Inside Out 2, recensione: un capolavoro di psicologia in technicolor

Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura non sono più da sole. Riley sta crescendo (ma continuano a non piacerle i broccoli), i suoi genitori sono alle prese con la pubertà della figlia e l’hockey è ormai l’obiettivo più grande della sua vita. Nel quartier generale, però, tra nuovi e arrivi e spazi da scoprire, impariamo tutti a conoscerci.
Le emozioni di Inside Out 2 nel poster del film

Kelsey Mann, già sceneggiatore de Il viaggio di Arlo, ha raccolto il testimone di Pete Docter per occuparsi di dirigere il sequel di Inside Out. Contando sulla continuità del lavoro di Meg LeFauve alla sceneggiatura, Inside Out 2 riparte esattamente da dove ci aveva lasciati e approfondisce con maggiore maturità tutta la psicologia umana, col pretesto della crescita di Riley. Vi aspetta al cinema, dove ha già conquistato diversi record, ed ecco la nostra recensione!

Ripartiamo da dove eravamo rimasti

La primissima impressione che si ha all’inizio di Inside Out 2 ci fa dire: è davvero un sequel. “Davvero” nel senso che riparte precisamente da dove ci aveva lasciati il film precedente, con la stessa attitudine e lo stesso clima. Sembra davvero che la prima scena del sequel sia attaccata all’ultima del primo film. E bastano questi pochissimi secondi per ritirare fuori dalla nostra memoria – e dalle nostre emozioni – tutto quello che sapevamo su Riley, la sua vita, la sua famiglia. Ma soprattutto su Gioia, Tristezza, Rabbia, Disgusto e Paura – che ora vediamo anche dormire nelle piccole camerette del loro stesso colore e che a distanza di nove anni sono diventati più simpatici.

Ma con qualcosa di nuovo

La novità all’inizio di Inside Out 2 è il sé di Riley. Ricalcando un po’ quello che Pixar aveva già fatto – magistralmente – con Soul, il nuovo film si concentra non tanto solo sulle emozioni della protagonista ma, ora che sta diventando grande, sulla consapevolezza della sua personalità. Se in Inside Out le emozioni creavano “semplicemente” ricordi e alimentavano le isole della personalità; ora le sfere colorate che hanno caratterizzato l’immaginario di Inside Out sono dei semi. Dalle emozioni dei ricordi nascono – proprio come fiori – le corde della personalità di Riley. Le sfere sono ammollo nell’acqua, per poter crescere e sviluppare la persona di Riley. Sembra una grande arpa, o un albero gigante fatto di liane: ciò che conta è l’intelligenza con cui LeFauve e Mann hanno saputo rappresentare – restando nella leggerezza di un film d’animazione – qualcosa di così importante e umano.

Problema pubertà

Ansia in una scena del film Inside Out 2

L’evento che arriva a sconvolgere l’Inside Out che abbiamo sempre conosciuto è la pubertà. Anche qui Pixar eredita qualche spunto da un suo precedente prodotto – Red – ma riesce a fare molto molto meglio. Il fatto che Riley stia entrando nell’adolescenza trasforma il quartier generale: la console dei comandi è iper sensibile. Essere adolescenti vuol dire percepire qualunque emozione in tono amplificato, essere il doppio più vulnerabile, trovarsi a volumi ingigantiti ed essere molto più suscettibili al tatto. Nella rappresentazione dell’adolescenza in questo modo così vero e complesso Inside Out 2 fa centro.

E ricambio emozionale

Anche prima che… arrivino le nuove emozioni a spodestare i nostri tanto amati Gioia, Rabbia, Tristezza, Disgusto e Paura. Dal trailer pensavamo che fossero loro il vero centro di Inside Out 2 – e sicuramente gran parte dell’intreccio dipende dalla loro novità -, ma in realtà anche prima del loro arrivo il film è già vincente nell’approccio e nella narrazione di tutti noi in Riley.

E quest’approccio vero e complesso, esente da semplificazioni, riesce a non cadere nel tranello della banalizzazione e affronta le nuovi emozioni della protagonista con acume, senso critico e intelligenza. Ansia – dalla capigliatura più che eloquente – non è il tormento dell’adolescente, ma la sua energia incontrollata (nel bene e nel male). Invidia ha le sembianze di una bambina non perché Riley è ancora piccola, ma perché provare quel sentimento rende tutti noi piccoli, ci riporta ad un’infanzia immotivata e ingiustificata. Imbarazzo non è soltanto la vergogna, perché diventa amico di Tristezza e insieme creano quella patina di grigiore e malinconia che conosciamo tutti. Infine Ennuì: hanno mantenuto addirittura il nome francese per non farci cadere nella trappola di considerare la noia qualcosa da scansafatiche – è, invece, il distacco e molto molto sarcasmo.

Un trattato di psicologia

Tristezza e Gioia in una scena di Inside Out 2

Nello sviluppo della trama Inside Out 2, rispetto al precedente, si fa ancora più pregno di colpi di scena. Ma ciò che lascia un adulto a bocca aperta è la precisione e l’estensione dello spazio lasciato alle questioni tecnicamente psicologiche. Nel film – avvolte da moltissima ironia e tanta vivacità – sentiamo parlare di emozioni rimosse, subconscio, convinzioni, e soprattutto ne vediamo rappresentate le dinamiche. Perché che in un film si parli bene di psicologia, può accadere; ma che sia immaginato e poi disegnato con così tanta fantasia, lucidità e coerenza il meccanismo del cervello umano, è veramente un dato che rende Inside Out molto più di un semplice cartone animato.

Questo sequel ci descrive nuove stanze, nuove aree del cervello, nuove polizie: flussi di coscienza, voragini del sarcasmo, caveau dei grandi segreti. E mentre i bambini sulle poltrone sceglieranno se fare il tifo per Ansia o per Gioia, noi adulti abbiamo l’impressione che Inside Out 2 ci abbia fatto un’ecografia e stia descrivendo esattamente quello che abbiamo dentro di noi. E ci viene da dirgli “grazie che me lo spieghi“.

L’adolescenza non solo di Riley

Riley in una scena di Inside Out 2

Proprio perché quel “dentro di noi” ci accomuna tutti, un ultimo aspetto interessante di Inside Out 2 è proprio il ruolo degli adulti – i genitori di Riley. Anche loro vivono l’adolescenza, e il cambiamento della figlia chiama a mettere in discussione anche loro due. Non è solo Riley ad essere rivoluzionata: anche il padre e la madre sono per la prima volta genitori di un’adolescente. È ancora una volta intelligente e al sicuro da banalizzazioni e stereotipi il fatto che Ansia non sia un personaggio solo di Riley. Anche gli adulti hanno spazio per lei nel quartiere generale, hanno imparato sicuramente a tenerla più a bada.

La vera protagonista di Inside Out 2, allora, non è né Riley né l’adolescenza. È la consapevolezza che finché si è bambini tutto è bianco o nero: Gioia o Tristezza, Paura o Disgusto. Diventare grandi significa conoscersi come sfumature: Gioia può mettersi a piangere e Rabbia può regalare un mazzo di fiori. Vedremo che non saranno più le emozioni a regolare la vita di Riley – come accadeva in questo film italiano, Cattiva coscienza – piuttosto Riley, diventando grande, sarà in grado di chiamare a sé l’emozione più giusta per quel momento, e lasciarle il posto alla console del quartier generale.

Inside Out 2 vi aspetta al cinema, dove ha già conquistato il record per il miglior debutto. Non fatevelo scappare perché è un vero gioiellino e… un terzo capitolo potrebbe già aspettarci, con la nonnina Nostalgia che non vede l’ora di prendere posto al quartier generale!

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