Il Signore degli Anelli: 20 anni dopo è ancora la miglior saga di tutte?

Celebriamo il ventesimo anniversario dell'ultimo capitolo della trilogia epica di Peter Jackson, un'opera senza tempo che ha ridefinito il fantasy cinematografico. Scopri il dietro le quinte di questa saga che ha ispirato generazioni e continua a resistere al passare del tempo.
Una locandina del film Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re, con Liv Tyler, Viggo Mortensen, Orlando Bloom, John Rhys-Davies, Ian McKellen, Elijah Wood e Sean Astin

Arriverà forse un giorno in cui Il Signore degli Anelli sarà dimenticato. Ma non è questo il giorno! Quest’oggi celebriamo il ventesimo anniversario dell’ultimo capitolo della trilogia leggendaria di Peter Jackson. Un’opera che, come un prodigio della fantasia di Tolkien, sfida il tempo, non conosce età ed ha segnato una svolta storica per il cinema. La trilogia di Jackson ha dimostrato al mondo come il fantasy possa essere non solo spettacolare, ma anche profondamente umano, dando voce alle piccole cose che contano nella battaglia tra il bene e il male. 

Prima del 2001, sembrava impossibile trasporre sul grande schermo una storia di tale portata. Invece, la trilogia di Jackson ha rilanciato l’intero genere fantasy, portando la sua forza epica anche al pubblico più vasto. Dopo anni di produzioni scadenti e mediocri, con questi tre film il genere ha conquistato il rispetto che meritava. E così, Il Signore degli Anelli ha aperto la strada e ispirato tutte le opere che sono venute dopo. In occasione dei vent’anni dalla conclusione della trilogia, partiamo anche noi per un viaggio straordinario: quello della produzione della saga!

Ralph Bakshi, il padre de Il Signore degli Anelli 

Frodo, Sam e Gollum nel film animato Il Signore degli Anelli

Jackson non fu il primo regista a voler trasformare gli scritti di Tolkien in opere audiovisive. Tra i vari prodotti, quello che può essere visto come il vero predecessore della trilogia fu Il Signore degli Anelli di Ralph Bakshi del 1978. Il progetto, un ibrido di animazione e riprese reali, prevedeva due film, il primo dei quali avrebbe coperto La compagnia dell’anello e Le due Torri. Bakshi creò un film dallo stile espressionista, regalando al mondo la prima interpretazione visiva di ciò che fino ad allora era stato solo su carta. 

L’opera fu estremamente fedele alle opere di Tolkien, rispettando i suoi scritti in ogni aspetto e modificando la narrazione solo per renderla più adatta al medium visivo. Purtroppo il film non incontrò il successo sperato e il secondo capitolo non fu mai prodotto. Il compito di dare vita alla Terra di Mezzo passò così a Peter Jackson. 

Peter Jackson e  l’esperienza in Miramax

Il regista Peter Jackson e il produttore cinematografico Harvey Weinstein

Era il 1995, e con la conclusione di Sospesi nel tempo, Jackson era alla ricerca di un’opera fantasy da adattare sul grande schermo. Il regista, da sempre fan della saga di Tolkien, si presentò alla Miramax, guidata da Harvey Weinstein. Jackson propose alla casa produttrice una trilogia molto diversa da quella che oggi conosciamo. Il primo film avrebbe adattato Lo Hobbit, e nel caso avesse avuto il successo sperato, sarebbero seguiti altri due film su Il signore degli anelli. La Miramax rifiutò la proposta di Jackson, poiché l’acquisizione di tutti i diritti avrebbe reso impossibile ricavare un profitto dal progetto.  

Così Peter Jackson iniziò a lavorare solo ai due film sul signore degli anelli. Il regista dovette subire le forti pressioni della Major, che voleva produrre una sola pellicola, così da concentrare il potenziale dell’opera e ottenere un guadagno maggiore. Jackson accettò anche un taglio sostanziale nel budget pur di non condensare le sue idee in una sola opera. Ma nonostante la pre-produzione procedeva a gonfie vele, Harvey Weinstein era sempre più deciso a cancellare il secondo film. Per far cedere il regista, Weinstein arrivò addirittura a minacciare di sostituirlo alla regia con Quentin Tarantino. 

Jackson, determinato come non mai, non si lasciò intimidire dalle minacce e preferì contattare la New Line Cinema anziché cedere alle imposizioni della Miramax. New Line fu più che entusiasta di produrre il progetto, e acconsentì anche di trasformarlo in una trilogia. Fun fact, Harvey Weinstein fu inserito nei film, come uno degli orchi dell’esercito di Sauron.

La produzione de Il Signore degli Anelli

Peter Jackson e Sean Bean sul set de Il Signore degli Anelli

Il budget proposto dalla New Line era di 180 milioni di dollari per l’intera trilogia. Ma una presentazione di venti minuti bastò a convincere i produttori a rivederlo, facendolo salire a circa 270 milioni. Nel 1997 iniziò la fase di scrittura della sceneggiatura, che si rivelò più ardua del previsto. A fianco di Jackson arrivarono Stephen Sinclair e Philippa Boyens. I tre adattarono le opere di Tolkien, il cui intreccio rendeva ardua la trasposizione cinematografica. Jackson ammise anche di essersi ispirato al film di Bakshi. Scelse infatti di narrare la storia in ordine cronologico, a differenza della controparte cartacea. 

La sceneggiatura non fu mai definitiva, nemmeno durante le riprese, poiché gli stessi attori avevano la possibilità di modificare alcuni dialoghi per meglio caratterizzare i propri personaggi. Peter Jackson, tra la fedeltà e la libertà, aveva un’idea chiara: adattare significa capire che testo e video sono due linguaggi diversi, con logiche diverse. Quello che funziona sul libro potrebbe essere inadatto al film, e viceversa. Un esempio lampante è il personaggio di Tom Bombadil. Sono stati scritti numerosi libri su chi o cosa sia Tom Bombadil, e ancora oggi non c’è una risposta “ufficiale”. 

Portare questo personaggio nel film avrebbe significato privarlo dell’interpretazione personale che nasce dalla lettura e sottoponendolo ad una standardizzazione inevitabile nel contesto visivo. Eliminare completamente questo personaggio enigmatico è stata non solo una scelta intelligente, ma anche necessaria per preservare il mistero e rispettare il testo che fa dell’ambiguità la chiave di uno dei capitoli più amati del libro. 

Al progetto parteciparono anche Alan Lee e John Howe, due grandi illustratori che contribuirono con il loro immaginario a rendere l’idea di Peter Jackson più vera e memorabile. La realizzazione del film fu così complessa che le riprese delle tre pellicole vennero effettuate in contemporanea.

Il mondo della terra di mezzo 

Elijah Wood è Frodo Baggins in una scena del film Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello

Jackson vide nella Nuova Zelanda il luogo ideale per ambientare la narrazione. Furono utilizzate oltre 150 location per la realizzazione delle riprese. Il lavoro fu immenso, basti pensare che il film fu fondamentale per rilanciare l’economia del paese, tra appalti e fan che da quel momento andarono in Nuova Zelanda per visitare le location dei film. Grande cura viene riservata dal team di sviluppo per ogni particolare degli ambienti ricreati. La contea, ad esempio, venne totalmente costruita sul posto, e le piante che circondano le case vennero lasciate crescere per diversi mesi, così che potessero restituire un impatto visivo realistico. 

Grande uso fu fatto delle miniature, per ricreare quegli ambienti che, semplicemente, non erano possibili. Il lavoro dei miniaturisti fu immenso. Weta Workshop creò armature, armi , protesi,ed intere città. Alcune miniature, come quella della città di Minas Tirith , erano talmente grandi ed estremamente dettagliate, che vennero rinominate “granditure”. Tutti i reparti ebbero il loro bel da fare. I costumi, ad esempio, furono oltre 19.000. 

Le innovazioni tecnologiche de Il Signore degli Anelli

La creazione di Gollum con la motion capture di Andy Serkis

Un motivo per cui nessuno aveva osato trasformare le opere di Tolkien in film era che la tecnologia dell’epoca non era all’altezza di simili scene. Weta Digital creò per il film una nuova tecnologia che generava in automatico con l’uso dell’IA migliaia di unità che combattevano in modo autonomo e realistico. 

Ciò permise di facilitare molto la lavorazione e le riprese delle grandi battaglie campali. Un’altra grande innovazione fu l’uso della motion capture per la creazione di Gollum. La performance di Andy Serkis era così sorprendente che si decise di modellare il personaggio sulle sue movenze, e il risultato è così straordinario che resiste ancora oggi al confronto. 

Alan Shore, il compositore della colonna sonora, era così impegnato che dovette scrivere quasi 6 minuti di intere composizioni ogni giorno. Fu un lavoro immane che garantì alle tre opere una delle colonne sonore migliori di sempre. La soundtrack ha anche recentemente vinto il titolo di miglior colonna sonora di sempre in un contest, battendo illustri avversari.

Le riprese principali terminarono nel 2001, anche se continuarono saltuariamente fino al 2003. La pellicola finale era lunga quasi 2000 km, con ben 1110 ore di materiale. I tre film vinsero nel complesso 17 Oscar, incastonando per sempre la saga nella storia del cinema.

Il film giusto, al momento giusto

Il set della Contea Hobbit in Nuova Zelanda

La trilogia de Il Signore degli Anelli è nata in un momento storico particolare, segnato da eventi drammatici che hanno scosso il mondo. Il 11 settembre 2001, gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York hanno cambiato per sempre la percezione della sicurezza e della pace, innescando una serie di conflitti e di tensioni globali. In questo scenario, il cinema ha assunto un ruolo fondamentale, offrendo al pubblico una via di fuga, un rifugio, una fonte di ispirazione.

Il Signore degli Anelli è stato uno dei film che ha saputo incarnare al meglio questo ruolo, proponendo una storia che parlava di coraggio, di amicizia, di sacrificio, di speranza. La lotta tra il bene e il male, tra la luce e l’oscurità, tra la libertà e la tirannia, era una metafora perfetta per i temi e i problemi del nostro tempo. Gli spettatori si sono identificati con i personaggi, con le loro sfide, con le loro scelte, con le loro emozioni.

Il Signore degli Anelli ha influenzato profondamente il cinema successivo, sia nel genere fantasy che in altri generi. Molti film hanno cercato di emulare o di superare la sua epicità, la sua spettacolarità, la sua grandezza. Tra questi, possiamo citare Avatar, Il Cavaliere Oscuro, Avengers: Endgame, Harry Potter, Il Trono di Spade, e molti altri. Tuttavia, nessuno di questi film ha potuto eguagliare l’onestà emotiva e l’atmosfera intrisa di tradizione che Peter Jackson ha incanalato nel cuore del suo magnum opus. L’epicità, come ci ha insegnato Jackson, va oltre gli spettacolari effetti speciali.

L’eredità: un mito che resiste al tempo

L'unico Anello in una scena del film Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello

La trilogia de Il Signore degli Anelli resta una delle opere più ammirate e amate dal pubblico e dalla critica. Il film ha resistito alla prova del tempo, mantenendo intatta la sua forza, la sua bellezza, la sua magia. A dimostrazione di ciò, il suo ritorno in sala qualche mese fa. Il film è infatti stato rilasciato in occasione dei 20 anni in versione estesa. Il Signore degli Anelli ha anche generato un fenomeno culturale, che si è espresso in vari modi, tra cui libri, fumetti, videogiochi, musical, documentari, mostre, fan fiction, cosplay, e molto altro.

Il Signore degli Anelli è più di un film. E’ un mito, una leggenda, una storia senza tempo. Una storia che parla di noi, del nostro mondo, dei nostri valori, dei nostri sogni. Una storia che ci insegna che anche il più piccolo può cambiare il corso della storia, che anche il più debole può affrontare il male, che anche il più solo può trovare degli amici. Che ci fa credere che, come dice Gandalf, “anche l’oscurità deve passare”.

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