Il signore delle formiche: la storia vera dietro al film con Lo Cascio

In onda questa sera, Il Signore delle Formiche, diretto da Gianni Amelio e con protagonisti Luigi Lo Cascio, Elio Germano e l’esordiente Leonardo Maltese, che racconta del controverso processo italiano per il reato di plagio conosciuto come caso Braibanti.
Luigi Lo Cascio in una scena del film Il Signore delle Formiche

Gianni Amelio dirige Luigi Lo Cascio nel film Il Signore delle Formiche, presentato in concorso alla 79a edizione del Festival di Venezia. Una controversa questione italiana, l’ennesima pagina oscura della storia del Bel Paese che riflette ancora molto dell’attualità. In onda questa sera 17 maggio a partire dalle 21.20 su Rai 3, scopriamo la vera storia dietro al film candidato a sei David di Donatello nel 2023.

Di cosa parla Il signore delle formiche

Anni ‘60, provincia di Piacenza. Aldo Braibanti, interpretato da Luigi Lo Cascio (queste le sue 10 migliori interpretazioni) è un intellettuale ex partigiano che incoraggia i giovani alla creatività, offrendo loro degli spazi in un vecchio casolare adibito a factory. Tra questi incontra Ettore, con il quale instaura un profondo rapporto maestro-allievo, diventando così amanti. Di contro la famiglia di Ettore, fortemente schierata politicamente, ostacola questo rapporto e rinchiude il figlio in un ospedale psichiatrico per liberarlo, a loro dire, dalle influenze diaboliche di Aldo che nel frattempo è accusato e processato per il reato di plagio.

Chi era Aldo Braibanti?

Aldo Braibanti, nato a Fiorenzuola d’Arda nell’Emilia nel 1922, è soprattutto noto per essere stato un partigiano antifascista e poeta, nonché interessato alla cultura tutta e appassionato di mirmecologia, branca di zoologia che si occupa di studiare le formiche. Gli anni della resistenza italiana lo vedono strenuamente coinvolto, finendo due volte in carcere e dando vita a movimenti intellettuali antifascisti. Nel dopoguerra abbandona la politica attivista e decide di concentrarsi sull’aspetto culturale, aprendo il laboratorio artistico di Castell’Arquato e spostandosi a Roma per portare avanti le sue ricerche.

La storia vera che ha ispirato Il signore delle formiche

Il caso Braibanti nasce dalla collaborazione con il giovane ventitreenne Giovanni Sanfratello, appartenente ad una famiglia piacentina di conservatori cattolici e di rimandi fascisti. Percependo questo come una ribellione del figlio, il 12 ottobre ‘64, il padre Ippolito presenta denuncia alla Procura di Roma contro Braibanti, l’accusa, riferita all’articolo 603 del codice penale, è quella di “plagio”, ossia di aver influenzato con le proprie visioni e ideologie Giovanni, in realtà un espediente per denunciare la relazione omosessuale tra i due.

A novembre dello stesso anno alcuni uomini irrompono nella loro abitazione per portare via Giovanni con la forza e rinchiuderlo dapprima in una clinica privata e poi in un manicomio dove subirà numerosi elettroshock. Nonostante questo, in fase di processo Giovanni continuerà a difendere Aldo ma alla fine Braibanti riceverà una condanna di nove anni di reclusione, ridotti a quattro anche grazie al suo passato da partigiano. Il caso Braibanti divenne un caso internazionale suscitando il supporto nei suoi confronti di molti intellettuali dell’epoca tra cui Moravia, Pasolini, Eco e Marco Bellocchio, nel cui film Rapito (questa la nostra recensione) ritroviamo Leonardo Maltese che qui interpreta Ettore.

Come mostra anche il film Il Signore delle Formiche, dopo la prigione Aldo Braibanti continua l’attività di poeta, tra gli stenti e la miseria conseguenti a quanto accaduto, ricevendo persino lo sfratto dalla sua casa a Roma. Passa dunque gli ultimi anni di vita a Castell’Arquato dove muore il 6 aprile 2014.

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