Inside Out 2: tutte le emozioni del film spiegate

Inside Out ci ha insegnato che dentro di noi ci sono cinque esserini che governano la nostra capacità di provare emozioni e si prendono cura del quartier generale. Con Inside Out 2, però la crescita di Riley costringe quelle emozioni a fare i conti con i nuovi arrivi. Ecco spiegati tutti i personaggi, che parlano un po’ di tutti noi!
Le emozioni in un poster del film Inside Out 2

L’uscita del primo film di Inside Out, nel 2015, ha rivoluzionato il nostro modo di concepire il nostro cervello. Da allora non riusciamo a non immaginare dei buffi personaggi che abitano nella nostra testa e prendono il controllo del nostro umore. Fino a pochi giorni fa gli inquilini che immaginavamo erano 5: dall’uscita di Inside Out 2 si sono aggiunti quattro nuovi personaggi a completare la squadra. Ecco spiegate tutte le emozioni dei film, un’esperienza super divertente e dai colori sgargianti alla scoperta di ognuno di noi.

Siamo tutti come Riley

Sì perché l’aspetto che più ci porta ad amare Inside Out (per noi il sequel è un capolavoro) è che nessuno di noi è esente dalle emozioni di Riley. Sia finché era bambina – nel primo film – sia ora, nel secondo, che sta attraversando l’adolescenza. La sua emotività e il suo carattere assomigliano un pochino a quello di tutti. Allora familiarizzare coi personaggi di quest’incredibile film è quasi una seduta d’analisi in cui ci si posiziona più vicini a se stessi e si prende dimestichezza con quello che ci anima da dentro.

Gioia

Nel primo Inside Out abbiamo conosciuto Gioia nei panni di capogruppo, capace di compiere le più acrobatiche peripezie pur di preservare la felicità di Riley e fare in modo che nella della sua interiorità subisse scompiglio. Alla fine del film Gioia imparava a fare i conti col cambiamento e la crescita della protagonista. Ma è in Inside Out 2 che arriva davvero a mettersi in discussione.

Lo spirito protettivo dell’emozione dai capelli blu e la positività che caratterizza l’essenza del suo personaggio finiscono per intrappolare Riley. Le regole dell’interiorità sono cambiate con la crescita della protagonista: ora i ricordi costruiscono convinzioni, e le convinzioni pongono le basi per la creazione del sé sempre più adulto di Riley. Vediamo, però, che all’inizio di Inside Out 2 sarà proprio Gioia a decidere quali ricordi e avvenimenti della vita di Riley cancellare – e spedire nell’inconscio. E quali, invece, rendere semi da cui nascono le corde dell’adulta che sarà. Pagherà con la tristezza – anche lei che si chiama Gioia – l’errore di voler governare troppo la personalità di Riley e indirizzarla verso una felicità aprioristica che non è vera per nessun essere umano.

Tristezza

Tristezza è il personaggio più iconico dell’intero gruppo, o meglio quello che dal 2015 è diventato una vera e propria mascotte. L’hanno resa la regina del Blue Monday – il giorno più triste dell’anno e le sue uscite sempre al limite del tragicomico, con la calata super lagnante – che ricorda Ih-Oh di Winnie the Pooh – e la genuinità ingenua e goffa, l’hanno resa un vero e proprio mito. Questa, però, è l’immagine che abbiamo noi spettatori. Perché in realtà in Inside Out 1, all’inizio, Tristezza sembra un po’ un’antagonista agli occhi delle altre emozioni. Soprattutto per Gioia, l’emozione blu è quella da cui proteggere a tutti i costi Riley – confermando ancora una volta la sua iper produttività positiva e limitante.

La rivalsa di Tristezza comincia nel corso del primo film, quando Gioia ne scoprirà il valore durante il loro viaggio per salvare le Isole di Riley. Ma è in Inside Out 2 che l’emozione più mitica di tutte ha ancora più spazio per dimostrare la sua importanza e per non rinnegare mai i momenti di sconforto, rassegnazione e dolore.

Rabbia

Nel primo Inside Out, che ci raccontava la storia (soprattutto interiore) di una Riley ancora bambina, al personaggio fiammante e rosso riguardavano i capricci, gli scatti d’ira, le prime ribellioni nei confronti dei genitori e l’impulsività. Rabbia incendiava i comandi della console di Riley nel primo film e le altre emozioni cercavano di tenerlo lontano dai pulsanti per non compiere troppi danni. Nonostante fosse sempre il primo a scattare quando qualcosa non andava a genio alla piccola Riley.

In Inside Out 2 anche Rabbia cresce insieme a Riley e tutte le altre. Se l’infanzia è rigidamente caratterizzata e incasellata nel bianco o nel nero, la crescita è sfumatura, compresenza di più colori, mistioni. E allora Rabbia, nel sequel, diventa capace anche di disegnare un mazzo di fiori e regalarlo con gentilezza. E addirittura diventa amico di un simpatico marsupio, ricordo d’infanzia di Riley. Tutto questo senza perdere mai la focosità e l’indignazione che – in ogni persona adulta – rendono necessaria anche la Rabbia per affermarsi.

Paura

L’ometto smilzo, col papillon e gli occhiali – dal colore viola – che interpreta Paura ci fa venire voglia di entrare nello schermo per abbracciarlo, tante volte. Unisce goffaggine e ingenuità a astuzia e furbizia, per creare un’emozione che tiene Riley il più possibile lontana dei guai. Poi si dispera quando, invece, si trova comunque in mezzo a qualche rischio.

Forse il personaggio di Paura non attraversa una vera e propria trasformazione tra i due film. Probabilmente perché avere paura ci fa restare sempre un po’ nell’infanzia – e va bene così. Ma in Inside Out 2 sarà proprio l’emozione viola a salvare tutte le altre da un brusco atterraggio durante un volo fra il cervello di Riley. Come a dirci che l’essere troppo paranoici, è vero, talvolta ci limita, ma altre volte ci fa avere un paracadute in tasca pronto per ogni evenienza. E se quell’evenienza arriva, ci salviamo grazie a Paura.

Disgusto

Il campo d’azione principale della schifiltosa signorina col vestitino verde sono i broccoli – verdi come lei, appunto. I capelli sempre in perfetto ordine e lo sguardo tra scetticismo e disprezzo rendono inconfondibile il personaggio di Disgusto. Anche nel suo caso non c’è una grossa trasformazione tra il primo film e il sequel, ma ovviamente con la crescita di Riley assistiamo a un ampliamento del suo campo di intervento.

In Inside Out 2 non sono più soltanto i broccoli a fare schifo a Riley, ma magari anche alcuni gusti musicali delle sue coetanee, o Disgusto entrerà in scena nelle contese sull’abbigliamento e la moda. Ma, a livello molto più profondo, Disgusto sarà importante anche perché Riley tenga alta un po’ della sua autostima e – compensandosi con le altre emozioni – sia in grado di scegliere cosa fa per lei e cosa, invece, non è di suo gusto.

Le nuove emozioni in Inside Out 2

Imbarazzo, Ansia, Invidia e Ennuì in una scena di Inside Out 2

La crescita di Riley ha causato un allarme dirompente nel quartier generale delle nostre cinque emozioni. La pubertà ha mandato in tilt la console dei comandi, e poco dopo Ansia ha fatto l’ingresso con le sue valigie, i suoi colleghi, e si è preparata a spodestare il controllo delle altre emozioni! Conosciamo i nuovi arrivati.

Invidia

Invidia ha le sembianze di una bambina, molto più piccola di statura di tutte le altre emozioni, con un viso quasi angelico e gli occhi dalle pupille giganti – come quando guardi qualcosa che ti piace e ti si ingrossano dal desiderio. La sua rappresentazione non è sicuramente casuale: invidiare ci fa tornare ad essere piccoli, rimpicciolisce la consapevolezza di noi stessi perché – volendo togliere agli altri qualcosa che hanno – sottovalutiamo le nostre doti. L’adolescenza per Riley coincide, in Inside Out 2, con il desiderio di spaccare nel mondo dell’hockey. Ecco che Invidia diventa importante, in una realtà competitiva ed esigente come quella dello sport, in cui per avere ambizione – a volte – serve anche passare attraverso l’invidia.

Imbarazzo

Imbarazzo è al primo posto della classifica per diventare l’erede di Tristezza. Se l’emozione blu era diventata una mascotte proprio per la sua iconicità, Imbarazzo potrebbe raggiungerla e superarla perché oltre che iconico ci scioglie anche completamente il cuore. Si nasconde nel cappuccio della sua felpa ed è un gigante perché – effettivamente – quando proviamo vergogna ci sentiamo ingombranti, ci sembra che tutti abbiano gli occhi su di noi e che siamo così grandi da non poter passare fra una persona e l’altra senza creare loro disagio. L’adolescenza di Riley imparerà a fare i conti con le prime situazioni in cui prova vergogna, ed è uno dei primi segnali della crescita: da bambini si è disinibiti, nulla ci crea imbarazzo o disagio perché tutto sembra lecito; diventare grandi vuol dire anche crearsi pudore e riservatezza.

Ennuì

Per capire il personaggio di Ennuì bisogna pensare alle “voragini del sarcasmo“. Le chiamano così i manutentori del cervello di Riley: quando l’emozione distesa prende il controllo remoto di Riley (perché ha un app sul cellulare che le consente di non alzarsi dal divano), il suo cervello viene scosso da un terremoto. È il potere del sarcasmo, del distacco e della diffidenza: allontano, separano e creano divari tra le persone (e anche nel loro intimo). Per non farci cadere nella trappola di chiamarla Noia hanno voluto lasciare al personaggio il nome francese: Ennuì non è una scansafatiche, né una fannullona. È la freddezza che inizia ad emergere proprio in adolescenza. E che – crescendo – ci fa attraversare fasi senza troppa vitalità e voglia di vivere a cui, però, potremmo anche essere grati. Perché da distesi si ha una prospettiva diversa!

Ansia

Ultima, non per importanza, l’eccentrica Ansia. I suoi capelli spiegano già quale sarà l’essenza del suo personaggio. Ansia è l’energia di Riley, è la frenesia – a volte eccessiva -, l’impazienza, l’anticipazione. L’Ansia fa in modo che Riley riesca a fare milioni di film sulla sua vita e abbia quasi l’obbligo di prevedere il suo prossimo futuro. Come per tutte le altre emozioni, anche in questo caso i creatori del film hanno lavorato benissimo e sono riusciti a non cadere nella banalizzazione. Con Ansia forse era ancora più facile semplificare e rendersi scontati – perché è una parola che oggi si estende a significare tanti e diversi concetti.

In Inside Out 2 Ansia è ciò che vuol dire letteralmente: voler arrivare prima. Voler prevedere, volere a tutti costi il controllo di tutto, anche del nostro sè. E per questo il mostriciattolo arancione spodesterà Gioia e prenderà la leadership del quartier generale. Perché la vitalità di Riley finché era bambina era gialla e aveva la forma della felicità. Da grandi quella stessa energia si trasforma in qualcosa di più complicato, perché più grandi sono anche le questioni a cui applicare l’energia. Ansia è il personaggio più importante di Inside Out 2, perché insegna a tutte le altre – Gioia compresa – che non possono decidere cosa far provare a Riley. Né stabilire quali convinzioni della loro ormai giovane donna debbano avere la priorità e quali altre essere scartate.

Non è Ansia a generare un attacco di panico a Riley: è l’idea sbagliata di tutte le sue emozioni, spaesate dalla sua crescita. Idea che il sé di Riley dipenda da loro, e che quello che non vorrebbero per lei possa essere rimosso.

Inside Out 2, lo ripetiamo, è un vero trattato di psicologia. E a voi non resta che correre al cinema a non perdervi un film impeccabile sotto tutti i punti di vista: diverte i bambini, affascina la vista di grandi e piccini e, soprattutto, parla a tutti gli adulti del loro sé.

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