Imaginary, recensione: Alice nel Paese degli orsetti assassini

Imaginary, nuovo film targato Blumhouse, è approdato nelle nostre sale il 14 marzo 2024, portando con sé un monito per tutti noi: non lasciamoci sopraffare dalla nostra immaginazione. Questo non vuol dire che dobbiamo smettere di sognare, ma piuttosto che non è sempre salutare perdersi in mondi alternativi, perdendo così il contatto con la realtà.
Teddy nel poster di Imaginary

Imaginary, il nuovo film prodotto da Blumhouse in collaborazione con Lionsgate, vi sfida a riflettere sulla vostra capacità di immaginare. Questo film vi porterà a domandarvi se la libertà di sognare possa trasformarsi in una trappola, rendendo labile il confine tra realtà e fantasia. Dai produttori di Five Nights at Freddy’s, M3GAN, L’uomo invisibile e Black Phone, arriva un nuovo capitolo che esplora le paure più nascoste dell’essere umano, questa volta attraverso il tema universale dell’amico immaginario, un compagno di giochi dell’infanzia che per molti rimane un ricordo indelebile anche nell’età adulta.

Il cinema, al pari di altri media che lo hanno preceduto, ha da sempre cercato di sfumare il confine tra realtà e finzione, mirando a immergere lo spettatore nelle immagini proiettate sullo schermo. Si pensi, ad esempio, all’uso della soggettiva, che adottando la prospettiva in prima persona, porta automaticamente lo spettatore a identificarsi con il punto di vista del personaggio, permettendogli di vedere attraverso i suoi occhi e di essere trasportato in quel mondo. Ma cosa succederebbe se quelle stesse immagini volessero tenerci per sempre prigionieri nel loro regno dell’immaginazione? Imaginary esplora proprio questa ipotesi, e lo fa con una sottigliezza che incute timore.

Teddy vuole solo giocare

Imaginary narra la vicenda di Jessica, una scrittrice e illustratrice di libri per bambini, che si trasferisce nella casa dove è cresciuta insieme al suo compagno e alle figlie di lui. Nella casa, Alice, la più giovane delle figliastre di Jessica, scopre in cantina un piccolo orsacchiotto di peluche chiamato Teddy. Da quel momento, Teddy diventa il suo amico immaginario, ma ben presto si manifesterà come un compagno troppo possessivo per essere considerato un semplice amico immaginario.

L’immaginazione e la realtà, oggi più che mai, si intrecciano fino a sfumare l’una nell’altra, quasi a confondersi reciprocamente, eliminando i confini tra i due mondi in un modo che ricorda l’innocenza dell’infanzia. È su questi due poli opposti che Imaginary pone la sua attenzione. L’horror, con la sua capacità di esplorare e amplificare le paure umane, si rivela il genere ideale per trattare una tematica così sfuggente. Inoltre, proprio come altri film di genere, l’horror spesso veicola messaggi educativi sottili, riflettendo le preoccupazioni sociali del periodo storico in cui viene prodotto.

Molti film hanno esplorato la dicotomia tra immaginazione e realtà. Ricordiamo ad esempio, Il seme della follia di John Carpenter per la sua atmosfera inquietante e l’indagine sui confini tra il reale e il fantastico, oppure Somnia di Mike Flanagan che riflette sulle potenziali conseguenze, non sempre positive, che l’immaginazione può avere sulla realtà. Imaginary sembra intenzionato a riaffermare e delineare il confine tra i due mondi, suggerendo che la loro intersezione potrebbe portare al caos più totale.

Alice nel paese delle meraviglie

Pyper Braun è Alice nel poster del film Imaginary

Il film sviluppa la narrazione attorno ai legami familiari e amorosi, un leitmotiv distintivo delle produzioni Blumhouse. Infatti, attraverso opere come Insidious, M3GAN, e il recente Night Swim, la casa di produzione ha saputo portare alla luce drammi intimi, solitamente riservati ad altri generi cinematografici. In Imaginary, in particolare, viene affrontata la tematica di quell’amore materno che va al di là dei legami di sangue, attraverso il personaggio di Jessica e quelli delle sue figliastre. Tematica molto cara alle produzioni americane come dimostra il recente fantasy di Netflix Damsel con Millie Bobby Brown.

Il film, tuttavia, punta a metterci in guardia sulle immagini partorite dalla nostra mente, che aspirano a manifestarsi nel mondo reale, così da invitare i loro creatori a sprofondare nell’abisso della loro stessa immaginazione, per nutrirsi della loro creatività, la vera linfa vitale delle immagini. Il fenomeno potrebbe essere paragonabile all’esperienza dei caschi VR: così avvincenti da farci desiderare di rimanere per sempre in quei mondi virtuali.

Nel film è Teddy a dare forma all’immaginazione, l’orsacchiotto che promette ad Alice di condurla in un regno dove ogni sogno diventa realtà, evocando la discesa della Alice di Lewis Carroll, che nel seguire il Bianconiglio nella sua tana, cade nel paese delle meraviglie, un regno al di là di ogni immaginazione. In linea con il romanzo di Carroll, anche se in modo diverso, il film sembra suggerirci di fare esperienza del regno dell’immaginazione ma allo stesso tempo di tenere i due mondi separati e di non lasciare varcare la soglia, simboleggiata da una porta, della realtà all’immaginazione e viceversa. “Adoro l’immaginazione, ma non quando diventa violenta”, una frase del film che risuona profondamente in un’epoca dove la linea tra finzione e realtà è spesso sfumata, a volte con conseguenze tragiche nel mondo reale.

Emersione o immersione?

Taegen Burns (Taylor), DeWanda Wise (Jessica) e Pyper Braun (Alice) in una scena del film Imaginary

Se da un lato il film si concentra sull’immersione nel mondo dell’immaginazione, dall’altro gioca sottilmente con il desiderio delle immagini di emergere nel reale. È particolarmente affascinante osservare come il film enfatizzi questo aspetto attraverso l’uso di una lanterna magica, un dispositivo capace di proiettare immagini su qualsiasi superficie, dando l’illusione che entrino nel mondo reale. Teddy si serve di questo strumento per animare forme spettrali, ma l’intento sembra essere quello di emergere per spingere i protagonisti, e con loro lo spettatore, verso un’immersione totale e senza riserve nel regno dell’immaginazione.

Imaginary non invita gli spettatori a smettere di sognare ad occhi aperti, ma piuttosto a imparare a distinguere tra finzione e realtà, un compito sempre più arduo nel nostro tempo. Il film enfatizza questo concetto non solo attraverso il personaggio di Alice, ma anche attraverso quello di Jessica, la sua matrigna adulta, dimostrando che la sfida di discernere l’immaginario dal reale non è confinata alla mente di un bambino. Anche Jessica infatti si trova alle prese con Teddy, l’amico immaginario. Imaginary promette non solo intrattenimento, ma anche spunti di riflessione sulla dicotomia immaginazione-realtà, un tema trattato con diversa angolazione anche nel reboot de L’esorcista, dove la questione centrale è la dialettica tra credenza e non.

Imaginary vi aspetta al cinema dal 14 marzo 2024. Andrete a vederlo? O lo avete già visto? In entrambi i casi fateci sapere cosa ne pensate attraverso i nostri social.

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