiccio ha un ruolo fondamentale nello svolgimento della missione, infatti attorno a lui gravitano i due pianeti Miller e Mann, indiziati per la ripartenza dell’umanità. Innanzitutto, nonostante una massa 100 milioni di volte più grande del Sole, il buco nero non disintegra la nave Endurance e permette la vita sopra i pianeti circostanti perché il disco di accrescimento che lo circonda non è eccessivamente caldo.

Le conseguenze di viaggiare in prossimità del buco nero però emergono temporalmente. La vicinanza di Gargantua provoca una dilatazione temporale alle cose in sua prossimità, questo perché il buco nero deforma spazio e tempo, tanto da risucchiare la luce, e questa curvatura origina campi gravitazionali diversi, quindi modifica lo scorrere del tempo. All’interno del film, per la prossimità a quello che è chiamato orizzonte degli eventi, il tempo sul pianeta di Mann scorre più lentamente infatti un’ora corrisponde a sette anni terrestri.

Ovviamente tutto ciò è solo ipotizzabile, nessuno ha mai viaggiato vicino ad un buco nero e nessuna sonda ha mai potuto rilevare tali fenomeni, ma la realizzazione è la più accurata vista al cinema. Quella di Gargantua non è nemmeno l’unica teoria complessa del film, dove soprattutto il viaggio nel tempo necessita di una spiegazione. In ogni caso Interstellar rimane un film esteticamente ineccepibile e che permette di compiere davvero un viaggio verso l’ignoto.

Facebook
Twitter