Il Ragazzo e l’Airone, recensione: la magia perpetua di Miyazaki

Il Ragazzo e l'Airone è lo splendido ritorno di Miyazaki sul grande schermo. Dieci anni sono passati dopo l'ultima volta, in cui Si alza il vento ci era stato presentato come un addio struggente e meraviglioso. E invece eccolo di nuovo, con una storia fantasy nel pieno del suo stile.
Una scena del film Il Ragazzo e l'Airone

Hayao Miyazaki torna dopo 10 anni con Il Ragazzo e l’Airone, uscito in Giappone il 14 luglio 2023. Questo grandioso lungometraggio animato ha fatto già parlare parecchio di se per due motivi principalmente. Uno è il ritorno dell’autore dopo che nel 2013 aveva annunciato il suo addio con Si alza il vento, uno dei suoi più grandi capolavori. L’altro motivo di discussione era il marketing, del tutto assente.

Fino alla sua prima proiezione di questo film non si sapeva nulla, solo un immagine sgranata estrapolata da un poster. Il misterioso film è stato ora mostrato alla Festa del Cinema di Roma e, come potevamo immaginarci, è stato il miglior film che abbiamo visto fino a questo momento. In questo film c’è molto del suo passato, cinematografico e biografico, ma soprattutto c’è la passione di un 82enne che può essere fermato soltanto dalla morte (ci scusi maestro, non vorremmo tirargliela).

Il Ragazzo e l’Airone… e un luogo stregato

Nel 1943 la madre di Mahito, Hisako, rimane bloccata in un incendio nell’ospedale di Tokyo. Mahito esce di casa e corre tra le fiamme, tra i brandelli di vestiti che svolazzano sfocati in un mare di persone. Ma niente, non riesce a raggiungere sua madre. L’anno dopo la sua morte lui e suo papà si trasferiscono in campagna nella casa di famiglia della nuova moglie del padre, cioè la sorella minore della mamma di Mahito: Natsuko. Mahito deve ambientarsi nella nuova città, e starà molto in contatto con la natura presente intorno alla villa. Viene però infastidito da un airone cenerino, che si scopre essere una creatura magica.

Un incipit simile a quello di Il mio vicino Totoro, ripreso dalla vita dello stesso Miyazaki. Il contatto con la natura torna importante dopo essere stato messo da parte nel suo ultimo film. Il riferimento più evidente è quello alle specie alloctone, cioè quelle specie animali che sono state trasferite dall’uomo al di fuori del loro habitat naturale, e che spesso causano danni all’ecosistema preesistente. Un po’ come i parrocchetti verdi che infestano Roma e altre città europee (anche loro presenti nel film).

Il film si costruisce lentamente come un vero e proprio fantasy. Viene fatto un world building ben delineato e con delle regole definite che ci vengono insegnate in maniera semplice durante la fruizione. Il mondo che ci troviamo davanti dopo che Mahito decide di seguire l’airone è affascinante e credibile in tutte le sue magiche sfaccettature. Castelli, animali antropomorfi e crudeli, anime dannate ed esseri pacifici. Oltre che umani provenienti da qualsiasi tempo. Mahito dovrà lottare e sopravvivere alla ricerca di qualcosa che lo renda di nuovo felice, e quando si alza il vento, bisogna tentare di vivere.

La miglior regia di Miyazaki?

Una scena del film Il Ragazzo e l'Airone

Miyazaki è un regista che non si stanca mai di farci vedere quanto è bravo: basta guardare alla magnifica classifica dei 10 migliori film Studio Ghibli. Dalle incredibili sequenze di Ponyo sulla scogliera, fino ai sogni di Si alza il vento e passando per la scia dei cadaveri aerei di Porco Rosso, il buon Hayao ha sempre dimostrato un suo simbolismo, potente, ed espresso con una maestria che pochi registi possono dire di possedere. Il Ragazzo e l’Airone si fa carico di un alto numero di sequenze registicamente impensabili, sfrutta al massimo il potere dell’animazione nella sua forma fantasiosa. E, infatti, realizza cose che senza questa tecnica non sarebbero possibili da realizzare.

La scena iniziale tra la folla e l’ospedale in fiamme, i movimenti dell’airone e la sua costante metamorfosi e il viaggio tra i mondi in luoghi fantastici riescono a farci provare una grande esperienza cinematografica. Se si tratta della sua miglior regia è difficile dirlo, ma stupisce e riempie gli occhi di gioia assistere ad uno spettacolo del genere.

Si tratta di un film memorabile, con forti influenze da Alice nel Paese delle meraviglie, ma anche tratte dal se stesso passato. Si rivivono le sensazioni visive a tinte horror de La Città Incantata e le consistenze viscide de Il Castello Errante di Howl. E anche nella scrittura vera e propria assistiamo a dei personaggi nel pieno stile di Miyazaki.

Non ci vorremmo dilungare oltre, anche perché è molto difficile parlarne senza fare spoiler. Il film di Miyazaki – che però contrariamente a quanto detto in precedenza, non sarà il suo ultimo per lo Studio Ghibli, un nuovo è già stato annunciato – arriverà in Italia l’1 gennaio 2024 distribuito da Lucky Red.

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